Collocata entro una nicchia architravata ubicata sull'altare maggiore dell'omonima parrocchiale nell'eponima frazione di Teano, la statua lignea a figura terzina di San Marco Evangelista (cm 101x88x65) si prefigura come l'unica opera artistica di un certo pregio presente nella chiesa dacché è attribuita a Giuseppe Picano, uno dei maggiori esponenti della scultura lignea napoletana del XVIII secolo, benché una tradizione locale orale non ben controllata, ma evidentemente frutto di una fantasiosa narrazione, ne colloca l'arrivo in paese in un'epoca non meglio precisata, direttamente da Venezia, quale dono di un nobile veneziano in rendimento di una grazia ricevuta. La stessa narrazione riporta che in quella occasione la piccola borgata, fondata diversi secoli primi nei pressi dei resti di alcune ville romane da piccoli gruppi familiari in fuga da paesi vicini per sfuggire alle invasioni barbariche, ne adottò il patronato e il nome. Molto, più verosimilmente, però, il culto per il santo era stato introdotto nella piccola borgata agli inizi del XVII secolo, quando è documentata per la prima volta la chiesa, in occasione dell'arrivo dei monaci benedettini - forse appartenenti al ramo dei Silvestrini particolarmente dediti al culto per il santo evangelista - per costruirvi i due monasteri di "Meduni" e della "Masseriola", l'uno abbattuto non molti decenni fa, l'altro ancora ben conservato insieme agli splendidi affreschi della cappella conventuale.
Nella scultura, che svetta su un modesto basamento esagonale ricoperto con foglie oro zecchino e dipinto in finto marmo verde screziato, il santo, aureolato, è rappresentato con un'espressione compunta e riflessiva, mentre sta stilando una pagina del suo vangelo in compagnia di un leone con fattezze quasi umane, la bocca digrignata e lo sguardo vigoroso, il quale, accovacciato ai suoi piedi, gli offre il capo come una sorta di scrittoio. Il felino, come è noto, simboleggia il santo in quanto emblema di forza e coraggio, ma è anche il suo peculiare attributo nel tetramorfo, l'immagine biblica composta dai quattro simboli degli evangelisti mutuata da una visione di Ezechiele e poi ripresa da Giovanni nell'Apocalisse. Laddove l'apostolo, sulla scorta di quanto aveva riportato il vegliardo profeta (Ez, 1,10) riguardo ai «quattro esseri viventi» apparsagli in visione accanto al Trono dell'Altissimo e successivamente associati alla fine del IV secolo da san Girolamo nei suoi “Commenti ai Vangeli di Marco e Matteo” agli evangelisti, scrive: «Il primo vivente era simile a un leone, il secondo essere vivente aveva l'aspetto di un vitello, il terzo vivente aveva l'aspetto d'uomo, il quarto vivente era simile a un'aquila mentre vola; i quattro esseri hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi» (Ap, 4, 6-8). L'evangelista, il volto incorniciato da una nerboruta capigliatura grigia e da una folta e brizzolata barba che si biforca in due ondulati ciuffi alla base del mento, indossa una veste celeste manicata ornata da fiori dorati e aperta, sul petto, da una ampia scollatura, bordata, alla pari delle maniche, da una striscia dello stesso colore. Su di essa si posa, appena adagiato sulla spalla destra, un mantello rosso parimenti bordato con una striscia dorata.
L'opera fu molta deturpata negli anni Sessanta del secolo scorso da un improprio restauro che non solo lasciò inalterata la patina di sporco depositatasi per l'azione dei fattori ambientali, ma interessò, con pesanti ritocchi, le tonalità dell'incarnato e delle vesti del santo, nonché il colore del leone, completamento ridipinto di nero; guasti cui ha rimediato, nel 2018, con grande perizia tecnica, la restauratrice Antonella De Biasio.
Come si anticipava, la scultura è stata attribuita, vieppiù in virtù dei suddetti restauri, a Giuseppe Picano, seppure è stata ipotizzata per la sua stesura una possibile paternità di Giovanni Verzella. Il riferimento al valente artista originario di Sant'Elia Fiumerapido, nel Cassinate, è frutto di una diligente serie di osservazioni e comparazioni svolte dalle dottoresse Paola Coniglio e Immacolata Salvatore nell'ambito di uno studio avente ad oggetto nuove acquisizioni sulla scultura lignea del Settecento in Terra di Lavoro elaborate dopo una serie di restauri eseguiti da qualificati operatori su disposizione della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Caserta e Benevento, poi confluito in un'articolata pubblicazione edita dalle Edizioni Saletta dell'Uva di Caserta. In particolare relativamente al simulacro in oggetto, le due studiose avanzano l'ipotesi che esso potrebbe essere stato eseguito negli anni Ottanta del Settecento essendo sovrapponibile, negli esiti, al San Giuseppe col Bambino del Museo Diocesano di Napoli (datato e firmato A. 1771 JOSEPH PICANO S), già nella chiesa di Sant'Agostino alla Zecca, nonché ai più tardi San Giuseppe della chiesa dell'Annunziata a Napoli, datato 1790, e San Giovanni Battista dell'omonima chiesa di Soveria Mannelli (CZ). Per il resto la produzione di Picano, affinatosi a Napoli, dopo una prima formazione presso la bottega paterna di S. Elia Fiumerapido, sotto la guida del celebre Giuseppe Sanmartino e di Giacomo Colombo - con i quali avrebbe poi collaborato, nel 1740, alla realizzazione dello straordinario Presepe intarsiato in legno conservato a Napoli nella chiesa di Santa Maria in Portico - è ricca di molti altri pregevoli lavori che impreziosiscono gli altari di molteplici chiese napoletane e dell'Italia meridionale. Tra questi lavori, che coniugano, con esiti magniloquenti, la teatralità del compiuto barocco con il decoro dell'insorgente eleganza neoclassica, vanno citate le statue di San Michele Arcangelo, di San Rocco, dell'Addolorata e di Sant'Elia Profeta conservate nelle chiese di San Sebastiano e di Santa Maria la Nova nel suo paese natale, il Sant'Eustacchio (1770) nell'omonima chiesa di Serino (AV), l'Immacolata (1771) della chiesa di Gesualdo (AG) e quella (1783) dell'Oratorio della confraternita del SS. Sacramento di Grottaglie (TA), il monumentale San Michele (1788) della chiesa di San Nicola di Rodi Garganico (FG), il San Vito (1790) della chiesa di San Basilio di Regalbuto (EN) e il gemello della chiesa di Santa Maria del Borgo di Colliano (SA). Ancorché non firmate o documentate gli studiosi assegnano al Picano numerose altre sculture, tra le quali: il San Raffaele con Tobiolo della matrice di Ischitella (FG); i notevoli SS. Pietro e Paolo e il bel San Giuseppe, variante di quello dell'Annunziata di Napoli, della matrice di Candela (FG); il San Rocco che si venera a Sant'Agata di Puglia (FG), con le repliche di Locorotondo (BA) e di Montescaglioso (MT); il San Giovanni Battista conservato nella chiesa dell'ex Convento delle Benedettine di Teggiano (SA).
Franco Pezzella
(da Il Sidicino - Anno XXIII 2026 - n. 6 Giugno) |