Non bastasse tutto ciò che sta accadendo per volontà di un guitto della nuova commedia umana, parlo del Presidente degli Usa che ne inventa sempre una per minacciare e terrorizzare un mondo pauroso ed inetto, ci si mettono, i guitti imitatori non mancano mai, anche chi ha cariche di governo della nostra Repubblica che dà fiato alla propria bocca per dare libera uscita a sciocchezze che rasentano l'assurdo.
La nemesi di ricordi rivive nell'inconscio di questi uominicchi e li costringe a dire, anche se fingono di non volere, ciò che veramente pensano o che volutamente altri impongono di dire e di fare.
Sono degli esecutori di ordini che mettono sotto i tacchi delle loro scarpe la loro dignità di uomini e di ministri.
Non si scopre l'acqua calda e né si possono prendere lucciole per lanterne quando con sfida e a spintoni un ministro della Giustizia, magistrato di lungo corso, ha fatto approvare da una maggioranza blindata ed interessata l'abolizione del reato dell'abuso di ufficio.
Nel nostro Paese ogni responsabile della res publica nell'esercizio delle sue funzioni se procura a sé o a altri un ingiusto vantaggio patrimoniale o arreca un danno ingiusto nell' esercizio della propria funzione abusando della sua posizione che occupa, con l'abolizione dell'abuso d'ufficio non è più perseguibile.
Questa norma salva delinquenti pubblici è stata giustificata per ridurre la cosiddetta “burocrazia difensiva” cioè la tendenza dei funzionari pubblici ad evitare decisioni per timore di responsabilità penali e garantire magari certezza giuridica.
Le cronache giudiziarie, dall'abolizione del reato d'abuso d'ufficio, sono ogni giorno, piene di nomi di uomini pubblici che hanno nelle mani la gestione della res pubblica, sicuri dello scudo giudiziario creato per loro, commettono reati corruttivi ben superiori ai reati di abuso di ufficio.
Il Parlamento europeo nel dicembre del 2025 ha adottato una direttiva anticorruzione che stabilisce le fattispecie di corruzione che devono essere qualificate come reati dai paesi UE, tra cui il reato d'abuso d'ufficio.
Una direttiva da attuare per non incorrere in sanzioni.
Il ministro della Giustizia, forse dopo un drink di troppo, ha dato una sua prima risposta da barzalettiere “non rintrodurremo il reato di abuso d'ufficio, se si parla di tenue o di modesta quantità perfino della droga non sarà una bestemmia parlare di modestia anche di cosiddette mazzette”.
Ha gettato l'amo in un mare pescoso per verificare la quantità di pesci che avrebbero abboccato, e molti hanno gustato l'esca e sono usciti allo scoperto, argomentando che ogni mazzetta corruttiva ha il suo peso e che si può chiudere anche un occhio, se non ambedue, su chi prende mazzette corruttive da ladri di polli.
Un pensiero perverso ed offensivo: un ladro è sempre un ladro, un corrotto è sempre un corrotto ed un corruttore è sempre un corruttore.
Nell'ultimo Decreto sulla sicurezza, ne sono stati fatti in abbondanza nel giro di tre anni ed ancora non siamo sicuri, una manina subdola e perversa ha aggiunto, già ad un Decreto fortemente contestato, un emendamento da ghigliottina.
Si è andato oltre i limiti del pudore umano e del sapere dell'abc giuridico oltraggiando la certezza della legge che garantisce il patrocinio attivo per qualsiasi imputato in un giudizio.
Se un avvocato difensore di un immigrato in giudizio convince il suo assistito a scegliere di remigrare nel suo paese d'origine gli viene riconosciuto un compenso di 615,00 euro.
Offendere il sacro e millenario diritto alla difesa di ogni persona umana dimostra un'ignoranza inaccettabile per chiunque si occupi di vita pubblica.
Esiste un'etica della politica nel nostro Paese fondata su valori condivisi, buona parte ispirata dall'umanesimo cristiano, che non può essere stralciata e buttata alle ortiche perché il Governo ha clamorosamente fallito nella politica anti immigratoria.
Considerare gli avvocati alla stregua di “agenti governativi”, così come criminalizzare i soccorritori del mare, non si scontra soltanto con i valori fondanti della nostra Costituzione ma con il buon senso e con lo spirito di solidarietà che il popolo italiano ha dimostrato di possedere nei momenti più difficili della sua storia.
A questi governanti della nostra Repubblica il risultato dell'ultimo referendum sulla divisione delle carriere dei magistrati, così è stato venduto e pubblicizzato mentre aveva come scopo la destrutturazione dell'intero comparto della Giustizia in Italia, non ha insegnato nulla visto la protervia che usano, in modo ciclico come un mantra, utilizzando mezzi e mezzucci, a volte apparentemente semplici e convincenti, per giustificare il loro fallimento.
Questa volta si sono traditi e hanno dovuto subire l'onda della loro superbia ed incapacità grazie all'attenta presenza di garanzia del Presidente della Repubblica.
Hanno dovuto confezionare ed approvare in contemporanea con il Decreto incriminato un altro Decreto foriero di un altro pasticcio perché se non verrà approvato, non è un'ipotesi assurda, si applicheranno le decisioni contenute nel Decreto incriminato.
Di fronte a tanti pasticci figli dell'incompetenza e dell'arroganza, necessita porci una domanda, alcuni potrebbero considerarla offensiva o inutile, se chi governa questo nostro Paese conosce, non dico la Costituzione, alcuni di loro giurano su di essa per sedersi sulla poltrona promessa e concessa ma se potessero la butterebbero dalla finestra, ma almeno le consuetudini, non parlo delle norme giuridiche, che reggono le attività fondamentali della vita pubblica di uno Stato democratico.
Le cronache giornaliere, depurate da quelle chiaramente false costruite ad arte da chi si diverte, approfittando di fatti ed episodi nebulosi per contenuti, testimoniano ancor di più che ormai non esiste un freno prudenziale nell'affrontare situazioni scabrose bisognose di approfondimento per evitare pasticciacci che ridicolizzano le istituzioni che sono coinvolte.
Non esiste nemmeno un freno alla fantasia inventiva di chi dovrebbe avere i piedi ben piantati per terra perché dalle loro scelte e decisioni dipende la vita quotidiana di ogni cittadino della Repubblica.
Non ultimo il pasticcio della concessione della grazia concessa dal Presidente della Repubblica ad una donna condannata per lo sfruttamento alla prostituzione e peculato per motivi umanitari e che in un tempo, non tanto lontano, ha riempito pagine di gossip come protagonista delle cene eleganti di un Presidente del Consiglio.
Il motivo umanitario di assistenza al figlio adottivo bisognoso di cure pur vero è stato studiato a proposito per costruire una narrazione artificiosa, se non falsa, per l'ottenimento della grazia presidenziale.
Si indaga, ma la prepotenza ed il senso di sfida alle istituzioni non mancheranno per giustificare quest'altro pasticciaccio.
Giuseppe Toscano
(da Il Sidicino - Anno XXIII 2026 - n. 5 Maggio) |