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Il bambino con il berretto di lana blu

 

Non è sfuggita a nessuno una foto che i media ed i social hanno pubblicato di un bambino spaurito e perplesso con un berretto di lana blu in testa ed uno zainetto alle spalle alla periferia di Minneapolis (Usa), ritto vicino ad un suv degli agenti dell'ICE, un'agenzia federale degli Usa creata per rinforzare i controlli dei confini del paese e lottare contro l'immigrazione clandestina.
Liam Ramos, di cinque anni appena uscito dalla scuola, guardato a vista da un gruppo di agenti dell'ICE in tenuta militare e con volto coperto, strettamente sorvegliato come un delinquente, anzi un terrorista.
Ogni giorno, in questo primo mese del 2026, gli agenti dell'ICE, un'agenzia speciale istituita dai vari governi degli Usa che si sono succeduti negli ultimi venti anni, usano questi metodi violenti per frenare e combattere l'immigrazione clandestina e rafforzare la sorveglianza dei confini del paese.
Fermare un bambino di cinque anni all'uscita della scuola e ridurlo in stato di detenzione per arrestare il padre ed il resto della famiglia ha provocato reazioni violente in chi crede ancora nei valori di libertà garantiti della Costituzione americana.
Due giorni dopo è stata arrestata una bambina di due anni con il padre ed anche loro sono stati caricati su di un aereo e portati nel Texas nel carcere di detenzione di Sant'Antonio in attesa di essere espulsi.
I bambini, figli di immigrati considerati clandestini, scelti come esche per arrestare tutti i componenti della famiglia, clandestini o meno, sono usati per operare una remigazione di massa forzata di intere famiglie del Centro e Sud America.
Queste famiglie hanno creduto anche loro, come chi li arresta con violenza e disprezzo, nel sogno americano ed hanno lasciato i loro paesi ridotti in miseria da dittatori senza scrupolo e senza anima.
La maggior parte dei loro parenti immigrati regolari hanno votato, ora se ne pentono amaramente, un Presidente che in campagna elettorale della remigrazione ne ha fatto un punto irrinunciabile.
Hanno creduto in quell'uomo, lo hanno applaudito e sostenuto con il loro voto credendolo l'unto del Signore ed ora ne pagano le conseguenze anche loro.
L'episodio del piccolo Liam Ramos è la punta di quell'iceberg di violenza che senza freni e controlli viene usato per arrestare gli immigrati clandestini e tutti coloro che si oppongono alla realizzazione di un disegno inumano teorizzato nella Convenzione repubblicana di Milwankee di ridurre a qualsiasi costo l'immigrazione clandestina, sigillare i confini degli Usa e difendere in modo assoluto l'economia americana.
Questo programma non è stato tenuto nascosto ma è stato ampiamente propagandato in tutte le sedi e le piazze negli Stati Uniti da un uomo, l'attuale inquilino della Casa Bianca, che non aveva accettato la sua sconfitta elettorale nel 2021 e aveva con la forza organizzato l'occupazione di Capitol Hill per costringere gli eletti a non ratificare l'elezione a Presidente del suo avversario.
Gli statunitensi e i popoli del mondo hanno visto e vissuto ciò che è accaduto il 06/01/2021 quando la Save America March, la marcia per salvare l'America, si trasformò in un assalto feroce ed impietoso del Campidoglio, cuore della vita democratica del paese.
Fu presagio di un cambiamento violento della società americana che ha trovato il suo terreno fertile con l'elezione a suo Presidente di chi aveva guidato quell'assalto.
Lo hanno votato, pur avendo assistito all'assalto dei suoi invasati patrioti a Capitol Hill, con convinzione perché dalle urne è uscito eletto e legittimato a governare la più forte ed importante potenza economica e militare del mondo, da una valanga impetuosa di voti che ha minimizzato e ridicolizzato la sua avversaria.
È stata cancellata da quest'uomo che si crede re o vuol essere re dal vocabolario americano la parola “compassione” o l'atteggiamento compassionevole di chi ha il potere e lo concede, un fondamento di vita che ha sempre mitigato dalla sua nascita la nazione americana nata dalla violenza delle conquiste delle frontiere che ha portato alla cancellazione della nazione indiana.
A ciò si accompagna la riaffermazione di una volontà sovranista che non ha avuto nella storia degli Usa qualcosa di simile. Considera il mondo, i popoli, le nazioni e tutto ciò che è palpabile ed esistente legittima proprietà degli Usa da venirne in possesso con le buone o con la forza quando lo si decide per la difesa della nazione americana.
Tutto è americano come la pensava il generale, in verità aveva solo il brevetto e non la nomina, del 7 Cavalleria George Armstrong Custer, eroe discutibile della pulizia etnica delle tribù d'America.
Non ci riuscì.
Nel 1868, sul fiume Washita (Oklahoma) sconfisse con l'inganno il debole credulone capo Cheyenne Pentola Nera, ma a Little Bighorn nel 1876 il capo dei Sioux Cavallo Pazzo, guidando i guerrieri di tutte le tribù che aveva chiamato a raccolta, distrusse il 7 Cavalleria e lo stesso Custer trovò la morte.
Lo trovarono nudo con i soli calzettoni ai piedi circondato dai cadaveri di quei pochi che l'avevano difeso.
Così gli uomini dell'ICE, per lo più giovani inesperti, ne sono circa ventimila, assetati di violenza e senza freni, con il volto coperto e ad armi spianate, su ordine di chi li guida, scelgono le città in cui agire, individuano i quartieri e fermano, per arrestare senza un giusto mandato, chiunque, per loro, possa essere considerato immigrato illegale.
Si cerca di sfuggire a questa caccia aperta con fischietti e messaggi telefonici che annunciano l'avvicinarsi di questi squadroni e quando questo non basta anche affrontarli e chiedere loro spiegazioni delle loro azioni.
Tutto è inutile se si ha il colore della pelle un po' diverso e se si abita in quei quartieri designati covi di immigrati clandestini.
Non ha spinto a modificare il comportamento di chi dirige questa scheggia criminale impazzita dell'ICE le morti di Renee Nicole Good, giovane madre di tre figli e dell'infermerie Alex Pretti considerati criminali e terroristi perché protestavano, fra tanti, a viso aperto contro la prepotenza criminale degli agenti dell'ICE a Minneapolis.
Ora sotto la direzione dello “zar delle frontiere” Tom Homan l'attività degli agenti è diventata più selettiva e l'attenzione è rivolta a chi attraverso i media ne racconta le loro gesta quotidiane.
Don Lemon giornalista della CNN è stato arrestato perché presente ad una manifestazione di protesta anti-ICE nella chiesa di S. Paul di Los Angeles. Di lui ne sappiamo di più perché Jane Fonda, famosa attrice americana, ne ha difeso pubblicamente la sua onestà ed imparzialità.
Altri giornalisti hanno subito lo stesso trattamento perché considerati terroristi e i giornali, ormai quasi tutti asserviti al potere, sono stati zittiti a non rivelarne il vero motivo.
Per le strade delle città americane le proteste continuano per tener vivo e difendere quella speranza del sogno americano del piccolo Liam Ramos accompagnate dalle note della canzone di Bruce Springsteen “Streets of Minneapolis”.
“Oh nostra Minneapolis, sento la tua voce/Cantare attraverso la nebbia insanguinata/qui nella nostra casa hanno ucciso e vagato/nell'inverno del '26. Prenderemo posizione per questa terra e per lo straniero in mezzo a noi/ricorderemo i nomi di coloro che sono morti/per le strade di Minneapolis/ricorderemo i nomi di coloro che sono morti/per le strade di Minneapolis”.

Giuseppe Toscano
(da Il Sidicino - Anno XXIII 2026 - n. 2 Febbraio)