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Indice Franco Pezzella
 
 
Fra Giulio Magnani, un Ministro Generale dei Francescani
vescovo di Calvi
 
 

Fig. 1 - Giulio Magnani in una tavola
tratta da Effigies et series chronologica
Ministrorum generalium Totius Ordinis
S. Francisci Minorum Conventualium,
di Vincenzo Maria Coronelli, 1716
 

Tra gli ottanta e più vescovi che hanno retto la millenaria diocesi di Calvi attraverso i secoli, a partire da san Casto, martirizzato nel 66 d. C, fino ad Andrea De Lucia che dopo averla amministrata per ben 26 anni, dal 1792 al 1818, si trovò a guidare per altri 11 anni, dal 1818 al 1829, anche quella di Teano in seguito all'unione delle due sedi sancita con Bolla Apostolica "De utiliore Dominicae" il 28 giugno del 1818 da Pio VII - una figura di sicuro rilievo è senza dubbio rappresentata da Giulio Magnani, che fu vescovo di Calvi dal 1560 al 1565. Nato a Piacenza nel giugno del 1505, Giulio Magnani entrò giovanissimo nell'Ordine dei Frati Minori Conventuali, dei quali fu nominato, dopo aver conseguito il Dottorato in Sacra Teologia e aver partecipato come loro rappresentante alle sessioni degli anni 1545-1547 del Concilio di Trento, prima Procuratore Generale nel 1549, poi Vicario Generale Apostolico nel 1551 su nomina di papa Giulio III e infine Ministro Generale nel Capitolo di Genova del 1553, carica che avrebbe mantenuto per sei anni fino 1559. Con molta autorevolezza, nelle sessioni conciliari di cui sopra, fra Giulio Magnani, quantunque fosse presente nelle semplici vesti di socio e assistente del suo Ordine, non mancò di esternare le sue opinioni teologiche guadagnandosi la stima di molti confratelli, allorquando si stabilì, tra l'altro, in antitesi alle tesi luterane: che la rivelazione divina non fosse contenuta solo nelle Sacre Scritture, ma anche nell'interpretazione che ne facevano il clero e il papa; che i sacramenti erano sette e che erano validi e trasmettevano la grazia perché conferiti dal clero; che i vescovi e i parroci avessero l'obbligo di residenza nelle loro diocesi e parrocchie e che il clero dovesse ricevere una preparazione attraverso scuole specifiche, i seminari, nonché fosse tenuto a essere un modello di moralità e a educare il popolo. In proposito, qualche anno dopo, nel 1552, mentre svolgeva le funzioni di Vicario Generale Apostolico, fece stampare, verosimilmente nella stessa Trento, un sommario da utilizzarsi per confutare le eresie di marca luterana, il Compendium eorum, quae P. Praedicatores omnino docere, nulloque modo silentio praeterire debeant, per reue. & ill. dominos cardinales, à Sede Apostolica ad haereses reuellendas deputatos. Summatim omnibus praescriptum, atquehic in gratiam Praedicatorum Ord. Min. Conuen. à reuend. P. eiusdem ord. vicario generali apostolico in lucem aeditum
[Trad.: Compendio di ciò che i Predicatori devono assolutamente insegnare e in nessun modo tacere, a cura dei venerabili e illustri Cardinali, deputati dalla Sede Apostolica a confutare le eresie. Riassunto e prescritto per tutti, e qui, per il bene dell'Ordine dei Predicatori. Minimi Conventuali, pubblicato dal venerabile P. dello stesso Ordine. Vicario Generale Apostolico]
Nei sei anni, invece, in cui esercitò le funzioni di Ministro Generale dei Minimi, Giulio Magnani è ricordato per aver accolto nelle sue mani, su disposizione di papa Giulio III, il solenne giuramento con cui il futuro san Pietro d'Alcantara sottopose se stesso e la famiglia dei Frati Minori Scalzi - da lui fondata, nel 1517, dopo la divisione formale dell’Ordine francescano - alla sua obbedienza. Pertanto, il 17 luglio del 1560, l'anno successivo alla cessazione delle sue funzioni di Ministro Generale, in riconoscimento dei suoi servigi e delle sue qualità di “vir mitis, doctus et gravis” (uomo gentile, colto e austero), come avrebbero scritto di lui gli storici dell'Ordine, fu nominato da papa Pio IV vescovo di Calvi. Seguì la consacrazione episcopale che ebbe luogo il 28 luglio nella Basilica dei Santi Apostoli a Roma per le mani di Pompeo Zambeccari, vescovo di Valva e Sulmona e di Bartolomeo Capranica, vescovo di Carinola. Come riporta il cardinale Francesco Maria Sforza Pallavicino nel vol. III, libro XVIII, cap. I, p. 647 (ed. cons. Roma 1833) della sua Istoria del Concilio di Trento scritta nel 1656-57 con intento apertamente apologetico per controbattere l'analoga opera dello scomunicato servita Paolo Sarpi, secondo il quale il concistoro tridentino era stato solo un illusorio tentativo di risolvere i conflitti con gli eretici, Giulio Magnani, mentre era vescovo di Calvi, intervenne una seconda volta al concilio di Trento. Occasione ne fu la convocazione, il 21 luglio del 1562, di un incontro dei padri conciliari con la congregazione dei teologi per discutere se fosse opportune premettere ai canoni qualche enunciazione della dottrina circa il quesito “se Cristo nella cena sacrificò se stesso per noi”. Ebbene il Nostro, pur non esprimendo alcuna opinione in merito, si limitò solo a proporre che, essendo stati scritti molti libri in proposito, compito del Concilio doveva essere “un compiglio che desse perfezione alla fabrica”, come a dire che si mettesse in miglior ordine la materia. Ad ogni buon conto, circa cosa pensasse veramente dell'eucarestia non va dimenticato che pochi mesi prima, dopo l'ingresso in diocesi, aveva chiesto ed ottenuto, con una bolla di papa Pio IV - come ricorda nel verbale della sua Santa Visita dell'11 aprile 1583 il suo successore Fabio Maranta - l'istituzione nel duomo di una Confraternita sotto il nome del Corpo di Cristo “per maggiormente rendere onore e gloria al SS. Sacramento”. Ammirato dai suoi contemporanei come persona di grande virtù e somma pietà Magnani fu anche un accanito bibliofilo: sicché il predicatore siciliano Vito Pizza, un filosofo francescano conventuale che era stato tra l'altro condiscepolo di Sisto V e baccelliere nel ginnasio di Padova, gli dedicò il suo trattato De divino, et hvmano intellectv, et de hominis sensv, experipatheticis tracta…, edito nel 1553 a Padova per i tipi di Giovan Battista Amico, non mancando di sottolineare nella motivazione che era un uomo colto e stimato che si era saputo circondare da personalità di gran fama quali il suo concittadino Cornelio Musso, vescovo di Bitonto, noto ai contemporanei come concionatorum fulmen, «il tuono dei predicatori», nonché di due admirandos praesules, Ottaviano Preconio arcivescovo di Palermo e Girolamo Siracusano, ovvero Girolamo Beccadelli, vescovo di Siracusa. Il Nostro si spense a Teano il 25 settembre del 1565 ricevendo sepoltura, come riferisce il barone Antonio Ricca a p. 139 nelle sue Osservazioni sulle risposte del signor Zona Parte II, Napoli 1835, nella locale chiesa di San Francesco retta dai suoi stessi confratelli. Per di più il barone riporta, alla pagina successiva, il testo di un'epigrafe che sarebbe stata posta sulla sepoltura. Senonché di questa iscrizione non c'è traccia alcuna per cui viene da pensare - per il pressoché quasi identico dettato che si legge sul monumento funebre eretto dal reverendo omonimo nipote nella chiesa di San Francesco a Piacenza - che, in realtà, la scritta riportata si riferisse a questa ultima, e che il Ricca abbia operato una confusione in proposito, verosimilmente sulla scorta di qualche appunto che aveva letto nei manoscritti del vescovo Capece Zurlo, cui, pare, abbiano attinto a piene mani sia lui che Mattia Zona, l'altro storico di Calvi. In ogni caso sul monumento funebre piacentino, la lapide in oggetto - sostenuta da due triglifi dentellati e da un cherubino a rilievo centrale, sormontata da un riquadro originariamente contenente un'effigie del defunto in rame fiancheggiata da motivi a voluta e coronata da una trabeazione con triglifi laterali e un piccolo fregio iscritto con borchie - recita, con chiari intenti celebrativi:
IULIO MAGNANO PLAC(ENTIN)O VITAE/ INNOCE(N)TIA MOR(UM) INTEGRITATE/ EXCELLE(N)TIQUE THEOLOGO OPT(IM)IS MAX(IM)IS/ PONTIFICIBUS SUI TE(M)PORIS NO(N)/ MINUS CLARO QUAM RARO/ FAMILIAE FRANCISCANAE TOTO/ ORBE MINORIS ORDINIS SU(M)MO VIC(ARI)O/ POSTEA MAX(IM)O PREFECTO DEMU(M)/ VERO CALVE(N)SIU(M) DIGNISSIMO/ PO(N)TIFICI ANNO TA(N)DEM AETATIS/ SUAE LX ME(N)S(E) IIII NON SINE/ SUPERSTITU(M) LACHRIMIS THEANI/ MORTUO XXV SEPT(EMBRIS) MDLXV/ R(EVERENDUS) IULIUS MAGNUS PLAC(ENTINUS)/ EIUSDE(M) ORD(IN)IS THEOLOGUS/ NEPOS F(ECIT) F(IERI)
Il monumento, addossato al muro perimetrale della navata sinistra della chiesa nei pressi della cappella di San Giacomo, è concluso alla sommità con lo stemma del defunto tra volute e piccoli pinnacoli sferici. In mancanza di documentazione, il manufatto è attribuito a ignote maestranze locali.
Un'ultima annotazione per ricordare che il Magnani nel suo testamento istituì erede del proprio patrimonio l'ospedale degli Incurabili di Napoli, lasciando alla chiesa di Calvi solo un organetto da camera, un turibolo d'argento e alcune stoffe di raso, di cui gli emissari dell'ospedale, portatisi in diocesi per ritirare gli atti notarili, si impossessarono comunque fraudolentemente.

Franco Pezzella
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 7 Luglio)

Fig. 2 - E. Naurizio, Congregazione Generale
del Concilio di Trento nella Chiesa di S. Maria
Maggiore, Trento, Museo Diocesano Tridentino
(Foto da Wikipedia)
 

Fig. 3 - Compendium eorum, quae P.
Praedicatores omnino docere, nulloque
modo silentio praeterire debeant, per reue.
& ill. dominos cardinales,à Sede Apostolica
ad haereses reuellendas deputatos…
 
Fig. 4 - A. Mozzillo, Ritratto del
vescovo Magnani nella sagrestia
della cattedrale di Calvi Risorta
 
Fig. 5 - V. Pizza, De divino, et hvmano
intellectv, et de hominis sensv,
experipatheticis tracta…, Dedica
dell'autore al vescovo Magnani
 
Fig. 6 - Piacenza, Chiesa di S.
Francesco, Ignote maestrane
piacentine, Monumento funebre
al vescovo Magnani