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L’opera buffa ossia l’ovvietà del ridicolo

 

Si aspettava da tempo di assistere ad un’opera buffa che potesse portare un po' di leggerezza, ma non troppo, in questi giorni in cui si è sempre in attesa di novità, a volte stravaganti e minacciose, che condizioneranno il nostro prossimo futuro.
L’occasione perché l’opera buffa potesse essere rappresentata è stato il proscenio delle austere aule del Parlamento dove non si discute più sui destini, gloriosi o meno, del nostro Paese ma si assiste ad un’opera buffa poco onorevole e poco degna di persone che devono provvedere al governo del Paese.
L’ultima rappresentazione, in ordine di tempo dell’opera buffa, è stata quella di una Ministra del Governo del nostro Paese, dopo un traccheggio esasperato, costretta ad ascoltare la richiesta delle sue dimissioni da parte dei suoi avversari politici, l’opposizione, per reati compiuti: falso in bilancio delle proprie società, bancarotta fraudolenta e truffa aggravata nei confronti dell’Inps nel periodo della Cassa Covid.
Se gli stessi reati fossero stati commessi da un comune mortale l’autorità inquirente e quella giudiziaria non gli avrebbero dato tregua sino alla sua condanna e gli anni di pena da scontare nelle patrie galere.
Si sapeva in anticipo che la maggioranza a cui appartiene la Ministra e che governa il nostro Paese, anche se i reati fossero stati i più abominevoli, non avrebbe votato la richiesta delle sue dimissioni.
La Ministra è stata costretta ad ascoltare gli intervenuti con sopportazione, quasi un atto dovuto per chiudere in modo definitivo la sua insofferenza. Ciò che ha infastidito la Ministra è che la minoranza del Parlamento con puntigliosità gli ha rivolto accuse precise ed argomentate su reati che dovevano di per sé consigliargli di non candidarsi e di non accettare la carica di Ministra.
Chi ha seguito il dibattito si aspettava che la Ministra rispondesse alla richiesta di dimissione da parte della minoranza con argomenti stringenti e validi per la sua difesa, intanto è già stata rinviata a giudizio per falso in bilancio e si attende un altro rinvio per truffa.
Nel rispondere agli interroganti ha glissato e non ha risposto sugli addebiti ma si è trasformata, con la sua sbilenca risposta, in un personaggio di un’opera buffa copiando in modo ineccepibile il personaggio del Marchese Orazio del Grillo, un personaggio del film del compianto maestro Comencini che tanto ha divertito spettatori di ogni età con il suo motto dissacrante “mi dispiace, ma io son io e voi non siete un…” (omissis)
Si è difesa manifestando la sua indifferenza nei confronti di tutti, compresi i suoi sostenitori di partito, e con parole chiare, offensive per chi l’ascoltava, manifestare il suo disprezzo nei confronti di chi, i suoi avversari politici, condanna il suo modo di vivere e di interpretare il mondo in ogni suo particolare perché lei è una donna libera e l’emblema positivo di un mondo che i suoi accusatori identificano come un mondo di affaristi e di sfruttatori.
Interessante è stato il suo autodefinirsi un’icona moderna di bellezza, si è definita “plasticamente” bella, di amare il suo corpo e il suo vestir bene, mentre le sue avversarie politiche, considerate donne di seconda scelta, perdono il loro tempo nelle grigie discussioni sui massimi sistemi.
Nessuno possiede le prove certe, se non lei nel segreto del suo boudoir, della tonicità del suo fisico, anche se la frequenza assidua di centri di benessere non mancheranno dalla sua agenda, ma non potrà, di colpo, trasformare il suo corpo in quello di una sirena. L’età lascia segni per sempre.
Le sue scelta nel vestirsi non sempre hanno suscitato tanto interesse ed originalità e l’incidente clamoroso delle borse di Hermès taroccate spiega la sua spigliata ed illusoria fantasia di essere una prima donna che poi non è.
La Ministra dopo aver descritto le sue colleghe avversarie, uggiose e pensierose, per attirare maggiormente l’attenzione di tutti i presenti in Aula ed anche quelli fuori, ha in modo provocatorio ammonito, cadesse il mondo e in senso di sfida, che non gli mancheranno mai le sue scarpe con i tacchi a spillo ed il suo sorriso sulle labbra.
Il sorriso sulle labbra può essere di maniera e di abitudine oltre ad essere espressione di sentimenti e sensazioni mentre il tacco a spillo, ha dimenticato il colore delle scarpe, è il desiderio di dominare chi gli è vicino, la sua altezza sarà sempre meno di 12 centimetri da come appare, è anche indice di pura frivolezza per attirare su di sé l’attenzione pruriginosa di chi la guarda.
Non a sproposito ha menzionato i suoi tacchi a spillo perché non sono solo simbolo di seduzione ma anche di emancipazione, non coatta come le sue colleghe accusatrici, e di sublimazione di ciò che si possiede e si vuol mostrare: quando si calza una scarpa con un bel tacco a spillo da 12 centimetri si sposta, come si legge nei giornali e settimanali del bon ton, il proprio bacino di circa 4 centimetri all’indietro e si porta automaticamente all’infuori il famoso lato b per essere ammirato.
Lascio ai lettori immaginare il seguito.
Affermare pubblicamente di essere felice di vivere e contenta di lavorare non fa altro che affermare l’ovvio a cui tutti aspirano ma che la maggior parte arranca nel realizzarlo. Rincara il suo rimprovero, un po' affannoso, a chi l’ascoltava ricordando loro che combatterla è combattere contro la ricchezza (la sua?) e non contro la povertà.
È l’atto finale dell’opera buffa che la Ministra ha messo in scena ricordandoci il Marchese Onofrio del Grillo che comanda il suo fedele Ricciotto di mettere sulla brace del camino un pugno di baiocchi per gettarli arroventati sul gruppo dei postulanti riuniti nel cortile.
Si può essere felici di vivere, come si augura la Ministra, e contenti, questa volta non usa la magica parola “felice”, di lavorare quando anche a tutti vengono date le stesse possibilità e non si disprezza chi ha scelto di vivere felice e di costruirsi con le proprie mani il suo futuro con sudore e sacrifici e non con la cabala dell’imbroglio delle società a scatole cinesi e con il sospetto di truffa nei confronti dello Stato.
Ha tenuto la sua borsa durante tutto il tempo della seduta in bella vista sullo scranno (anche questa borsa è stata comprata dal famoso Maradona di Forte dei Marmi?) per dire che solo lei se lo può permettere, nei negozi ufficiali hanno un prezzo da urlo, e l’ha tenuta sempre aperta per dire a chi l’accusava che lei non ha da nascondere nulla e per sfida a chi l’accusava a fare lo stesso.
Si è rivista la scena del film citato quando Gasperino, sosia del Marchese Onofrio del Grillo, viene portato sul patibolo per essere decapitato ma continua in modo sgangherato a parlare. Dopo un’attesa paziente il frate che l’accompagna gli ricorda che è giunto il momento del boia “Sor marchese, è l’ora”.
Gasperino si salva perché giunge il perdono del Papa per il vero Marchese Onofrio del Grillo accusato di aver congiurato contro il Papa durante la presenza delle truppe francesi a Roma.
Lo sfortunato sosia ritorna nella sua bottega a vendere il carbone raccontando a sua moglie, che non gli crede, il breve e falso periodo di ricchezza vissuto.

Giuseppe Toscano
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 3 Marzo)