Documenti mancano, invece, nei decenni successivi fino all’arrivo degli Aragonesi che, nel 1442, con Alfonso V Re d’Aragona, detto il Magnanimo, diedero origine al Regno di Napoli, mantenendo il trono sino alla fine del Quattrocento. Un primo documento di epoca aragonese che riguarda gli ebrei teanesi risale al 1452, allorquando tale Ventura de Liucio de Teano, risulta essere uno degli esattori ufficiali del donativo di 1000 ducati richiesto da Alfonso V d’Aragona, diventato intanto Alfonso I, agli ebrei per la conferma del privilegio di prestare denaro ad interesse (10). Un secondo documento, risalente al 1469, riporta che in quell’anno gli ebrei teanesi, invocando alcuni capitoli concessi alle altre comunità regnicole, si astennero dal pagare la tassa del sale ed altre imposte, sicché la Camera della Sommaria, l’organo amministrativo che presiedeva alle imposizioni fiscali delle Università (i Comuni), su ricorso dei governanti della città, dopo aver ribadito che gli ebrei non potevano godere di benefici maggiori di quelli goduti dai cristiani, ordinò che essi attemperassero agli obblighi fiscali comuni. Per inciso si ricorda che gli ebrei teanesi erano esentati dal pagare tasse per le industrie, ossia per le attività produttive che svolgevano, come riportano alcuni documenti della Camera della Sommaria del 1478 a favore di tale Sabatuzo di mastro Vitale di Marzano, con i quali si faceva ammenda, ai governanti locali, di richiedere al prescritto solo i contributi fiscali dovuti per i beni stabili che possedeva a Marzano e per gli introiti di altra natura, così come avveniva per i correligionari delle vicine città di Sessa e di Teano (11). Non è dato sapere, invece, a tutt’oggi, per mancanza di testimonianze documentarie e materiali, quale zona di Teano fosse abitata dalla comunità giudaica, né, tantomeno se si avvalesse di una sinagoga per l’espletamento del culto.
Si può ipotizzare che essa si stanziasse, sin dalle sue origini, immediatamente a ridosso del centro laddove operavano i teanesi dediti ai commerci e quindi più bisognevoli di capitali da investire. Come anche si può ipotizzare che questa colonia si sia fortemente depauperata nel numero in seguito alle minacce che, nel 1494, le autorità cittadine dovettero verosimilmente muovere - sull’esempio di quanto andava accadendo nelle città di Capua e Lecce - nei confronti degli ebrei circa la pretesa di costringerli a «imprestare certa quantità di denaro sencza pigno et sencza interesse». Per quanto concerne la presenza di piccoli nuclei di ebrei nelle altre località dell’agro sidicino - caleno essa è attestata a Calvi, dove, nel 1452, un esponente della comunità, tale Dattilo de Mele, anticipò insieme ad altri ebrei facoltosi la somma di 1000 ducati offerta ad Alfonso I d’Aragona dai giudei per riottenere il privilegio di prestare denaro a interesse che il re aveva loro revocato. In quell’anno il sovrano ordinò, infatti, che al pagamento della somma, e alle spese per la sua esazione, partecipassero tutti i giudei del Regno che praticavano il prestito a interesse o che intendevano dedicarsi ad esso, pena l’interdizione di tale attività (12). Per quanto concerne la presenza giudaica in altre località dell’agro sidicino-caleno, mentre di Marzano si è già scritto pocanzi, va registrata la loro presenza a Vairano, dove il 17 giugno del 1483, è attestato quella di tale Abram iudeo, a cui Ioanne Gattone, abitante dello stesso luogo, aveva dato in pegno, per un prestito di tre tareni, un mensale e quattro tovaglie di lino, di cui una lavorata (13), e, ancora, quella, tre anni dopo, di Abraham de Pedimonte de Teano (l’attuale Piedimonte Massicano), rilevato come debitore della somma di 230 ducati nei confronti della Regia Corte, per la tassa dovuta dagli ebrei del Regno (14).
Nel 1494, mentre regnava Federico II, succeduto dopo una serie di avvicendamenti dinastici al padre Alfonso II, re Carlo III di Francia, facendosi forte di un lontano diritto ereditario al trono di Napoli di natura agnatica (in quanto parente, cioè, in linea maschile dei D’Angiò-Valois), scese con le sue armate in Italia dando corso alle cosiddette guerre d’Italia.
Il 22 febbraio del 1495 entrò a Napoli e, approfittando della ritirata di Ferdinando II a Ischia, si fece incoronare re. Nel maggio dello stesso anno il sovrano spodestato riuscì, però, aiutato dal re di Spagna, ad organizzare una controffensiva e, nell’arco di due mesi, scacciò i francesi da Napoli regnando fino al 1496. Gli successe il figlio di Ferdinando I, Federico, che con la sua morte, nel 1501, determinò di fatto l’estinzione della casa reale aragonese. Sicché, i francesi ritornarono alla carica conquistando Napoli nell’estate dello stesso anno con Luigi XII, che si fece incoronare re come Luigi II di Sicilia. Dopo quasi due anni di repressione, però, il 29 dicembre del 1503, l’esercito francese fu sconfitto nella battaglia del Garigliano dall’esercito spagnolo e pertanto, il Regno di Napoli cadde sotto il diretto controllo dei Reali di Spagna che lo governarono mediante dei viceré. Una inevitabile conseguenza della sottomissione alla Corona Spagnola del Regno di Napoli - fin lì sottoposto dalle precedenti dominazioni a legislazioni abbastanza tolleranti e accoglienti verso gli ebrei - fu la minaccia, sancita con l’editto del 23 novembre del 1510, dell’espulsione dal Paese per quanti non corrispondessero la somma di 300 ducati; una disposizione che faceva seguito a quella decretata, 18 anni prima, in tutto l’Impero spagnolo, sulla base di un clericalismo condotto con criteri pienamente oscurantisti, oppressivi e violenti dai sovrani cattolici. Come se non bastasse, nel 1535, il prezzo fu alzato per cui molti di loro furono costretti ad andarsene: entro il 1541 tutti gli ebrei che vivevano nel Regno di Napoli furono espulsi. Molti ripararono nell’Impero Ottomano, alcuni ad Ancona, altri ancora a Ferrara, bene accolti dal duca Ercole II d’Este (15).
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Note
(10) J. MAZZOLENI (a cura di), Il «Codice Chigi». Un registro della cancelleria di Alfonso I d’Aragona re di Napoli per gli anni 1451-1453, Napoli 1965, pp. 332-333, n. 333.
(11) C. COLAFEMMINA, Documenti per la storia degli ebrei in Campania (II), in «Sefer Yuhasin» 3 (1987), pp. 74-79, docc. 17-18 -19, alle pp. 74-76.
(12) J. MAZZOLENI, o. cit., pp. 322-323, doc. 333; A. SILVESTRI, Gli ebrei nel regno di Napoli durante la dominazione aragonese, in «Campania sacra», n. 18/1 (1987), p. 54.
(13) N. NUNZIATA (a cura di), Aversa. Notai diversi 1423-1487, Napoli 2005, p. 105, doc. 100.
(14) ASNa, Camera della Sommaria, Petizioni e significatorie dei relevi 7, fol. 147v.
(15) 1510/2010 Cinquecentenario dell’espulsione degli ebrei dall’Italia meridionale, Atti del convegno internazionale di Napoli, Università “l’Orientale” - 22-23 novembre 2010, a cura di Giancarlo Lacerenza, Napoli 2013. Franco Pezzella
(da Il Sidicino - Anno XXI 2024 - n. 10 Ottobre) |