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Le parole bugiarde

 

Nella vita di relazione se manca il linguaggio, la parola nella sua accezione primordiale, significa fare un salto nella protostoria quando i nostri simili usavano una protolingua fatta di suoni e semplici movimenti del corpo che comunicavano in modo udibile e visibile i loro messaggi di convivenza.
Scoprirono i segni, i disegni sulle pareti delle grotte e sui massi erratici, per lasciare a noi un segno di un mondo in cui vivevano creando il linguaggio figurativo per affidarci un segno tangibile della loro presenza.
Legando le immagini alla loro voce iniziarono ad usare fonemi utili e significativi per tutti, oggi noi moderni chiamiamo parole.
La parola nel suo significato originario non è solo la descrizione di qualcosa ma è una identità creativa, se la si sceglie è perché si vuole generare una realtà unica per se stessi e per chi ascolta.
Non può essere mai ingannevole e bugiarda perché raffigura agli altri la nostra identità con la sua funzione di incantesimo e la sua magia.
L'innamorato postino Mario, interpretato dall'indimenticabile Massimo Troisi, del film omonimo del 1994 di M. Radford ha affascinato e sorpreso noi spettatori quando ci ha raccontato con le parole, metafore, il suo amore per la bella Beatriz.
Sono parole che da sole non hanno quel potere magico ed avvolgente ma l'acquistano con l'incantesimo della complicità di parole sorelle.
Il sorriso di Beatriz, l'amata di Mario, che si espande come una farfalla sul suo volto, il cuore di Mario che abbaia come un cane perché preso dall'amore di Beatriz e la bellissima ed esilarante reprimenda della madre Rosa Gonzales che descrive con metafore allusive l'incantevole corpo di Beatriz e la minaccia di spedirla a Santiago del Cile lontano dal postino per dimenticarlo.
É un comunicare semplice che raggiunge in modo diretto chi legge o ascolta e che produce il suo effetto reale nel convincerci che ciò che è raccontato è il vero e non altro.
Ben diverso ciò che si legge sui media, strapazzando con arroganza la compostezza della metafora, che il colore della bandiera dell'Europa è il mantello azzurro della Madonna e le dodici stelle sono le dodici tribù d'Israele.
Se questa infelice boutade l'avesse detta uno dei tanti parolai che non sanno cosa dire di vero ed approfittano della voluta ingenuità di chi li segue, una risata ironica avrebbe messo a posto il tutto, ma chi l'ha detta è un ministro della nostra Repubblica e una tale baggianata se la doveva tenere per sé.
É l'epigono della stupidità messa a servizio di un populismo che si vuol sentire, ma non lo è, l'artefice di una storia ormai sconfitta e sottomessa ad un altro parolaio bugiardo che ci sorprende ogni giorno con un profluvio di parole che raccontano un pensiero ossessivo di grandezza che lo tormenta.
Le parole bugiarde sono il brodo primordiale dell'inganno e del degrado di un mondo che sino a poco tempo fa si atteggiava nel rispetto del civismo del political correct e che ora raggiunge, basta aprire i media più comuni, un cafonal dissacrante nel suo significato estremo.
La stessa parola, il suo significato racconta una storia ad essa legata, non è più il mezzo migliore per narrare il presente perché pochi ancora credono nella magia di un mondo inesplorato che si riscopre in modo improvvisato.
Inavvertitamente diventa, a sua insaputa, strumento formidabile di violenza, di minaccia, di aggressione, di ricatto, di calunnia per soddisfare i disegni di vanagloria e di perdizione non solo di chi può decidere l'esistenza del mondo ma anche di chi quotidianamente deve affrontare la durezza del vivere in una società racchiusa nel suo spietato egoismo.
Necessita risistemare nelle caselle dello scacchiere della nostra memoria l'originalità del significato di ogni parola e cancellare il superfluo che si è incrostato con l'uso smodato della stessa.
Bisogna avere il coraggio di dare alle parole che possediamo nel nostro personale vocabolario il loro valore per assaporarne la loro freschezza.
Mancano i grandi affabulatori, di ciarlatani e di predicatori del nulla ve ne sono anche troppi, che hanno formato le passate generazioni al gusto dell'uso della parola, come manca l'impegno e la costanza di sfogliare la pagina di un libro, leggerla per acquisire e rivivere le parole non bugiarde che contiene.
Il bugiardino che leggiamo prima di assumere un medicinale è più veritiero di tanti maestri degli inganni, si che lo sono, che ogni giorno spopolano sui media e propinano il loro profluvio di parole incomprensibili, futili ed ingannevoli che, come il pifferaio di Hamelin che si porta dietro i topi, ammaliano e condizionano le scelte, a volte, decisive di famiglie, di gruppi di persone per non dire di un'intera nazione.
George Bernard Shaw, romanziere, drammaturgo e raffinato linguista, nelle sue considerazioni sull'uso della parola, ci offre un'occasione di riflessione sull'uso della parola per fini ingannevoli e ci consegna una speranza “La punizione del bugiardo non è affatto quella di non essere creduto, ma di non poter credere a nessun altro”.
Nella nostra infanzia, non siamo i figli dei dinosauri ma quelli di questo mondo che hanno sofferto per conquistarsi un posto al sole, una frase si è radicata profondamente in noi e ci accompagna ancora “…prima di parlare pensa”.
Pochi se ne ricordano perché nel palazzo della loro memoria le parole sono state coperte dalla nebbia dell'ignoranza.

Giuseppe Toscano
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 7 Luglio)