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L'anno che verrà - Le suggestive previsioni

 

L'anno 2025 è ormai alle spalle e si è entrati nel nuovo anno 2026 e si è letto e si legge dovunque un esasperato desiderio in modo chiaro ed inequivocabile, condivisibile o meno, di cancellare dal proprio vissuto un anno considerato contraddittorio per la complessità degli avvenimenti accaduti, a volte inspiegabili dall'uomo medio della strada, e per le speranze deluse.
Si coglie in pieno, tra le varie spiegazioni addotte, la delusione per una spensieratezza sperata e ricercata, per non dire il rifiuto di vivere la quotidianità che ognuno si porta con sé.
Ci si rimprovera il fallimento di obiettivi solo pensati o immaginati confermando la volontà, oltre al desiderio innato, di cancellare quell'incertezza del vivere che tiene teso il filo rosso della nostra vita e che è la forza che vive dentro di noi per essere gli unici artefici del nostro futuro.
Leggo in quelle frasi, alcune anche convincenti, un addio all'anno 2025 a non più rivedersi e un profondo desiderio, suggestivo ed auspicabile al termine di un anno, di iniziare un anno nuovo sotto auspici i più positivi possibili per acquisire energia e convinzione, con il trascorrere dei giorni dell'anno, di costruirsi un orizzonte di vita chiaro e leggibile tale da cancellare il negativo e minaccioso vissuto della vita e aprirsi la strada per un futuro, anche quello quotidiano, privo dell'ansia della sofferenza e delle rinunce.
Questi pensieri, oltre a leggerli sui social che oggi vanno per la maggiore, si leggono in modo particolare nelle rughe fitte della fronte di chi per strada ti incontra e con poco entusiasmo risponde al tuo saluto e, con un sorriso tra l'ironico e l'irritato, mastica una risposta poco convincente e poco condivisa se gli auguri un anno nuovo diverso da quello ormai terminato.
Per chi ha avuto tra le mani quel dialogo straordinario di G. Leopardi ”Il dialogo di un venditore di almanacchi e il passeggere”, chiedo venia a chi considera questo Autore scaduto come la confezione di un dado da brodo e per nulla proponibile a chi ormai è stato sulla luna e vola per il pianeta Marte, capirà quell'ancestrale desiderio del rifiuto di un passato, pur buono e favorevole, per assaporare, pur non ancora disponibile e reale, un futuro, il divenire della nostra esistenza, che si può solo immaginare.
È un venditore infreddolito che al solito posto della piazza del suo paese, un posto scelto perché strategico per i passanti, vende gli almanacchi, non i calendari dei nostri giorni che vengono regalati ai clienti di una qualsiasi salumeria ma con informazioni interessanti ed accattivanti come indicazioni astronomiche, geografiche, agresti, legate al sapere occulto dei contadini, e tradizioni popolari ma soprattutto astrologiche con i relativi oroscopi, un moderno Frate Indovino.
Pur tra le difficoltà di una vendita difficile, vende un futuro che contiene tutto e niente, non rifiuta di rispondere ai suoi avventori che gli domandano se l'anno previsto dal suo almanacco sia migliore di quello passato.
Il venditore degli almanacchi, deve pur vendere la sua merce per sbarcare il suo lunario, non ha alcun dubbio nel dire all' avventore di turno che il nuovo anno sarà un anno migliore di quello appena trascorso.
L'acquirente sa che quel venditore infreddolito ha venduto gli almanacchi anche negli anni addietro e si fida di lui che gli assicura un anno nuovo diverso da quelli precedenti e compra il suo almanacco.
Compra un futuro che solo la sua fantasia può immaginare e se ne va felice.
Se si esce in questi giorni di freddo e di vento e si va in piazza per incontrare quel venditore di almanacchi e comprarne uno per fantasticare sul nostro anno che verrà o che è appena iniziato è come ricercare nei cassetti della nostra memoria i ricordi delle favole dei nostri nonni,
Possiamo solo chiudere gli occhi e sognare la sua presenza infreddolita e nulla più.
Si è costretti, se si vuole sognare, almeno per i primi giorni del nuovo anno, usufruire ciò che la modernità ci offre consegnandoci nelle mani dei moderni piazzisti dei sogni che spopolano, in questi giorni, in radio o in televisione.
Nei programmi radio e televisivi e sui social personaggi noti e conosciuti, pifferai di Harlem, si trasformano in moderni Nostradamus e con le loro fantastiche bugie interpretano mesi e segni zodiacali formulando oroscopi.
Alcuni di loro si dichiarano divinatori quasi profetici, indorano così bene le loro chiacchere da farle apparire veritiere tali da condizionare comportamenti e scelte di vita, per un po' di giorni sino a quando tutto il sogno svanisce di fronte alla crudezza quotidiana del vivere.
È un mondo di ciarlatani e lo si nota anche tra coloro che sono i maestri affermati delle previsioni che interpretano i movimenti dei pianeti ed i transiti principali dell'anno,
Con la loro spudorata preparazione all'inganno condizionano l'ansioso, il sognatore, l'insoddisfatto, il deluso, l'arrampicatore sociale, il guerrafondaio ed altri soggetti che popolano l'universo mondo di chi crede che la Terra sia ancora piatta e non rotonda o quasi.
Riassumo, per non tediare ulteriormente, una previsione fatta da maghi affermati, chiedo venia del titolo, che tutti possono trovare sui social se sono scampati dall'afflizione di vederli in un programma televisivo dietro i tavoli pieni di prelibatezze anticipatrici della grande sciarada del mago.
“Il 2026 non sarà un anno qualsiasi: si presenta come soglia evolutiva, una linea netta tra ciò che siamo stati e ciò verso cui possiamo crescere. Nei transiti dei pianeti si delinea un messaggio comune per i dodici segni zodiacali: il cambiamento non è solo un'opzione, diventa una necessità. Possono aprirsi connessioni nuove, visoni inedite e possibilità prima impensabili. Il terreno può sembrare incerto, ma proprio lì c'è il potenziale più grande: fidati del processo, resta aperto e osa.”
Non ho capito un granché di questo dotto ma arzigogolato pronostico e se qualcuno che mi legge ne riesce a coglierne il senso gli sarei grato se me lo partecipasse.
Ho voluto andare oltre, forse anch'io toccato da questo pifferaio magico, e ho voluto ascoltare e leggere ciò che ha previsto per il mio segno zodiacale, un segno forte di acqua, per l'anno che è iniziato e che verrà.
Mi è sembrato udire la voce della Sibilla di Cuma, sacerdotessa di Apollo, che rispondeva al soldato che andava in guerra in modo sibillino (sic!) lasciandogli la libertà di spostare una virgola che cambiava l'esito del responso “Andrai, ritornerai, non morirai in guerra” “Andrai, ritornerai non, morirai in guerra”.
Il desiderio che il domani deve, per ragioni inspiegabili, essere diverso del presente è innato in ognuno di noi e non lo si può annullare e condizionare ma bisogna rafforzarlo per rendere la vita di ognuno di noi accettabile anche nei momenti, ne saranno sempre molti, in cui le stelle che ci accompagnano, non mi confondete con i maghi dell'effimero e dell'inganno, sembrano abbandonarci.
È auspicabile e possibile se gli astri dei nostri maghi non si nascondono dietro le nuvole perché sorpresi in fallo per le loro bugie ingannevoli lasciando gli umani disorientati e in balia di loro stessi, come i fatti di ogni giorno ci raccontano.
Sarà un domani, un anno che verrà, crudo e violento, i primi assaggi li si vedono già in questi primi giorni del nuovo anno.
Gli astri interrogati dai maghi hanno promesso il tutto e il niente e siamo rimasti soli che con coraggio dobbiamo costruire giorno dopo giorno, superando difficoltà ed ostacoli, il nostro domani ed il nostro anno che verrà.
Ognuno di noi è l'amico a cui scrive il figlio della musica Lucio Dalla con la sua magnifica canzone del 1978 “L'anno che verrà”.
Scrive attraverso il filtro della sua immaginazione a noi che siamo oggi lontano da lui per farci riflettere sul nostro presente e sulla speranza del futuro.
Pur con la sua malinconia ci invita ad entrare con ironia in un mondo in contraddizione con sé stesso per immaginare, immergerci e sognare un futuro migliore e affrontare le contraddizioni della nostra vita presente.
Le magnifiche bugie dei nostri maghi servono solo ad inventarci qualcosa per poterci ridere sopra.

Giuseppe Toscano
(da Il Sidicino - Anno XXIII 2026 - n. 1 Gennaio)