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Un eufemismo da capire

 

Non si può tralasciare, in un mondo parolaio in cui ognuno ha la libertà di crearsi un proprio vocabolario, per ricchezza oscura anche quello della Crusca, di soffermarsi con attenzione su di una parola, innocua nel suo annunziarsi ma pericolosa e funesta se contestualizzata.
La si sente pronunciare con frequenza e con insistenza perché deve diventare, spero solo per pochi cultori di un fanatismo identitario, parola vessillo per il riacquisto di quella omogeneità etico culturale che gli immigrati stanno erodendo dalle nazioni europee in cui sono accolti.
Il mito della omogeneità etico culturale già ha prodotto ferite profonde nella civile Europa trasformandola, nella prima metà del secolo scorso, in campo di battaglia per imporre questo mito funesto e nello stesso tempo temerario.
Le sofferenze dei popoli europei e le distruzioni subite sono, non a chi porta ancora i segni sulla propria pelle, ricordi relegati in qualche libro ammuffito di storia e sono così sbiaditi che nel nome della libertà conquistata qualche nostalgico, ogni giorno che passa il suo numero aumenta, ne riscopre il suo utilizzo iniettando in chi lo segue un facile egoismo di difesa di identità di popoli e di razza che poco regge in un mondo globalizzato.
I fanatisti identitari hanno un loro scopo preciso: incutere paura e alimentare odio in chi crede negli asini che volano e convogliare la loro paura ed odio nella scelta di sostenere, con il proprio voto, partiti appositamente creati come apparente baluardo contro eventuali “invasioni” (da chi?) e sostituzioni etniche (quali?).
Si è scelta, come bandiera e sintesi di questo male oscuro ed insanabile, una parola che racchiude in sé il peggio della storia dell'umanità: remigrazione.
Un elegante e minaccioso eufemismo, per non dire in modo chiaro che tutti coloro che non appartengono all'etnia del paese dove risiedono, gli immigrati, devono essere rispediti con le buone o con le cattive nei loro paesi di origine.
Si portano, per avvalorare queste loro farneticanti teorie, argomentazioni ingannevoli ma che fanno presa su coloro che vedono nell'immigrato il male peggiore del proprio vivere.
Limito l'analisi al nostro Paese per allargare, in altre occasioni, lo sguardo oltre i nostri confini.
Nel nostro Paese nel 2025, seguendo ciò che i partiti xenofobi tedeschi e austriaci hanno deciso sull'immigrazione, si è costituito il Comitato Remigrazione e Riconquista che sta raccogliendo le firme per presentare in Parlamento una legge di iniziativa popolare in merito.
Lascio a chi è interessato leggere il contenuto della proposta di Legge che verrà presentata in Parlamento, ma da una lettura attenta è anch'essa un colossale eufemismo che nasconde la caccia all'immigrato per Legge per rispedirlo nel suo paese d'origine e realizzare il sogno della riconquista etnica del Paese.
Dai dati accessibili a tutti perché pubblicati il 01/01/2025 dal 31simo Rapporto sulle Migrazioni dalla Fondazione ISMU –ETS la presenza di immigrati in Italia, secondo il Rapporto citato, è di 5 milioni e 898 e rappresenta il 9,19% della popolazione del Paese di cui 188 mila non residenti e 330 mila irregolari che è il 5,79 del totale
Gli immigrati comunitari 1 milione e 53 mila sono rumeni e 72 mila polacchi, mentre non comunitari e non di pelle nera 414 mila sono albanesi, 412 mila marocchini, 311 mila cinesi e 287 mila, forte è la presenza femminile, sono ucraini. Il numero residuo è composto da immigrati dai paesi africani, asiatici e dalle nazioni Centro e Sud America.
Il 10% della forza lavoro del Paese è rappresentato da 2 milioni e 400 di immigrati residenti che versa contributi Inps di 11 miliardi e 500 milioni pari al 5,2 %del totale incassato.
I versamenti Irpef degli immigrati su un totale di 155 miliardi e 200 milioni sono 7 miliardi e 200 e cioè il 4,6%, mentre i tributi su 40 miliardi e 200 milioni gli immigrati versano 3591 miliardi e 405 milioni pari al 8,5%.
Da questo quadro, pur sintetico, la popolazione attiva e produttrice di reddito degli immigrati rappresenta il 10% dei residenti ed il gettito fiscale complessivo e superiore ai 20 miliardi di euro.
I patrioti, un altro eufemismo per non dire odiatori degli immigrati, e i fanatisti identitari conoscono questi dati economici omogenei in tutti i Paesi europei ma li tacciono enfatizzando molto sull'accoglienza degli immigrati che sottrae i fondi del welfare state destinato alla popolazione del Paese.
Chi legge queste ovvie considerazioni su dati economici ufficiali che non possono essere manipolati ad usum delphini capisce che avere immigrati residenti attivi è un beneficio per il Paese che li ospita.
Questo beneficio economico, comune a tutti i Paesi europei che soffrono un declino demografico inarrestabile, non è considerato dai patrioti un ritorno utile e stabile per il benessere dei propri abitanti, ma una ragione in più per attuare il disegno iniquo della remigrazione e troncare quell'assimilazione graduale tra nativi e immigrati.
Per i patrioti e i fanatisti identitari avere gli immigrati nel proprio Paese è una sciagura ed una minaccia perché prolifici minacciano l'integrità etnica, rubano il lavoro ai residenti, violentano le donne, organizzano bande per aggredire e derubare, sottraggono risorse allo Stato per la loro assistenza ed il loro sostegno.
Gli immigrati, secondo la proposta di Legge, devono accettare come un processo “pacifico e di mutuo beneficio”, belle parole ma dense di odio razziale, il ritorno nei loro Paesi di origine per riunirsi alle loro famiglie, provvedere allo sviluppo economico e sociale del loro Paese senza subire l'alienazione delle società occidentali di accoglienza.
Per chi rifiuta, l'alternativa è quella del trasferimento forzato, un altro eufemismo per non dire deportazione, in Paesi africani disponibili a creare centri di accoglienza finanziati dai Paesi che rifiutano la presenza degli immigrati nei loro territori.
Si vuole con un colpo magistrale realizzare la mitica purezza di razza, Hitler è il loro maestro e sui loro corpi portano i simboli nefasti del nazismo, riportare nei loro Paesi d'origine tutti gli immigrati facendo credere, non siamo nei paesi dei balocchi, che essi potranno essere protagonisti di rinascita economica nei loro villaggi e nelle loro città o relegarli con la forza nell'inferno di Paesi compiacenti e avidi di speculare sulla pelle di esseri umani senza alcuna protezione.
Se i patrioti ci libereranno dalla presenza degli immigrati chi andrà nei campi a raccogliere l'oro rosso, i pomodori, a tenere le stalle efficienti per la produzione del latte e della carne, a dissodare la terra per la semina, a curare la raccolta della frutta e degli ortaggi e ad accettare lavori più odiosi e usuranti che i puri di razza nostrana si rifiutano perché faticosi ed abbrutanti?
I nostri anziani, come quelli di tutta Europa, a chi saranno affidati per la loro sopravvivenza dignitosa quando le famiglie li rifiutano nell'assisterli e le strutture pubbliche sono insufficienti e fatiscenti? Per i patrioti e i fanatisti identitari una soluzione ci sarebbe ma tacciono in proposito. Chi legge queste note e conosce la storia di un passato recente comprende il baratro in cui si cadrebbe.
Il rapporto annuale dell'Osservatorio Nazionale Domina sul lavoro domestico certifica che il 30% dei collaboratori domestici (colf) ed il 52,2% degli assistenti famigliari (badanti), maggioranza donne, sono immigrati residenti, una forza lavoro utile che aiuta le famiglie nell'assistere i loro anziani bisognevoli di ogni aiuto in mancanza di opere di assistenza previste ma non operanti.
Per riempire il vuoto che i migranti lasceranno perché costretti a remigrare, propongono di concedere oltre 3 mila euro per ogni nuova nascita per stimolare il ripopolamento del nostro Paese al di sotto del tasso minimo per nascite.
Si ritorna ad una storia già vissuta camuffata da un patriottismo anomalo: ogni donna deve mettere al mondo quanti più figli gli è consentito per sostituire i neri e fare grande la Patria.
Le donne non patriote accetteranno il ruolo di fattrici permanenti?
Certo queste idee populiste e remigrazioniste fanno sempre più presa su persone che si sentono tradite ed abbandonate da governi che hanno promesso durante le loro campagne elettorali di fermare il flusso migratorio sino ad erigere i muri nel Mediterraneo e sigillare i confini terrestri perché nessun migrante potesse oltrepassarli.
È stato un fallimento per tutti i governi perché è mancata la seria volontà di affrontare l'immigrazione come problema epocale da governare e non da combattere.
Non si può fermare il vento con le mani e non si può reiventare la storia dell'uomo che è stato sempre un migrante.

Giuseppe Toscano
(da Il Sidicino - Anno XXIII 2026 - n. 7 Luglio)