TEANO

 
Il passato
 
Teano tardoantica
 
Involuzione politico-economica di una città
 
Tra la fine del IV e la prima metà del V sec. d. C. s'inizia a percepire un primo ma lento processo di destrutturazione della città di Teano evidenziabile nell'incapacità di recuperare e mantenere strutture edilizie di un certo rilievo, strutture pubbliche, reticoli urbani soprattutto dopo il violento terremoto del 346 d. C. che contribuì al crollo non solo del teatro romano, ma anche alla distruzione dei piani superiori del complesso termale di S. Croce. I “damna” relativi al sisma, lamentati dai rappresentanti della legazione capuana ancora negli anni finali del regno dell'imperatore Graziano (380-384), comprovano le accentuate precarietà di sussistenza e mantenimento delle città interne campane tanto che l'imperatore concesse loro la restituzione di 38.000 modi di frumento, destinati a Roma (E. Savino, Campania tardoantica, Bari 2005). La legazione campana era sostenuta dagli Anicii che con il titolo di proconsolares, governavano in quel tempo la Campania e che avevano vincoli di parentela con la gens Geminia, (CIL X, 6483) di rango senatoriale, -(Gens Geminia da Artorius Gemini, prefetto dell'erario militare e legato di Augusto (CIL. VI, 90). In base alla distribuzione del gentilizio, P. Castrén ritiene che la gens sia di origine campana, infatti risulta ben documentata a Pompei (CIL. X, 807); ad Ercolano( CIL X, 1403, c 17); a Miseno (CIL. X, 3468); a Pozzuoli (CIL. X, 8208) e a Capua (CIL. X, 4021) P. Castrén, Ordo populusque pompeianus, in ActaIRF, 8, 1975, p. 138, n. 44)- un ramo del quale è ben attestato in Teano, nel IV secolo e possessore nell'agro teanese del fundus S. Amasio. (È molto probabile che anche un rappresentante della gens Geminia di Teano prendesse parte alla delegazione).
A giudicare dalle difficoltà che le città incontravano a versare le proprie quote contributive, si deduce che la produzione di frumento, alla fine del IV sec inizio V, in Campania, raggiungeva, a stento, l'autosufficienza. La crisi produttiva si acuisce tanto che, durante il regno di Giuliano, i contribuenti campani non riuscirono ad assolvere gli oneri di tassazione (Symmacus, Relations 40). E l'eccessiva pressione fiscale, aggravata dalle contribuzioni annonarie, indusse molti proprietari ad abbandonare i terreni meno fruttiferi, chiedendo ad Onorio, figlio di Teodosio, uno sgravio fiscale. Così, l'imperatore, con un rescritto imperiale, dispose, nel 395 d. C., la cancellazione dai ruoli fondiari più di 133.000 ettari e la distruzione dei relativi atti catastali. (Codex Theodosianus, 11, 28, 2). Questo atto munifico, che riporta Claudiano (De IV cons. Hon. 496-499), si suppone sia stato sollecitato dai possessores della provincia, con una petizione all'imperatore, dal Campanorum provincialium comune (Symm., Ep. 4, 46 (395) ) e va interpretato come riconoscimento di Onorio all'importanza delle élites senatorie e municipali che, tra il 380 e il 410, assumendo ruoli patronali ed evergetici, avevano una loro centralità nel concorrere a mantenere attiva la vita economica, amministrativa e politica delle città campane. Teano, tra il 398 e 408, rende pubbliche onorificenze al potente console della Campania e patrono municipale, Flavio Lupo per l'organizzazione di spettacoli e ludi circensi. (Cecconi, Governo imperiale, pag. 134-168).
Le invasioni vandaliche del V sec, segnarono la disgregazione delle strutture economiche, demografiche ed amministrative delle città campane allorquando Alarico, puntando verso i Brutii e la Lucania, devastarono i territori attraversati dalle vie consolari. Capua subì danni di qualche entità cosi anche, per riflesso, la stessa Teano che occupava una posizione strategica sulla via Latina e nodo viario dal quale si diramavano una strada diretta a Minturnae ed un'altra per Venafrum.
Ma nel 411, la Campania, soggetta ad una vera e propria occupazione, come le altre regioni meridionali, subì danni economici gravissimi (Iordanes, Getica, 159). Crollato il sistema patronale (E. Savino, op cit., pag. 89 e relative note) e nonostante i consistenti sgravi fiscali, successivi a quelli concessi dallo stesso Onorio nel 395 e resi possibili dalla riduzione demografica di Roma, dopo il sacco alariciano del 410, che ne ridusse le esigenze annonarie, la situazione economica della Campania non migliorò. (C. Th. 11 16, 12; 8, 13, 20; 11 28, 12). L'”hostium incursio” e quindi una concreta occupazione vandalica, indusse Valentiniano III a chiamare i cittadini alla difesa dei beni e delle loro città, sollecitando lavori di manutenzione e riqualificazione strutturale delle mura di cinta. (Nov. Val. 9, 4-6 e M. Mazza, I Vandali, la Sicilia, e il Mediterraneo nella Tarda Antichità, Kokalos, 1997-98 ; E. Lepore, La vita politica, pag. 334). Anche Teano mostra notevoli interventi di rinforzo della cortina muraria sidicina, che cinge l'arx. Infatti, nel 1993, nel corso dei lavori di adeguamento funzionale dell'ex complesso conventuale di S. Maria de foris, attualmente sede ASL, si è messo in evidenza un livello tardoantico di frequentazione, documentato da un battuto di terra, collegato con una struttura muraria, per il cui paramento si sono riutilizzati blocchi tufacei, dell'antica murazione. La presenza di tracce di bugnato liscio su alcuni blocchi, ha fatto ipotizzare ad una torre, elemento di spicco nella cortina, non più conservata. (G. Gasperetti, Interventi d'urgenza nel Centro storico. Ospedale Civile (USL 10), in Scavi e Scoperte “Bollettino di Archeologia, 22-Luglio-Agosto 1993, pag. 35). Nel 463 la Campania fu soggetta ad un attacco di Genserico (Priscus, fr. 30) e pochi anni dopo, nel 467, una violenta pestilenza ne decimò la popolazione (Gelasio, Ep. adv. Andr. sen., P.L. 59, col. 113). Inoltre la violenta eruzione del Vesuvio, nel 472, contribuì ad aggravare le condizioni economiche della provincia che, direttamente coinvolta negli avvenimenti che determinarono la caduta dell'Impero romano d'Occidente, accolse l'esiliato Romolo Augustolo, in castro Luculliano, a Napoli.
In relazione all'impoverimento dei centri urbani campani, Teano manifesta una contrazione della superficie abitata, legata a difficoltà demografiche, da ricondurre ad un generale ripiegamento economico del territorio. Tale involuzione sembra potersi cogliere nella documentazione archeologica da cui si evince che la città non sembra essere stata abbandonata, fenomeno che ne avrebbe causato la scomparsa, ma caratterizzata da un'area urbanizzata, identificata con, il Martyrium di S. Terenziano ed un suburbio -(M. L. Nava, La Campania. L'attività archeologica a Napoli e Caserta nel 2005. Teano area urbana e suburbio, in “Atti del XLV Convegno di Studi sulla Magna Grecia”: Velia, Taranto 2006, pp. 601-603)- con “insediamenti compatti non urbani” -(Rosa M. Bonacasa Carra - Emma Vitale, La Cristianizzazione in Italia Tardoantica ed Altomedioevo, Vol. I, “Atti del X Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana”: Agrigento 20-25 novembre 2004)- ossia piccoli agglomerati demici secondari, sorti intorno a strutture basilicali cristiane, con cimiteri sub Divo come S. Paride ad fontem, S. Amasio e Masseria Madonna dell'Arco.
Di conseguenza la continuità della vita urbana teanese, nell'ultima fase del Tardoantico deve essere correlata alla diocesi e, conseguenzialmente, la dissoluzione degli ordinamenti cittadini, soppiantati dal potere vescovile (Giardina A., Considerazioni finali, in L'Italia meridionale pp. 609-624) almeno fino al 555-560, essendo Domnino vescovo della Città (Papa Pelagio I, negli anni 556-560, scrive a Domnino, vescovo di Teano. P. F. Keher, Italia Pontificia, Berlino 1935, VIII, p 254) ed essendo ancora presente il clero come testimonierebbe un'epistola pontificia in cui si accenna ad un “clericus Teanensi” (F. Lanzoni, Le diocesi in Italia dalle origini al principio del secolo VII, I, Faenza 1927). Nei fattori di mutamento degli assetti politico-istituzionali ed amministrativi non va sottovalutato quindi il ruolo che le istituzioni vescovili ebbero, già dal Concilio di Calcedonia, nel controllare e definire norme sociali e processi di gerarchizzazione dei centri urbani con autorità ed invariabilità giurisdizionale (Papa Leone I, nel 446, scriveva che i vescovi non andavano creati in località minori ma nei “maioribus populis et frequentioribus civitatibus”. Per cui la sola presenza del vescovo bastava a testimoniare la continuità della funzione della città. Cfr. Regesta pontificum Romanorum, ed. Juffrè; II, ed. G. Wattenbach-S. Loewenpeld-F. Kalteubrunner-P. Ewald, Lipsiae 1885, 1, 410). Questo carattere preponderante delle istituzioni episcopali si tradusse direttamente in ciò che gli storici hanno definito il “gruppo episcopale” che, per Teano, si connota a livello monumentale architettonico con la fondazione di due cattedrali. Di conseguenza il principio di autorità e di centralità e potenzialità della sede vescovile si traduce in un'organizzazione di edifici sacri fondata sul principio della “demoltiplicazione-giustapposizione: a) la basilica di S.Paride ad fontem, a cui era legato il culto battesimale con valore primordiale del rito di accoglienza e ammissione alla chiesa (Il culto cristiano va sempre più sacralizzandosi demolendo i soggetti naturali ai quali era tributato un culto quasi divino, nel caso in questione il Dragone, simbolo dell'equilibrio del mondo. -(Cfr, G. Gasparri, La cultura tradizionale dei Longobardi. Strutture tribali e resistenze pagane. Spoleto 1983. Inoltre c'è una forte relazione tra il drago e l'acqua, dimensione dell'oscurità e del maligno, purificata da Cristo mediante il suo battesimo nel Giordano. Cirillo di Gerusalemme, spiega che il battesimo impedisce al drago di ingoiare il fedele e che il primo sacramento è lo strumento offerto all'umanità per sconfiggere la morte eterna cioè il peccato. Cfr A. Quacquarelli, Il Leone e il Drago nella Simbolica dell'età Patristica, Istituto di Letteratura cristiana antica, Università di Bari, 1975.). - La basilica paleocristiana fu edificata su un antico tempio italico legato al culto delle acque. (Cfr. G. Gasperetti, Bollettino arch. 1990-91). Presumibilmente questo culto fu perpetrato attraverso l'antico rito della “lustratio” che come ricorda Macrobio, nei “Saturnalia” rivive in memoria della dea Nundine che presiedeva alla purificazione e all'imposizione del nome ai neonati, nel giorno di mercato, che presso i romani cadeva ogni nono giorno.); b) la cattedrale, titolata a S. Terenziano, sede di localizzazione delle reliquie, strettamente connessa al rito dell'eucarestia. -(A. Guerreau. Il significato dei luoghi nell'Occidente medievale: strutture e dinamica di uno “spazio” specifico; La rottura del sistema antico e delle sue configurazioni spaziali, in Tempi Spazi Istituzioni in arti e storia del Medioevo, 2005 p 224-225: N. Duval, L'ecclesia, espace de la communanté chrétienne dans la citè, Paris 1981 pp. 50-69; Les éveqyes batisseur (IV-VII siécle), Paris 1991 1. 44-49). Significativo è sottolineare come la Chiesa formava l'ossatura della società tardo-antica, organizzando lo spazio territoriale tramite l'occupazione compatta e strutturata della topografia. Si organizzano reti di culto che valgono a diffondere la fede, nelle quali i santi, sotto forma di reliquie (Terenziano), prendono possesso del luogo e delle strade di pellegrinaggio creando una contrapposizione tra centro e periferia, tra città e contado con una conseguente frazione di classe tra plebs, istituzione ecclesiastica e aristocrazia laica (J. Le Goff., Le dieu du Moyen Age. Entretiens avec Jean-Luc Pouthier. Paris 2003 p 12-13). Teano, perduto il rilievo politico dell'aristocrazia senatoria che fino al 534/536 era stata presente nella città attraverso gli esponenti della più alta nobiltà come i viri clarissimi Felice e Ruperto (Gasperetti-Sirano, Op cit. (Per l'inaugurazione del…, pag. 20), nella prima metà del VI, mantiene il primato religioso. Segnata sulla Tavola Peutingeriana (segmenti IV V VI ), viene connotata dai simboli attribuibili ad una “mansio” cioè ad un centro abitato, una stazione per le tappe di ecclesiastici e pellegrini in visita ai luoghi di culto, legati alle figure del martire. Terenziano o del protovescovo Paride e dei vescovi, santi, a lui succeduti. Inoltre la mansio teanese era facilmente accessibile in quanto legata per eccellenza alla rete viaria. (Bonacasa Carra – Emma Vitale, Op. cit.).
La tipologia di insediamenti compatti non urbani, di cui sopra, sorti nel suburbio teanese, si trova, infatti, su fondamentali vie di comunicazione. Il primo nucleo demico che definiamo di S. Paride ad fontem, si forma nelle vicinanze del fiume Savone e sul tratto della via Latina che da Teano conduceva a Cales. Evidenziato da un'area cimiteriale le cui testimonianze archeologiche dimostrano attiva fino al VI sec. d. C., era in stretta connessione con la basilica paleocristiana e battesimale di S. Paride ad fontem, appunto, sorta per compendium in quanto occupava un livello di frequentazione le cui caratteristiche indicano una destinazione profana dell'area. È molto probabile che la basilica di S. Paride perdesse, all'inizio del VI sec., la sua funzione “parrocchiale”, a giudicare dal termine post quem rappresentato dalle monete bizantine di Giustiniano I (G. Gasperetti, Indagine archeologica nella basilica di S. Paride, in Scavi e Scoperte del “ Bollettino di Archeologia”, Luglio-Agosto 1993) recuperate nella fons battesimale, assumendo, invece la funzione di luogo alla memoria del presule Paride.
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Il secondo nucleo demico è stato individuato sulla riva sinistra del fiume Savone, presso la zona dette “le Ferriere” e la Masseria Bagnonuovo, prossima alla via beneventana, come si connota non solo dall'Itinerarium Antiquum 304, 2, ma anche da ritrovamenti del basolato della strada, appunto ad Allifae, in contrada Passerelle presso S. Amasio (F. Zevi, L'attività archeologica, p. 880 e B. Pezzulli, Breve discorso storico della città di Teano Sidicino in Provincia di Terra di Lavoro, Anticamente detta Campagna Ausonia, e nei mezzi tempi la Campagna felice nel regno di Napoli, Napoli 1820, p. 71). Qui, è stata messa in evidenza, da scavi archeologici del 1906, una chiesa paleocristiana, monoabsidata, ad memoriam, in quanto rappresenterebbe la chiesa eretta sulla tomba di S. Amasio, secondo vescovo teanese, con annesso cimitero sub-divo, - (V: Spinazzola, Campania. Teano, Di un mosaico cristiano e di altre antiche scoperte nel territorio di Teano, in “Atti della R. Accademia dei Lincei”: Notizie degli Scavi di Antichità, V/4, (1907), pp. 697-703). - L'area sepolcrale ha restituito epigrafi tardo antiche e, in particolare, due epitaffi, della famiglia dei Geminii connessi al mosaico che rappresenta l'Epifania -(L'immagine dell'Epifania rientra nel progetto decorativo di IV-V sec., ed unisce la sequenza iconografica veterotestamentaria ad una nuova legata all'infanzia Salvatoris. In un contesto artistico, quale quello tardoantico, in cui immagini apocalittiche prevalgono nell'immaginario della plebs Dei, l'inaspettata novella dell'Epifania di Cristo intesa come istituzione di soccorso, di carità e di aiuto collettivo, viene inserito e voluto dai papi tra le immagini usate nella predicazione. F. Bisconti, L'immagine episcopale nell'arte cristiana dei primi secoli, in Osservatore Romano, 4 ottobre 2009)- composto su una lastra di marmo che ricopriva il fondo di un sarcofago che raccoglieva le spoglie di Felicita e Geminia, rispettivamente moglie e figlia del senatore Geminio Felice. Il mosaico insieme con un notevole numero di epigrafi di IV-V sec., dimostrano il periodo cruciale per la cristianizzazione delle campagne, quando una distribuzione capillare di luoghi di culto viene ad aggiungersi e ad integrare le donazioni di fundi, da parte dell'aristocrazia campana, alla Chiesa (E. Savino, op cit., pag. 88 e relative note). Ma nel caso in questione non ci sono documentazioni che testimoniano donazioni alla chiesa teanese per cui il complesso funerario di S. Amasio deve essere considerato nel contesto topografico e sociale di tarda antichità e più in generale nell'articolazione degli insediamenti nelle campagne posti in relazione a tracce della presenza aristocratica nel territorio mediante l'indagine archeologica. Queste, come poco prima riportato, hanno messo in evidenza la sequenza cimitero-chiesa-suppellettili liturgiche cioè il mosaico commissionato dalle due nobili donne. Ora non si sa se gli investimenti fossero legati solo alla realizzazione dell'Epifania o se fossero convogliate anche nella realizzazione della cappella funeraria amasiana. Ma è certo che la presenza non fortuita, di un sepolcro legato alla gens Geminia, connesso all'area sepolcrale e all'edificio a memoria, non esclude il principio di legittimare il possesso della terra in un'epoca segnata da un notevole tasso di competizione sociale nonché dalla necessità di asserzione di potere a livello locale presso le comunità rurali. Non quindi investimenti per il mantenimento o la realizzazione di una villa come unità fiscale di affermazione, ma l'affermazione di un contesto ideologico- religioso, innovativo, che prevede il recupero di luoghi nodali, di veri e propri gangli simbolici del paesaggio e, più specificatamente, della topografia del potere -(B. Effros, Monuments and Memory: Repossessing Ancient Romains in Early Medieval Gaul, in M. De Gong, F. Thews, C Von Rhijn (a cura di), Topographies of Power in the Early Middle Age, Leiden-Boston-Koln, 2001. pp 93-118). - Non bisogna dimenticare che tra il IV e la seconda metà del V sec. si avverte una crescente necessità di accentramento della proprietà, nonché ad un mutamento delle strutture mentali e nei modi di autorappresentazione dell'elitès. Ed è questo il momento in cui la stessa classe sociale cessa di costruire edifici residenziali di alto livello nelle aree rurali e inizia, in sequenza, nella realizzazione di mausolei, nell'edilizia ecclesiastica (S. Paride) e nel rituale funerario -(G. Contino Wataghin, Christianisation et organisation ecclésiastique des campagnes: l'Italie du Nord aux IVe-VIIIe siècle, in Brogiolo, Christie, Gauthier ,Towns and their Territories between Late Antiquity and the Early Middle Ages, Leiden- Boston-Koln, 2000. pp.209-234). Rimane il dubbio sull'effettiva presenza abitativa di questa gens in Teano. A tal proposito si può solo ipotizzare che o essa gestiva, nell'agro teanese, le sue proprietà, ma risiedeva in un sito “vincente” cioè in città sopravvissute fino ai nostri tempi, come Capua ad esempio o che i membri di questa famiglia risiedessero, in ulteriori tipi di insediamento, successivamente abbandonati, un vicus, ma non ci sono testimonianze di alcun genere o che la villa della gens Geminia esistesse e che sia venuta a mancare un'oggettiva identificazione della stessa struttura, trasformata in cappella funeraria, da parte dello Spinazzola, in quanto la problematica fin qui affrontata era atipica dei contenuti cognitivi di primo '900. Per approfondimenti si cfr. V. Fiocchi Nicolai, Alle origini della parrocchia rurale nel Lazio (IV-VI sec.), 1999; M. Fixot- E. Zadora-Rio (a cura di) L' Environnement des eglises et la topographie religieuse des campagnes médiévales. Paris 1994; G. P. Brogiolo (a cura di), la fine delle ville romane. Trasformazioni nelle campagne tra tarda antichità e alto medioevo. Mantova 1996; C La Rocca, La trasformazione del territorio in occidente, in Morfologia sociali e culturali in Europa fra tardo antico e alto medioevo, Settimana del Centro Italiano di Studi sull'alto Medioevo, 45 ( Spoleto 1997), Spoleto; C. Volpe, P. Favia, R. Giuliani, Chiese rirali dell'Apulia tardo antica e alto medievale, in Ph. Pergola, Alle origini della parrocchia rurale (IV-VIII sec.), Città del Vaticano, 1999. pp 261-311).
Un terzo nucleo è dato dall'area sepolcrale, evidenziata da scavi archeologici, in località Madonna dell'Arco che ha restituito iscrizioni sepolcrali cristiane che risalgono rispettivamente al 534, 536, e al 537 (A. De Franciscis, Iscrizioni sepolcrali da Teano, RAC (1953) pp. 229-230). Questi nuclei demici di plebs baptesimalis, dimostrano una comunità cristiana, nel suburbio teanese, coeva a Paride, Amasio, Urbano, primi tre vescovi della diocesi di cui rimane solo l'agionimo delle contrade, mentre la prima firma del vescovo teanese, Quintus, 499 d. C. sottoscriverà il sinodo romano di papa Simmaco.
Presumibilmente, alla fine del IV sec., va riportato l'abbattimento del tempio di Iside, individuato nell'area dell'odierno centro storico dove attualmente è la cattedrale teanese, -(S. De Caro, Novità isiache della Campania, in “Pd P”, XLIX pp 20-21; F. Sirano. Il culto di Iside nella Campania, un aggiornamento, in Egittomania, Iside e il mistero, catalogo della mostra a cura di S De Caro, Mondadori Electa, 2006, pp. 151-155 e relative note)- azione riconducibile alle temperie di profonda intolleranza antipagana del periodo. Per compendium, nell'area dell'iseion fu potenziato un ipogeo, già sede di culto del martire Terenziano, sotto il pontificato di papa Damaso (366-384). Questi, volle che si organizzassero interventi monumentali, nell'ambito delle cripte martoriali, finalizzati a favorire il culto e la devozione soprattutto dei santi eponimi. Vennero, così ampliati ambienti e create basiliche, anche sotterranee. Ebbene, nel nostro caso, una vera e propria basilica sotterranea venne creata intorno al culto delle reliquie, i “pignora santorum" del martire per facilitare la frequentazione devozionale da parte dei fedeli e la promozione del culto. Tali fattori contribuirono ad aumentare il fenomeno delle inumazioni ad sanctos.
Prossima all'accesso nella città alta della via Adriana, l'area avrebbe accolto, tra il V e VI sec., un nucleo demico intorno al luogo ad memoriam del martire Terenziano, morto nel 150 d. C. (L. Giacobbe,Vita dei S.S. dell'Umbria, I pag. 717) frequentato già nel processo di cristianizzazione di Teano, nella prima metà del II sec. d. C., come testimonierebbe lo scavo dell'odierno episcopio (S. De Caro, L'attività archeologica della Soprintendenza a Napoli e Caserta nel 2000, in “Atti del XI Convegno di Studi sulla Magna Grecia”: Problemi della Chora coloniale dall'Occidente al Mar Nero,Taranto 2001, pag. 897) e una tradizione agiografica (Atti di San Terenziano) in cui si narra che due donne, Laurenza e Anastasia, dodici anni dopo il martirio di Terenziano, condussero nella sua città natale, appunto Teano, il braccio del santo, mentre la città stessa era sconvolta da un violento terremoto, e frammenti di rocchi di colonne che sono presenti nel giardino dell'episcopio, recanti graffiti rudimentali, croci ed altri segni legati al fenomeno dei primi culti cristiani (Zarone-De Monaco, La cattedrale di Teano, Napoli 2007, pag.21). Il nucleo è individuabile dai resti di sepolture attratte dal luogo di culto del martire, sottostanti l'attuale episcopio. La massiccia e disordinata sovrapposizione di inumazioni cristiane in tutto lo spazio disponibile, da luogo a sepolture strutturate in urbe, fenomeno tipico tra la fine del tardo antico e l'alto medioevo (M. Rotili, Città e territorio in Campania, pag. 37). Lo Specus Martyrium, l'ipogeo dell'odierna cattedrale, nel riassetto decretato da papa Damaso, presenta un impianto architettonico che si collega a basiliche a memoria di età costantiniani -(Studi svolti dall'Università “Tor Vergata”, “ Sapientia”, “Roma Tre” e dalla Commissione di Archeologia Sacra: Cristiana Loca, Lo spazio cristiano nella Roma del primo millennio, (a cura di) Letizia Pani Ermini; Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Complesso di S. Michele, 5 sett-15 nov. 2000-V. Fiocchi Nicolai, L'organizzazione dello spazio funerario, pp 44-58; F. Bisconti, Linguaggio figurativo e spazio funerario, pp59-70; M. Marinoni, I riti funerari, pp71-80; M.Cecchelli, I luoghi di Pietro e Paolo, pp89-97)-. Presenta un vasto ambiente che ingloba una cisterna romana, in cui convogliava l'acqua piovana, utile per i riti eucaristici e di refrigerium, connessi alle commemorazioni dei defunti e del culto dei Martiri. L'aula è rettangolare con dieci possenti pilastri, tutti a sezione quadrata, che sorreggono una volte a botte. I pilastri sono disposti regolarmente e simmetricamente a poco più di tre metri di distanza, in modo da creare una suddivisione dello spazio in tre navate. La presenza di intonaco spesso, la conformazione dei pilastri con termine superiore trapezoidale, l'utilizzo di blocchi di tufo legati con malta, richiamano alla memoria, condizionamenti strutturali propri della fase di transizione fra il tardo antico e l'alto medioevo (M. D'Onofrio, Aspetti inediti e poco noti del Patriarchio lateranense,pp. 221-234, in Medioevo: modelli. Convegno di Parma, 22-27 settembre-1 ottobre 1999, Electa).
La presenza del contesto martiriale con basilica a memoria, quale quello di S. Terenziano, ha decretato lo sviluppo basilicale, a tre navate dell'attuale cattedrale, tra XI e XII sec. che “…forsan sub titulo solius S. Terentiani fuisse appellatam” (Giordano Domenico vescovo, Visitatio Ecclesiae pag 7 1749-55), mentre i vescovi, fino al XII sec. venivano annoverati col titolo di S. Terenziano (F. Cipolla, la tomba di S. Paride. La chiesa Cattedrale di Teano,nel medioevo, Napoli 1897, pag. 31). L'area dell'odierna cattedrale fu scelta come sede episcopale tra la fine del V e la prima metà del VI, allorquando fattori esterni quali le incursioni vandaliche del 455-458 (Sidonio Apollinare, carm. 5, 385-391; Procopio di Cesarea, Bell. Vand. 1, 5, 22) e come già accennato, la violenta pestilenza del 467, l'eruzione del Vesuvio del 472, una notevole contrazione demografica, con conseguente e lento abbandono dell'area di fondovalle decretarono fattori di recessione economica ed urbana tanto da ridurre le funzioni parrocchiali della chiesa di S. Paride ad fontem, nel suburbio, a tutto vantaggio del sito di altura che avrebbe suggerito un modello urbano, difeso da rafforzate cinte murarie.
Ma enormi conseguenze involutive per le città campane, e quindi anche per Teano, durante la guerra greco-gotica, furono prodotte dalla disgregazione patrimoniale e dall'assenza di investimenti, da parte della compagine senatoriale, in ambito provinciale, per il mantenimento delle strutture urbane (E. Savino, op. cit, pag. 119-122 e relative note), ma anche dalla soppressione delle cattedre vescovili. Infatti a partire dal 560 la cattedra episcopale teanese viene abolita come logica conseguenza dallo sconvolgimento territoriale che i contingenti franco–alemanni, tra cui foederati longobardi a seguito sia di Narsete che di Leutari e Butilin (G. P. Bagnetti, Tradizione longobarda e politica bizantina nelle origini del ducato di Spoleto, in Rivista di storia del diritto italiano, 26-27 (1953-1954) pp 284-286) apportarono in Campania alla ricerca di bottino e di approvvigionamenti, devastando i centri urbani e gli insediamenti agricoli più importanti, situati lungo le arterie viarie principali. Dopo la battaglia di Casilinum, 554 (Agath. 2,1 E. Savino, op. cit, pag. 119-122 e relative note; Paul. Diac., Hist. Long. 2, 2; Cost. Porfiriogenito, De Thematibus, in A. Pertusi, “ Studi e testi” 160, Città del Vaticano 1952, 11-16), i Longobardi a seguito di Butilin, sarebbero passati al servizio dei Bizantini. -(Di conseguenza Narsete avrebbe concesso al contingente longobardo di stanziarsi, con compito di presidio, nell'area beneventana. E. Zanini, Le Italie bizantine. Territorio, insediamenti ed economia nella provincia bizantina d'Italia (VI-VII secolo) Bari 1998). Sconfitto il patricius Baduario, tra il 574 e 576, i Longobardi beneventani ottennero il definitivo affrancamento politico da Bisanzio (E. Savino, op. cit., pag. 127.e relative note)-. Inizia così l'occupazione longobarda della Campania.

Carmen Autieri
(da il Sidicino - Anno IX 2012 - n. 6 - Giugno e n. 7 - Luglio)

 

Il mosaico dell'Epifania