L'ASSOCIAZIONE
 
il Sidicino
 
Indice per autore
 
Indice Eva Pino
 
 
MITATE - Racconti brevi tra realtà e fantasia
 
Personaggi storici sidicini, luoghi simbolo del territorio teanese e espressioni artistiche che l’hanno impreziosito vengono narrati con la libertà dell’immaginazione dando vita a una serie di racconti brevi.
 
 

MAZZAMAURIELLO

*****

Nei primi anni della seconda metà del secolo scorso, nella contrada Borgo della frazione di Pugliano, nel territorio comunale di Teano, viveva una famiglia di contadini che si dedicava alla coltivazione del proprio rigoglioso oliveto e alla produzione dell’olio di oliva.
In questo luogo pittoresco, le olive e il loro prezioso prodotto rappresentavano il motore dell’economia locale, garantendo serenità e benessere a coloro che si occupavano delle piantagioni.
La famiglia era composta dai due genitori, entrambi dediti con passione alla coltivazione degli ulivi, e dal loro unico figlio, Vincenzo, arrivato dopo molti anni di matrimonio e, anche per questo, cresciuto con tutte le cure e le attenzioni che la madre e il padre erano in grado di offrirgli. Se le olive, con l’oro giallo che producevano, garantivano il sostentamento materiale alla famiglia, Vincenzo ne rappresentava il vero tesoro, l’unico e insostituibile motivo e scopo di vita. Dalla sua nascita, ogni sacrificio, ogni ambizione, ogni progresso dei genitori era rivolto a lui, nella speranza che potesse continuare il loro lavoro e dargli un futuro.
Vincenzo era un bambino vivace e curioso e mentre i genitori erano impegnati nei campi, approfittava della loro distrazione per allontanarsi e perlustrare il territorio in cerca di nuove avventure. Ogni giorno, dopo la scuola, esplorava i terreni della famiglia, brandendo bastoni come spade, inseguendo i cani da guardia, urlando nei pozzi per sentire l’eco della sua voce, arrampicandosi sugli ulivi e spaventando le galline, le papere e le oche nell’aia.
Il padre, consapevole di questa inclinazione, gli raccontava storie che avevano un chiaro obiettivo: tenerlo lontano dai pericoli. Una sera, gli parlò di una grotta che si trovava al confine del loro uliveto, vicino alla Contrada Casa Gigli. Era una grotta misteriosa e pericolosissima, gli disse, nella quale non avrebbe mai dovuto addentrarsi. Si diceva, infatti, che fosse abitata da un folletto dispettoso, chiamato Mazzamauriello, che avrebbe portato disgrazia a chiunque lo avesse disturbato. Vincenzo, tuttavia, non si lasciò spaventare dalle parole del padre. La sua natura intrepida e curiosa non poteva essere frenata così facilmente.
Un pomeriggio, infatti, correndo più a lungo del solito, arrivò al confine meridionale dell’uliveto e vide, in lontananza, l’ingresso della grotta di cui gli aveva parlato il padre. Era un luogo oscuro e silenzioso, immerso in un’aura di mistero. Per un istante, si fermò ripensando a ciò che gli era stato detto, ma il richiamo della curiosità fu troppo forte. Con il cuore che batteva all’impazzata e uno spirito audace, si guardò intorno per accertarsi di essere solo e poi si avventurò nella grotta, con passo deciso e testa alta. Dopo pochi passi, la luce cominciò a scemare, lasciandolo quasi al buio. Improvvisamente, una figura minuta gli si materializzò davanti. Non era affatto minacciosa, sembrava quasi un bambino e parlò con una voce delicata, quasi infantile:
«Chi sei? Cosa ci fai qui?»
Vincenzo, rassicurato dal tono amichevole, rispose con franchezza: «Sono Vincenzo. Sono venuto perché volevo scoprire la verità. Si dice in paese che qui viva un folletto dispettoso di nome Mazzamauriello, sei tu?»
La sagoma si avvicinò alla luce e rivelò un volto simpatico e pacifico. «Sì, sono io, Mazzamauriello,» disse con un sorriso, «ma non credo di essere dispettoso. Anzi, sono solo triste e un po’ annoiato. Nessuno viene mai a farmi visita, e sono stanco di tutte queste storie che raccontano su di me.»
Il folletto spiegò che le leggende sul suo conto erano solo invenzioni, create per spaventare i bambini e tenerli lontani dai luoghi pericolosi, o per calmarli quando i genitori non riuscivano a farlo.
Da quel giorno, Vincenzo tornò spesso dal suo nuovo amico. Scoprì che Mazzamauriello non era il mostro di cui si parlava, ma una creatura solitaria e incompresa. Da quel giorno, Vincenzo imparò una lezione preziosa: non bisogna mai fidarsi ciecamente dei racconti, ma cercare sempre la verità.
Capì che l’avventura e l’amicizia possono nascere nei luoghi più inaspettati.

*****

Il custode

La verità misteriosa
mostro della società
non sempre consola.
La curiosità la cerca,
la scova, la insegue
la perseguita senza freni,
sbuffa ombre su specchi rotti.
Si trasforma nelle voci,
diventa altro,
ciò che non è
o più di quel che è
così da esser meglio consumata.
Non sempre onesta, allontana
più di una condanna.
Nella leggenda
trova riposo,
come il Mazzamauriello
nella sua grotta.

Eva Pino
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 2 Febbraio)