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I rigatoni nello spazio

 

In questi primi giorni del mese di febbraio mi trovavo in uno centro di diagnostica della nostra provincia.
I primi giorni di ogni mese questi centri sono sommersi da una valanga di ammalati veri o presunti tali per sottoporsi e soddisfare le prescrizioni dei propri medici.
Non poteva mancare di ascoltare le solite e fondate lamentele nei confronti di una Sanità, parlo della Regione Campania, che non brilla tanto per la sua efficienza sia amministrativa che sanitaria.
Pur tra le lamentele giuste e condivise non è mancato, considerato lo spirito di farsa che si respirava nell’aria, qualche considerazione fatta con un’ironia sentita che ha attirato, per la sua novità di lettura del momento in cui si vive, l’attenzione non solo mia ma anche di altre persone in attesa.
Si è sentita, tra il brusio dell’insofferenza dell’attesa, la voce di un uomo di circa 60 anni che accompagnava su di una sedia a rotelle un vecchietto,
Con voce sostenuta informava i presenti “abbiamo mandato i nostri rigatoni nello spazio, per fare questo i soldi li hanno, mentre per fare una radiografia al torace a questo vecchio ho dovuto aspettare due mesi”.
Non è mia intenzione parlare del calvario che gli ammalati campani devono sopportare per risolvere i propri malanni per inefficienze di cui parlavo.
La mia attenzione è stata per quell’uomo di 60 anni che con semplicità ma anche con tanta forza espressiva lanciava un messaggio di grande disagio se non la disperazione di credere al peggio che ci può attendere.
Era il 27 del mese di gennaio, giorno della Memoria della Shoah. Tutti i telegiornali aprivano con il ricordare il grave e delittuoso genocidio della razza ebraica nei campi di stermino da parte dei nazisti e solo il telegiornale principe della nostra TV di Stato mostrava la notizia, con grande ampiezza di immagini e di commento, di un nostro Ministro dell’Agricoltura che esaltava l’orgoglio italiano per aver portato nello spazio, oltre un astronauta italiano, anche piatti preparati di pasta italiana, i rigatoni, come cibo per gli astronauti.
Ricordo ancora, mentre scrivo queste note, di aver seguito il fitto colloquio tra il Ministro e l’astronauta con po' di scetticismo considerato gli usi impropri, se non letali, che utilizzano gli imbonitori usando immagini e parole
Il collegamento con lo spazio è andato per le lunghe perché oltre all’orgoglio di italianità dell’iniziativa si doveva, come è stato fatto, sottolineare che solo noi italiani sappiamo produrre una pasta che solo il grano italiano può dare e non altri.
Ho immaginato i nostrani rigatoni simili ad un modulo spaziale girare liberamente nello spazio infinito per soddisfare la fame sia degli astronauti che dei possibili alieni attirati dall’odore invitante di sugo alla puttanesca o alla genovese.
Le parole accattivanti e convincenti degli interlocutori in collegamento mi hanno spinto a pensare che prima o poi, considerata la bontà del prodotto, si organizzeranno a mezza strada tra la Terra, la Luna e Marte punti di ristoro interplanetari in cui tutti gli esploratori dello spazio possono fermarsi per ristorarsi. Un po' ciò che la cinematografia ci ha propinato per tanti anni.
Negli stessi giorni mi sono dovuto ricredere delle parole del Ministro, quello del Tram 22 della Torretta di Napoli, in quanto un suo illustre collega in visita ad un pastificio del beneventano anche lui, non poteva essere di meno.
Inneggiava alla bontà di quella pasta prodotta in quel stabilimento ritornato alla normalità dopo una recente alluvione perché usava solo grano prodotto nel paese del sole invitando a difendere le eccellenze del paese Italia.
Non era ben informato, abituato alle sue esternazioni sensazionali, che quella pasta era prodotta da un insieme di grano italiano con quello australiano e dell’Arizona.
Non menziono altri messaggi chiari ed inconfondibili di manipolazione ad usum delphini anche se, subito dopo, sono stati annullati o rettificati.
La colpa e sempre di altri e non di chi li ha espressi o sollecitati.
Questa scelta puntuale e programmata dei mezzi social per manifestare la nullità del proprio pensiero ci racconta in modo chiaro che ormai i venditori di pezze vecchie infestano in modo programmato il mondo della comunicazione anche spicciola e con la loro insistenza vogliono entrare nella nostra testa e condizionarci per sempre.
Parlare troppo e a sproposito delle nostre eccellenze, non è che non ci sono e che sono il nostro brand, mi scuso per l’anglismo, di italianità nel mondo, è una malattia che prende un po' tutti coloro che sono smaniosi di protagonismo.
La maggior parte del popolo non la vive così e non ne percepisce il vantaggio perché tutto ciò che si racconta è un film che si genera ed esiste solo nella fantasia di illusionisti del nulla.
Ciò che resta, oltre alle facili illusioni di una scintillante immagine ben costruita con parole e suoni, è vedere un’immagine cruda e dolorosa di un vecchietto su di una sedia a rotelle che impiega due mesi ed oltre per una radiografia.
Questi nuovi predicatori dell’ottimismo, vorrebbero imitare i vecchi predicatori che seguivano le carovane dei pionieri del Far West, perché gli è stato dato tutto, o meglio se lo son preso con arroganza, per poterlo fare, manifestano una fragilità mentale sconcertante perché dimenticano volutamente, non poteva essere diverso, che fino a poche ore prima erano pessimisti e denigratori di ciò che ora esaltano.
Devono guardarsi nello specchio della propria coscienza e chiedersi se loro credono in quello che predicano. In verità vedranno nel riflesso dello specchio la propria faccia stupita e quasi incredula perché, come i vecchi predicatori del Far West, ancora una volta hanno gabbato chi li ascolta.
Il vivere di ogni giorno, ogni giorno porta sempre con sé una pena, è una risposta diretta a questo mondo illusorio nato improvvisamente da un colpo di bacchetta magica di questi funamboli che vogliono far credere che solo loro hanno nelle mani le chiavi della felicità del mondo.
Intanto la durezza dei tempi che si preannuncia, anche se in apparenza tutto sembra invitare a vivere una vita spensierata perché pensiamo che ci sarà sempre qualche buona stella, i saggi dicono “congiuntura”, che darà una mano per attutire il difficile ed il peggio che si annunzia, deve convincere i predicatori di turno che non si ha più bisogno di mangiatori di fumo o di belle donnine da circo ma di un serio impegno di prendere sulle loro spalle un Paese in profonda difficoltà e sofferenza.
Le bufale ingannevoli vendute come oro colato ormai non servano più. Un bambino che appena smanetta uno smartphone o ascolta quello che viene diffuso in vario modo ne capisce, ormai smaliziato, il pieno significato che è solo un inganno e niente più.
Gli asini ormai non volano più liberamente come i rigatoni non galleggiano invitanti nello spazio, mentre il vecchietto, in lui vediamo tutte le sofferenze di un popolo, è un fatto di vita reale che ognuno di noi prima o poi dovrà affrontare.
I pifferai è meglio che vivono nelle favole di Andersen e non tra noi.

Giuseppe Toscano
(da Il Sidicino - Anno XXI 2024 - n. 2 Febbraio)