Il 13 luglio del 1860, papa Pio IX disponeva il trasferimento di monsignor Bartolomeo D'Avanzo, già vescovo di Castellaneta e Mottola dal 18 marzo del 1851, alle diocesi unite di Calvi e Teano, con la prerogativa, comunque, di continuare a condurre la diocesi pugliese come amministratore apostolico (fig.1). Il trasferimento faceva seguito alla complessa - soprattutto per il clero - situazione politica di quel tempo creatasi dopo la spedizione dei Mille e la caduta dei Borboni. Non a caso, giusto un mese dopo il disposto pontificio, il 13 agosto, durante il viaggio che avrebbe dovuto condurlo nella nuova sede episcopale, il vescovo fu oggetto, da parte di alcuni anticlericali, di un attentato nei pressi di Gioia del Colle, al quale sopravvisse fortunosamente grazie alla croce pettorale che deviò uno dei quattro proiettili da cui era stato bersagliato, riportando solo lievi ferite al polso destro e al braccio sinistro. Pertanto, a causa di questo attentato, ma più in generale del settarismo e del dilagante anticlericalismo dell'epoca - non ultimo perché sprovvisto del placet governativo a motivo delle sue reiterate denunce contro le ingerenze del potere civile nel governo spirituale della chiesa - non poté insediarsi nella sua nuova diocesi e costretto a rifugiarsi nel convento dei Padri Cappuccini di Sorrento dove risiedette fino al 1867, allorquando poté finalmente raggiungere Teano. Come si evince dalla sua biografia, appena entrato nel pieno possesso delle sue funzioni, mise mano ad una rilevante azione di ripristino materiale e spirituale dell'intera circoscrizione episcopale tra cui, in primis, la riapertura dei seminari, chiusi per non aver voluto accettare l'ispezione governativa, e poi, ancora: l'istituzione della congregazione delle Figlie di Maria; l'attivazione, alla pari di quanto stava avvenendo in altre diocesi europee, dell'Opera dei Tabernacoli, un'associazione di donne che aveva per fine di provvedere al decoro delle chiese più povere donando ad esse ornamenti, arredi e vasi sacri; il restauro e le decorazioni della cattedrale di Teano; il restauro del convento di Santa Reparata e dell'annesso giardino; il restauro del Palazzo Vescovile di Pignataro. Tra le molte opere patrocinate da monsignor d'Avanzo non va dimenticato l'abbellimento, nell'ambito di un incremento del culto della Immacolata - così come era avvenuto, peraltro a Castellaneta - della cappella, già detta del Sacramento, nella chiesa di Santa Maria della Misericordia di Pignataro. In quella circostanza, nel 1872, la cappella, la quarta di destra, fu dotata, tra l'altro, a sue spese, di un'artistica statua lignea raffigurante l'Immacolata Concezione (fig.2), come recita l'epigrafe posta di rincontro allo stemma del vescovo sull'estremità destra del postergale: AD HONOREM DEIPARAE S.V./ IMMACULATAE/ BARTHOLOMAEUS D'AVANZO/ EPISCOPUS CALVEM AC THEANEN/ SACRAM HANCI ICONEM/ CUM AEDICULA E MARMORE VARIO/ GRATISSIMUS HUMILLIME/AN.MDCCCLXXII MENSE XII/D(EO) D(ONO) D(EDIT) (In onore della Santa Vergine Immacolata, Bartolomeo D'Avanzo, vescovo di Calvi e Teano, questa sacra icona, con una piccola edicola di vari marmi, molto grato umilmente pose, nel mese di dicembre dell'anno 1872, Io dono a Dio) (fig.3). Come a Castellaneta, il buon prelato, commissionò l'esecuzione del simulacro al celebre scultore napoletano Francesco Saverio Citarelli, il più quotato artista dell'epoca, fervente cattolico, uno dei pochissimi artisti, per dirla con le parole dell'arcivescovo di Capua, il cardinale Alfonso Capecelatro, quando prende a narrare dell'analogo simulacro ordinato allo scultore da Padre Ludovico da Casoria, «in cui il sentimento mistico si manifesta vivo sempre, e che scolpì la sua Immacolata assai bella e di bellezza cristianamente ideale» (La vita del P. Lodovico da Casoria, Napoli, Tipografia editrice degli Accattoncelli, 1887). Il tema dell'Immacolata, affrontato la prima volta dallo scultore nel 1848 per la basilica di Sant'Antonino di Sorrento in uno dei suoi capolavori, fu probabilmente quello che gli diede più notorietà come testimoniano i diversi esemplari che riprodusse per altre chiese del Regno, da quello per la chiesa di Santa Maria di Galatea di Mortora di Piano di Sorrento a quello scolpito, nel 1849, per la distrutta chiesa napoletana di Santa Caterina in Foro Magno, situata vicino al campanile della chiesa del Carmine, ora conservato nell'annesso convento. Ispirandosi, probabilmente, alle parole del Gaudens gaudebo, il canto che funge da antifona d'introito alla Messa della solennità dell'Immacolata Concezione, nella scultura di Pignataro l'artista ritrasse la Vergine, mentre - assisa su una nuvola, con il capo coperto da un leggero velo che si modella sulle spalle e sul seno, abbigliata con una veste rosa attraversata da numerose pieghe che rendono molto naturale il panneggio e con un manto celeste decorato da stelle e da un orlo dorato - rivolge, con le mani spiegate e il viso dolce e candido marcato dal tipico rossore della timidezza, un benevolo sguardo ai fedeli.
Nato a Napoli intorno al 1790, Francesco Saverio Citarelli si formò, prima presso lo studio di Francesco Verzella, di cui avrebbe perpetuato con innesti classicheggianti lo stile settecentesco, e poi, dal 1806, studiando presso l’Accademia di belle artidi Napoli, da dove, nel 1812, al termine di un corso di lezioni di anatomia, dopo aver ricevuto una borsa di studi per perfezionarsi nella realizzazione di pezzi anatomici in cera, si trasferì a Firenze presso il gabinetto del professor Serantoris, noto ceroplasta dell'epoca. Tornato a Napoli dal 1824 occupò - non prima, tuttavia, di aver realizzato anche alcune tele per la cappella della Concezione al Mercato, andate distrutte nell'ultimo conflitto mondiale - il posto di scultore preparatore in cera presso l'Accademia di belle arti, ove eseguì pezzi per lo studio dell'anatomia artistica, andati purtroppo anch'essi distrutti nel II conflitto mondiale. Si salvarono, invece i venti pezzi anatomici umani e animali commissionatigli l'anno successivo per il Museo della scuola di anatomia, dove sono tuttora conservati. Nel 1842 fu tra gli artisti prescelti per scolpire, su disegni di Gaetano Genovese, ì rilievi marmorei con Trofei d'armi e figure allegoriche che decorano lo scalone d'onore del palazzo reale di Napoli. Nel 1850, in quanto vincitore di concorso, divenne titolare della cattedra di Pittura dell'Accademia, incarico che conservò fino al mese di maggio del 1861. All'attività didattica affiancò una vasta produzione scultorea sia marmorea che lignea, che a Napoli annovera, tra l'altro, la statua lignea policroma che raffigura San Raffaele Arcangelo e Tobiolo (1849) per la Basilica di Santa Maria della Pazienza, il gruppo di San Francesco Saverio e i fanciulli, per la confraternita di Sant'Antonio abate (1852), i modelli in cera per le statue in argento di Sant'Anna e di San Biagio, destinate alla Reale cappella del Tesoro di san Gennaro, fuse da Michele Pane rispettivamente nel 1842 e nel 1856; le porte lignee con figure di Apostoli e di Evangelisti, per la chiesa di S. Maria di Piedigrotta (1853), le due statue in marmo raffiguranti San Giuseppe e San Gennaro, per la chiesa di S. Maria di Monteverginella (1857), i due straordinari gruppi di S. Michele arcangelo per la chiesa di S. Giuseppe dei Ruffo e dell'Arcangelo Raffaele e Tobia per la chiesa di S. Maria della Pazienza del 1859. Copiosa fu altresì la sua produzione fuori del circuito cittadino che registra, tra le opere più significative, il gruppo ligneo policromo di San Martino e il povero (1849), per il duomo di Gragnano, la statua di San Francesco e il Bambino, nel museo diocesano di Lanciano, ma proveniente dalla chiesa di San Francesco, la Madonna Assunta di Macchiagodena Matese (Isernia), l'Immacolata per l'omonima chiesa di Francavilla Fontana (Brindisi). Non mancò, ancora, nella sua opera, la produzione delle figure lignee per presepe, caratterizzate da eleganti forme neoclassiche e dai tratti somatici di tendenza verista, di cui restano mirabili testimonianze nel complesso presepiale, a grandezza naturale, composto dai gruppi della Natività, dei Pastori adoranti e dei Re Magi, nel Presepe della chiesa dei SS. Severino e Sossio. Altre sue figure presepiali si conservano nel Museo civico di Baranello (Campobasso) nonché in diverse collezioni napoletane. Morì a Napoli nel 1871.
Franco Pezzella
(da Il Sidicino - Anno XXIII 2026 - n. 1 Gennaio) |