Erano iniziate le prime piogge di un novembre freddo e piovoso e nella scuola dove andava ogni mattina Nicolino le maestre con i bambini si preparavano per vestire l'aula con i colori del Natale e i piccoli ad imparare le belle filastrocche per la recita natalizia.
Ad ogni bambino era stata affidata la consegna di chiedere al proprio nonno di raccontargli una favola, di impararla e poi recitarla dal piccolo palco posto vicino alla lavagna.
Nicolino aveva la fortuna di avere il suo nonnino che lo aspettava quando usciva da scuola e quel giorno correndogli tra le braccia, come spesso accadeva, gli disse, gridando, che la maestra voleva che gli raccontasse una sua favola di Natale per impararla e recitarla ai suoi amici nel giorno della festa di Natale a scuola.
Non era facile per nonno Piero trovare in un cassetto della sua memoria una favola che potesse piacere a Nicolino e che non lo facesse arrossire nel raccontarla ai suoi amici di scuola.
Furono giorni per nonno Piero di ricerca di una favola che suo nonno, quando lui era bambino, accanto al fuoco scoppiettante di un focolare in una serata di vento e di freddo, gli raccontò facendogli immaginare mondi pieni di fate, di gnomi e di animali che solo la fantasia del nonno poteva creare.
Ma non era più il suo tempo, quando i bambini sognavano con occhi spalancati e bocche aperte alle geniali ed ingannevoli invenzioni dei loro nonni. È il tempo in cui Nicolino ed i suoi amici non si lasciano più ammaliare da semplici racconti, essendo sempre alla ricerca di nuovi svaghi su smartphone o TV.
Il nonnino Piero pensò di raccontargli la favola che aveva ascoltato da suo nonno Angelo quando erano andati insieme in un campo sotto la montagna del suo paese dove vi erano tanti fiori con tanti colori e tra di essi spuntava un fiore strano con un gambo molto alto senza tante foglie e con un bocciolo giallo, strano e grosso diverso dagli altri fiori.
Lo si vedeva da lontano e Piero chiese al nonno perché c'era quel fiore che aveva la sua testa così in altro e che sembrava guardare con indifferenza gli altri fiori e si girava mentre gli altri erano fermi quasi timorosi di guardarlo.
Il nonnino Piero, come ricordava dalla favola raccontata dal nonno Angelo, sfogliò il libro della sua memoria e magicamente portò con mano Nicolino in un luogo magico di sogno.
Una bella fanciulla di nome Clizia, una ninfa figlia dell'Oceano, una mattina stava riposando sulla spiaggia quando vide un bellissimo giovane coperto di luce che sorgeva dal mare e si alzava dall'orizzonte illuminando dovunque passava.
Era la prima volta che Clizia vedeva quel bel giovane e presa dalla curiosità non ritornò dal padre Oceano ma volle seguire con lo sguardo quel giovane per tutto il giorno sino a quando non scomparve dal cielo dietro le montagne.
Seguì tanto quel giovane pieno di luce che non si preoccupò di allontanarsi troppo dal mare e con il buio non trovò piu la strada per ritornare dal padre Oceano.
Il padre Oceano non vedendola ritornare ordinò ai delfini di cercare dovunque fosse la bella Clizia e di riportarla a casa.
I delfini la cercarono dovunque in mare ma non la trovarono.
Clizia viveva nel mare e poteva vivere fuori di esso perché era la figlia dell'Oceano mentre i delfini se uscivano dal mare morivano.
Il padre Oceano si disperò per il non ritorno della bella figlia ed affidò alle meduse di illuminare il mare per segnare la strada per il ritorno di Clizia.
La giovane e bella fanciulla si era tanto spinta nel seguire quel bel giovane pieno di luce che giunse presso una folta radura dove c'era un grosso sasso che gli offrì un rifugio per quella notte.
Si svegliò quando quel giovane pieno di luce apparve dal mare e lei salì su quel sasso che gli aveva dato rifugio.
Il giovane pieno di luce passò sopra di lei e non si fermò al suo richiamo e lei rimase triste e piangente per il suo rifiuto.
Clizia si era innamorata di quel giovane pieno di luce e non si mosse da quel sasso e si tenne in vita nutrendosi di rugiada e delle sue lacrime.
Il giovane pieno di luce aveva tante belle fanciulle innamorate e pensò che quella fanciulla che era lì su quel grosso sasso che l'aspettava al suo passaggio prima o poi sarebbe andata via.
Non andò così perché la bella fanciulla del mare non si mosse mai da quel sasso sino ad impietosire il terreno su cui posavano i suoi piedi.
Passarono i giorni e quel giovane pieno di luce si innamorò tanto di lei che non volle che ritornasse da suo padre Oceano e che lo seguisse con il suo sguardo per tutto il tempo che lui attraversava il cielo sopra di lei.
La rugiada impietosita della bella fanciulla del mare scese dal cielo ed inumidì il terreno intorno al sasso ed i piedi della bella fanciulla del mare incominciarono a trasformarsi in radici e scendere nel terreno.
Il corpo della bella fanciulla del mare pian piano incominciò a trasformarsi in uno stelo alto e la sua testa con i suoi capelli rossi si trasformarono in una grossa corolla con tante foglie gialle con semi nel loro interno dolci come la bellezza della fanciulla del mare.
I fiori del prato che gli erano intorno si meravigliarono di questo fiore tanto altro e tanto strano e gridarono al giovane pieno di luce perché anche loro non erano così alti e belli come quel fiore.
Il giovane pieno di luce sentì il vocio di tutti i fiori che chiedevano di essere come quel fiore strano che era nato vicino al grande sasso. Si fermò un poco per non far sudare con il suo calore i fiori e disse loro di accogliere quel fiore strano e bello perché era la figlia prediletta dell'Oceano che, per il suo amore, si era liberata dall'acqua per seguirlo sempre durante il suo viaggio.
Da quel giorno tutti i fiori guardarono la grande corolla del fiore giallo che si girava dove appariva il giovane vestito di luce e si chinava, dispiaciuta dalla mancanza nel cielo del suo amore, quando il giovane vestito di luce scompariva.
Tutti lo chiamarono girasole e quando i suoi semi maturarono e caddero per terra furono accolti e nacquero tanti suoi figli da coprire quasi tutto il campo insieme agli altri fiori.
Nicolino ascoltò con interesse la storiella del girasole raccontata da nonno Piero e rimase talmente felice di aver sentito dal nonno una favola che altri non sapevano. Il giorno dopo ritornò a scuola e raccontò la favola alla maestra.
La maestra ricordava l'amore di Clizia per il Sole e la sua scelta libera di seguirlo sempre anche a costo di morire.
Pensò che i suoi bambini dovevano imparare la favola raccontata da Nicolino impegnandoli a disegnarla su di un cartoncino prima della giornata della festa di Natale a scuola.
Ogni bambino disegnò il proprio girasole come lo immaginava e un cartoncino aveva il disegno del girasole ed il disegno di una farfalla colorata.
La maestra chiese al suo bambino perché aveva disegnato anche quella farfalla colorata, la risposta fu che la bella fanciulla si era liberata dal padre che era il padrone del mare, come quella farfalla, per amore.
Giuseppe Toscano
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 12 Dicembre) |