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Le idee forti che sopravvivano alla morte

 

Il mese di aprile del 2025 ha lasciato un segno profondo in tutti noi perché abbiamo riscoperto nelle pagini del libro della nostra vita, non è una esagerazione e né una metafora pretestuosa, alcune fondamentali parole, forti e vitali, che il burrascoso tempo dell'indeterminatezza del nuovo millennio ha cercato di cancellare dalla nostra memoria.
Non è esagerare dire che si è sul punto di perdere noi stessi perché fiduciosi in qualcosa o in qualcuno che può offrire soluzioni effettive ai drammi di popoli, ai conflitti sempre più vivi e feroci tra popoli e generazioni, senza coinvolgere noi stessi.
Ci siamo chiusi ermeticamente in una nostra campana di vetro disinteressandoci di ciò che accade intorno perché, pensiamo, che qualcuno, uno sciamano o il taumaturgo di turno, può salvare un mondo che avverte i primi scricchiolii dell'incertezza del vivere.
Non è così perché non esistono, nel secolo in cui tutto si squaderna sotto gli occhi di tutti in un modo impietoso e violento, sciamani o santoni non esistono e protezioni di salvaguardia o rifugi inviolabili sono impensabili per proteggerci.
Siamo soli ed inermi perché disabituati, per egoismo e superbia, ad essere parte di un mondo che non può continuare la sua esistenza in solitudine, e che mondo sarebbe, senza la presenza attiva di ciascuno di noi.
Ci dobbiamo essere tutti, rompere la crosta della nostra solitudine per ridare ciò che di buono ancora possediamo in quest'anni di difficile e complicata convivenza.
Siamo sull'orlo di un baratro, per nostra miserabile colpa, e basta un soffio di vento per precipitare nel nulla. Volontariamente abbiamo coperto con una patina di chiaroscuro le nostre convinzioni su tutto ciò che è stato vita e forza nei momenti di crisi e di conquista di diritti fondamentali per la nostra convivenza.
Sono stati giorni, quelli del mese di aprile appena trascorso, di un vento impetuoso che hanno ricordato, anche a chi faceva finta di non ascoltare, come un mantra, parole che hanno un tono profetico, solo loro lo contengono, quando i manipolatori abituali ne hanno negato la veridicità e la profondità del loro messaggio.
Sono state parole sulla bocca di tutti nei giorni appena passati perché testimoniate da un uomo, Papa Francesco, che ne ha fatto la missione del suo pontificato.
Non è che con la sua morte tutto sia finito e che le parole usate, sempre le stesse e sempre con una intensità profonda e disarmante, sono state chiuse con lui nella sua tomba perché le parole” pace, accoglienza, ultimi, giustizia, libertà, fratellanza” non possono essere più parole vuote e di comodo ma sono memoriale di una vita vissuta di un uomo che ne ha affermato la loro necessità per la sopravvivenza di un mondo cinico e senza speranza.
Un Papa fragile nel suo corpo, gigante per il messaggio che ha lasciato al mondo, ha convinto i più retrivi che l'hanno avversato ed anche, spesse volte denigrato, a rendergli l'ultimo omaggio ed a chiedergli, spero che sia così, quell'aiuto e quella forza per realizzare almeno parte di quelle idee che ha lasciato in eredità al mondo.
In verità dopo le emozioni e la commozione, forse per pochi, delle funzioni in memoria a lui dedicate, ci si aspettava un segnale da parte dei padroni del mondo che, forse, i tempi fossero maturi, pur sotto emozione, per modificare decisioni che Papa Francesco ha sempre denunciato in modo chiaro e netto.
Sembra che nulla sia accaduto dopo i giorni di un silenzio che parlava a tutti a differenza dei grevi e infastiditi commenti di chi doveva tacere ma mostrare con atti concreti che quella morte poteva essere una spinta a modificare decisioni che tenevano e tengono inchiodato il mondo ai sogni di prepotenza di chi lo governa.
La realtà, dura, ha dato risposte che rabbrividiscono anche al più diffidente negazionista di un mondo governato da menti che hanno fatto della violenza, dell'ingiustizia e del potere di vita e di morte nei confronti di individui e di popoli che si oppongono al loro potere dispotico ed autoritario.
Viktoria Roshchyna una giornalista ucraina di 27 anni raccontava con i suoi articoli la verità ed i crimini di guerra che i soldati di Putin, invasori dell'Ucraina, commettevano e commettono, in modo brutale, nel suo paese. È stata rapita circa due anni fa e solo in questi giorni è stato restituito il suo corpo martoriato con i segni del disprezzo e della violenza di chi ha cancellato dalla sua memoria la pietà e la sacralità della morte. Il suo cranio è stato svuotato dal cervello, il teschio senza gli occhi, senza la laringe e altro, lascio immaginare a chi legge queste note, epigoni di una brutalità mai registrata.
Barche, per non dire zattere di fortuna, piene di esseri umani che si avventurano nella ricerca della libertà in un mare considerato amico, il Mediterraneo, che diventa la loro tomba. Immagini di uomini incatenati perché considerati terroristi e reietti di una società americana opulenta ed egoista che vengono caricati su aerei militari per scontare, quale pena? In un carcere salvadoregno dove vengono reiterate torture e sevizie peggio di Guantanamo ed Abu Ghraib.
E l'accoglienza ed il rispetto del debole e del colpevole tanto ricordato da Papa Francesco? Tutto è morto con lui? Ci si riempie facilmente la bocca di ammirazione e di buoni propositi per ricordare Papa Francesco, nessuno di coloro che decide ha mosso un dito per modificare le decisioni prese.
Ebru Timtik, un avvocato turco, chiusa nel carcere di Evin condannata a 13 anni di carcere insieme ad altri 18 suoi colleghi, morta dopo circa 280 giorni di sciopero della fame, chiedeva un processo giusto in quanto accusata, insieme ai suoi colleghi di convivenza con i suoi difesi considerati terroristi dal governo del despota turco Erdogan.
Solo qualche scarno comunicato su qualche giornale di ultima fascia ha ricordato tale tragedia.
Anche in altri Paesi che si considerano patria del diritto e delle libertà sono presenti simili episodi ma la mordacchia repressiva annulla la drammaticità delle notizie.
Papa Francesco ha ripetuto in modo incessante nelle visite ai carcerati che la civiltà di un popolo risiede in una giustizia rispettosa della dignità e della libertà della persona. Ma ha parlato al vento.
Droni che colpiscono di notte navi passeggeri che portano i viveri agli affamati della striscia di Gaza e non armi sono l'espressione di un volere egemonico di prendere per fame i palestinesi di Gaza perché devono lasciare il territorio per dar spazi ai disegni dei signori della guerra di Israele e a qualche altro signore, lui si crede tale, del mondo per completare la cancellazione del popolo di Gaza.
Mi piace ricordare, per la memoria di un uomo che si è speso tanto per la pace, per la giustizia, per l'accoglienza, per gli ultimi di questa Terra, il leggero vento che con le sue dita invisibili, mi si permette la metafora, ha girato, durante l'intera funzione del suo addio, i fogli dell'Evangeliario posto sulla sua bara.
Un invito a non dimenticare quelle idee che contengono quelle pagini e che hanno accompagnato la vita di un Papa difficile da dimenticare.

Giuseppe Toscano
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 5 Maggio)