Sono qui, come ieri. Pronta, come domani
Lettera di Teanum Sidicinum a Teano
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Cara Teano,
ti scrivo con il cuore colmo di memoria e lo sguardo rivolto al futuro. Ti osservo – strade, pietre, colline, vicoli, sogni e paure – e ti domando: «Ti ricordi chi sei?»
Non parlo soltanto dell'incontro tra due uomini che hanno fatto la Storia, dei nomi illustri che hanno camminato tra le tue mura o delle tue bellezze architettoniche e artistiche, quelle in molti le conoscono o almeno possono leggerle nei libri. Mi riferisco a qualcosa di più profondo: al valore che porti dentro, al tuo carattere forte e autentico, al tuo essere culla di civiltà e passione viscerale.
Ti sei lasciata amare nei secoli. Sei stata scelta, vissuta, rispettata e anche ignorata, ferita, violata. Ora, però, appari in attesa. Aspetti che qualcuno ti guardi davvero, con coraggio, e non con malinconica nostalgia. Speri che chi ti abita ti riconosca, non semplicemente come luogo in cui vivere, ma come identità da abbracciare. E io so che lo meriti ancora.
Hai tanto da offrire. Non sei una cartolina sbiadita, sei una storia viva, pronta a scriverne di nuove.
Hai bisogno che i tuoi abitanti credano in te e ti vedano per ciò che sei: non solo passato, bensì possibilità. Che imparino a raccontarti con orgoglio, non solo per ciò che sei stata, ma per ciò che puoi ancora diventare.
Non chiedi idolatria, ma fiducia. Non ti servono proclami, ma gesti sinceri: viverti, rispettarti, promuoverti. Farsi vanto di appartenerti non per convenzione, ma per convinzione.
Solo così puoi rifiorire, solo così ritroverai nuovo spazio nella Storia. Amarti davvero non è solo dire che sei bella o ricordare ciò che sei stata.
Amare, nel senso più profondo, significa conoscere e comprendere i silenzi, le paure, le contraddizioni per saper apprezzare anche ciò che sembra nascosto o imperfetto. Amarti e rispettarti, dunque, vuol dire non lasciarti andare, non svuotarti di senso, non trattarti come sfondo, ma come parte viva della propria identità. Solo chi ti conosce davvero può parlarti con amore, e solo chi ti ama può prendersi cura di te con responsabilità.
Con affetto, forza e un'insaziabile voglia di futuro, la tua Teanum Sidicinum.
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Topografia profonda
Ho la gola asciutta di chi ha atteso troppo
per chiedere la parola.
Sono stata camminata, consumata, chiamata città,
ma più vicina al battito che al cemento
sono soglia, sogno, paura e domanda.
Un respiro trattenuto in attesa di risposta.
Ho fame di senso e sguardi veri,
non chiedo inchini,
non sono nostalgica.
Voglio piedi nudi sulla mia terra,
voci che mi raccontino come madre imperfetta
con coraggio semplice, quotidiano
di chi ama e non si volta indietro,
ma attraversa e riaccende.
Di chi mi sceglie. Ogni giorno.
Il futuro che spero, più che linea dritta,
è cerchio che chiede di essere chiuso
con mani che sappiano prendersi cura del tratto.
Sono qui,
come ieri.
Pronta,
come domani.
Eva Pino
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 10 Ottobre) |