CALICE DOPO CALICE
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Da tempo, Germano è una presenza elegante nel panorama delle iniziative dedicate alla valorizzazione del territorio, tra vino e cibo. Non parla soltanto di prodotti, ama raccontare storie di persone, stagioni e attese, intrecciate dalla passione. Nelle sue parole vive il rispetto per la terra, ma anche qualcosa di più profondo: una visione che unisce cultura e convivialità, sapere e umanità.
Accanto al suo impegno in Slow Food, ha dato vita a un evento unico nel suo genere, Vèrsano a Versàno: un incontro che è insieme celebrazione e rito, dove il vino non è protagonista solitario, ma voce corale di un territorio raccontato da chi lo coltiva, lo custodisce e lo condivide. Uno spazio in cui il piacere del palato smette di essere consumo e diventa relazione.
In più occasioni lo ascolto, lo osservo e dentro di me cresce una curiosità naturale, quasi inevitabile. Così gli chiedo di poter partecipare a uno dei suoi incontri serali dedicati ai piaceri del gusto. È un gesto semplice, ma segna un passaggio. Proprio alla mia prima cena del Convivio DiVino, senza saperlo, varco una soglia invisibile. Da quel momento, calice dopo calice, qualcosa cambia.
Il vino mi è sempre piaciuto, è vero. Lo accolgo con istintiva simpatia, ma solo ora imparo davvero ad ascoltarlo. Da un monologo distratto evolvo verso un dialogo consapevole. Scopro che in ogni sorso vive una geografia liquida: il sole che accarezza i filari, la pioggia che nutre la terra, il tempo che compie il suo lento miracolo, e le mani dei produttori che lo rendono possibile.
Germano mi insegna che il vino non si beve soltanto, si incontra. Si osserva nella luce, si lascia respirare, si avvicina alle narici come un fiore raro. Si ascolta. Perché il vino racconta, e chi sa guidarne l'ascolto, come fa lui, trasforma ogni degustazione in un autentico percorso sensoriale.
Con Germano apprendo anche il valore del chilometro zero, della qualità che nasce dal rispetto dei ritmi naturali, della filiera corta che diventa filiera di fiducia. Ogni prodotto si fa espressione di un'identità locale. Ogni bottiglia diventa compagna di brindisi. Ogni tavola, una palestra per le papille che seduce e cattura.
Durante gli incontri del Convivio, la dimensione didattica è un dono. Germano conduce con maestria, senza mai imporsi. Ha la raffinatezza di chi conosce profondamente e la generosità di chi identifica nella condivisione la forma più alta del sapere. Parla di vitigni, struttura, persistenza, equilibrio, e accoglie amici che, come lui, vivono di passione e di una gentile promozione del sapere.
Il mio palato diventa più curioso, più attento, più consapevole. Distinguo, confronto, riconosco. Ma soprattutto, imparo il rispetto. Ogni cena è un viaggio in cui il gusto si intreccia con l'olfatto, con la vista, con i ricordi e con l'entusiasmo del nuovo. In quelle serate si vivono momenti preziosi e inattesi, versi di poesia trovano posto nella mise en place, restituendo emozioni intime e corali, accanto a frammenti di cabaret partenopeo che si chiudono tra applausi e risate.
Così si sciolgono le distanze e nascono nuove amicizie attorno a un brindisi, capaci di andare oltre l'ebbrezza di un cin cin. Ogni cena del Convivio DiVino non è soltanto una serata diversa. È un atto culturale, un ponte tra persone e territori, un modo consapevole di abitare il mondo.
E mentre il viaggio continua, stagione dopo stagione, comprendo che non sto solo imparando a degustare. Sto vivendo il piacere del palato come esperienza piena, come incontro, come narrazione.
Calice dopo calice.
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CALICE DOPO CALICE
Germano parla
e le parole diventano radici,
crescono tra odori di terra,
sussurrano ai grappoli,
li trasformano in vita.
Io sfioro il bordo del calice
che si scioglie
in linee di sole,
pioggia decantata,
stagioni sospese tra polvere e cielo.
Il vino mi invade
non chiede nulla
eppure mi interroga
tra un respiro e un sorriso.
Il linguaggio è profumo
la condivisione è ritmo,
la conoscenza, brezza che avvolge
come lievito nel mosto.
Ascolto,
catturo frammenti
e li abito,
calice dopo calice
mi accorgo
che il mondo si apre
in trasparenze,
nelle mani che offrono,
quelle di Germano
in occhi che ricevono,
i miei, nell'ebrezza di vivere.
Eva Pino
(da Il Sidicino - Anno XXIII 2026 - n. 6 Giugno) |