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IL FINE È LA MERAVIGLIA

 

Ho visto il neo ministro della Cultura in qualche talk televisivo ospite come giornalista, a dir il vero è stato anche conduttore di alcune rubriche televisive.
Mi ha sempre meravigliato il suo modo di presentarsi: il panciotto, cravattino, vestito di ultimo grido ed un pizzetto brizzolato (un dandy aristocratico, come lui adora) ed un interloquire con un linguaggio pretenzioso e ricercato accompagnato sempre da un sorriso curiale ed accogliente.
Non la persona che da giovane ha militato in un movimento politico di estrema destra denominato “Meridiano Zero”, che predilige i riti celtici, il mangiare il fegato crudo (lo giustifica di essere uno studioso di riti religiosi. Infatti i salafidi mangiano il fegato degli infedeli dopo averli squartati), il suo sacro collezionare sigari pregiati e un’aquila tatuata sul petto che dichiara non essere un’aquila fascista.
Da ragazzo gli faceva ribrezzo il Movimento Sociale. Lui, movimentista elitario voleva un movimento più estremo che si concretizzava nelle sue trasmissioni televisive bagnandosi in fiumi sacri, suonando flauti antichi ed accarezzando serpenti.
Non mi ha mai entusiasmato ascoltarlo perché risultava reticente e bonario nel contrastare i suoi interlocutori (non ancora aveva sostenuto l’ultimo esame per la sua laurea triennale in filosofia alla Sapienza di Roma su Teoria delle dottrine teologiche) in quanto nella sua ovvietà espositiva poche volte si avventurava nel dare risposte chiare ed esaustive su argomenti che sono la parte viva dell’azione politica del Governo di destra a cui appartiene
Galleggiava, come si dice, a vista.
Ha cambiato pelle ed ha mostrato la sua vera faccia dopo aver sostituito un suo sventurato amico e collega di partito al ministero della Cultura.
Quello che ha detto in questi primi giorni dalla sua nomina pone delle domande a cui non si possono dare risposte esaustive perché ci troviamo di fronte ad un affabulatore che la sa lunga ma che ha il preciso compito di smantellare un sistema culturale che l’attuale Governo considera di “sinistra”
Mi sono chiesto: è un novello Narciso che in tempi strani di disastri e di sventure vuole vivere della sua immagine riflessa, oppure un furbastro, questo sembra più reale ed accettabile, alla Don Abbondio che usava il latino per confondere il povero, semplice Renzo?
A me sembra, mi si concede una piccola libertà interpretativa, un declamatore da intrattenimento come i giocolieri o i saltatori sul fuoco nelle piazze avide di spettacolo o solo una persona contorta nel pensiero che fa incetta di citazioni dotte, a volte sbagliate, e tende a gonfiare il suo ego.
Lo si poteva perdonare per ciò che ha detto: era ancora fresco di nozioni immagazzinate in un esame appena superato di mattina presto e senza testimoni alla Sapienza di Roma, ma il super ego l’ha spinto subito dopo a proseguire nei suoi tortuosi sproloqui utilizzando frasi, nessi, concetti mutuati da maestri (cattivi?) per dire delle ovvietà che un ragazzino di liceo subito ne percepisce la spocchiosa libertà di dire l’ovvio con la tortuosità di un allievo di G.B. Marino.(Il fin del poeta è la meraviglia chi non sa far stupir vada alla striglia).
Quasi per dire a tutti noi che per capirlo bisogna studiare come fa lui, studente abbondantemente fuori corso. La sua gioventù l’ha impegnata in ricerche ed azioni più esaltanti, appena lo si interroga su argomenti non previsti dai suoi schemi mentali balbetta e gli tremano le mani. Eppure i suoi leziosi costrutti infarciti di richiami a studiosi che hanno creato e sviluppato il sapere moderno, condivisibile o meno, erano riportati sui fogli che leggeva. Poteva andare dritto e non pauroso della reazione di chi l’ascoltava.
Lascio ai curiosi darsi una risposta alle tante parole usate e concetti astrusi per noi poveri mortali, specchietto per le allodole o nettare per attirare le golose api? Una frase di chiusura al suo discorso “ dell’infosfera globale” è esaustiva per svelarci il suo contorto pensiero..
Si domanda:” Siamo dunque precipitati nell’epoca delle passioni tristi?” subito dopo si risponde da solo “No”
La stravagante personalità di questo ministro della Cultura lo ha portato ad invocare in modo sfacciato e quasi di sfida un diritto, la libertà di scelta dei suoi collaboratori, non contemplato nella lista dei compiti che gli sono statti affidati da chi l’ha messo su quella sedia. La vita del malcapitato nominato è stata raccontata sui media con particolari offensivi e da vigliacchi e la canea è stata violenta ed aggressiva da costringerlo alle dimissioni.
Ha iniziato, intanto, a tagliare le teste dei Direttori di istituzioni culturali come Musei ed altro sostituendoli con persone che meglio interpretano gli indirizzi culturali del Governo di destra.
Il sipario sulla story si è appena alzato e ne passerà perché si chiuda.
Rimpiangiamo, dico il vero, Genny Sangiuliano scivolato su una innocente buccia di banana, la sua liaison con la fascinosa fanciulla di Pompei.
Ci meravigliava in modo diverso, almeno era umano nei sentimenti.
Non è meraviglia ma indignazione e tutti dovrebbero manifestarla quando si leggono o si ascoltano notizie che già da come vengono comunicate contengono inganni e delusioni per non dire manifesta manipolazione.
Il mese di ottobre, accade ogni anno, è il mese in cui tutto il Paese conosce le scelte economiche che il Governo deve attuare per equilibrare i conti dello Stato nel rispetto degli accordi presi a livello europeo. Non è che l’economia del nostro Paese brilla per la sua floridezza perché la crescita economica è bassa, la spesa pubblica è elevata e i tassi di interessi sono alti.
Lo percepiscono tutti perché si è allargato il divario, i tecnici dicono “la forbice”, tra i soldi che abbiamo nelle nostre tasche e quelli che dobbiamo spendere per vivere.
Da aggiungere: siamo prigionieri di un debito pubblico pregresso ormai ingovernabile, un peccato originale che ognuno di noi porta con sé nel momento in cui viene al mondo, gli esperti dicono, i dati certi sono del 2021, quasi 45 mila euro di debito per ogni cittadino italiano incluso i neonati e gli ultracentenari.
È l’occasione per chi governa il Paese di vendere la propria credibilità a buon prezzo anche creando aspettative che poi si dimostrano essere una vigliaccata perché creano illusioni e producano danni che lasciano un segno profondo nelle persone deboli e bisognose.
L’inganno si è concretizzato nell’avere enfatizzato attraverso i media la promessa di aumentare le pensioni minime, quelle che percepiscono i più poveri del Paese, ma nei fatti l’aumento è un’irrisoria mancia di 10 centesimi al giorno.
L’altra presa in giro, tra le altre contenute in questa legge di bilancio dello Stato, è che i ministeri devono tagliare i loro bilanci del 3,50%.
Non aspettiamoci il taglio di prebende e privilegi legati ai vari ministri e funzionari dei ministeri, questo non è mai avvenuto, sicuramente verranno tagliati servizi ed investimenti sul territorio aumentando disagi e problemi per tutti.
Ma ciò che ancora desta meraviglia, anzi indignazione e rabbia, è che sono sempre i soliti, i deboli e gli indifesi, a pagare per altri che guazzano tra privilegi e protezioni.
Ancora meraviglia ed indignazione per chi è più sensibile, si spera che ne siano molti, per le scelte inconsulte ed autoritarie che il Governo ha attuato con un completo fallimento, un refrain che continuamente viene cantato a tutta voce dai protagonisti di questa stagione politica: un giudice di qualsiasi grado quando emette le sue sentenze deve seguire le direttive del potere esecutivo altrimenti è un disfattista e perché tale deve essere messo alla gogna in tutti i modi e con tutti i mezzi.
E’ un chiodo fisso che questa parte politica ha nel suo dna: trasformare un mandato dato dagli elettori per governare il Paese in un mandato per comandare sul Paese attuando un modello di dittatura che tutti noi dobbiamo rifiutare, quello della donna o dell’uomo solo al comando a cui tutti si devono inchinare e servire.
Sono sempre i migranti causa ed effetto di tale fissazione politica Vogliono azzerare i valori dei diritti sanciti nella Costituzione e smantellare la divisione dei poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario) anch’essi in Costituzione e cardini di sopravvivenza del nostro Stato repubblicano.
Non sono riusciti a costruire un muro invalicabile in mare per respingere i migranti, non possono respingere i migranti che vengono salvati nelle acque territoriali e non potendo perdere la faccia di fronte al tanto sbandierato slogan elettorale di difendere i confini del Paese (per loro della Patria) hanno stipulato e realizzato un accordo con l’Albania costruendo in quel Paese due strutture, il costo è di circa un miliardo di euro, per ospitare i migranti salvati nelle acque internazionali per la loro identificazione e successivo rimpatrio se non ottengono il diritto di asilo.
Dei sedici migranti trasferiti all’inizio di ottobre in Albania con una nave della nostra Marina, quattro non dovevano nemmeno mettere piede su quella nave, gli altri dodici sono stati rimpatriati e chiusi nel Cara di Bari con un’ordinanza dei giudici perché appartenenti a paesi non sicuri per il rimpatrio.
Il costo di questa operazione burla è costato a tutti noi oltre 250,00mila euro e cioè 18 mila euro a migrante.
Chi ha architettato tale sceneggiata lo sapeva, ma l’ha fatto lo stesso e lo farà ancora per dire che non è colpa sua se non può bloccare gli sbarchi dei migranti sulle nostre coste e non li può rimpatriare, è colpa dei giudici che non eseguono le direttive politiche del potere esecutivo.
Dimentica volutamente che in uno stato di diritto, l’Italia, esistono le Leggi ed i giudici devono, per loro dovere, farle rispettare.
Su questa fandonia ci hanno costruito un’intera campagna elettorale.
Non contenti della figuraccia che hanno fatto si preparano a rispedire, in barba a ciò che dirà la Corte europea, nave e migranti in Albania.
Uno sprazzo di soddisfazione e di meraviglia è che il tribunale di Crotone ha rimesso in libertà per insussistenza di indizi a suo carico Maisoon Majjdi, una ventottenne curda iraniana attivista e regista, arrestata il 31dicembre 2023 con l’accusa di essere una scafista.
Intanto si è fatto 10 mesi di carcere!
Era il tempo della caccia anche ai pochi delfini del Mar Mediterraneo considerati scafisti perché spingevano i barconi, in balia delle onde, sulle nostre coste del Sud Italia.

Giuseppe Toscano
(da Il Sidicino - Anno XXI 2024 - n. 11 Novembre)