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Indice Eva Pino
 
 
MITATE - Racconti brevi tra realtà e fantasia
 
Personaggi storici sidicini, luoghi simbolo del territorio teanese e espressioni artistiche che l’hanno impreziosito vengono narrati con la libertà dell’immaginazione dando vita a una serie di racconti brevi.
 
 

UNA CENA DA RE

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A ridosso della più antica cinta muraria della città di Teano si trova Palazzo Santagapito, successivamente Caracciolo, che immette nell’odierna piazza Duomo. L’imponenza, la signorilità e la centralità dell’edificio hanno da sempre fatto sì che fosse un luogo naturalmente vocato ad ospitare eventi di rilievo e personaggi importanti. Esattamente come accadde la sera del 26 ottobre 1860, quando il Marchese Caracciolo accolse Vittorio Emanuele II di Savoia, quale ospite nel suo palazzo, per alcuni giorni, fino a quando risultasse definita e terminata la ritirata dei Borboni verso Gaeta.
Nel tumultuoso scenario della fine del XIX secolo, nei palazzi nobiliari del Regno delle Due Sicilie, la vita dei cuochi e della servitù danzava al ritmo delle trasformazioni storiche che avrebbero condotto all'unità nazionale. Nelle cucine, cuochi abili, i Mansù, armeggiavano fra pentole e fuochi, creando opere d'arte culinarie per deliziare i palati aristocratici. Tutta la servitù, un'esclusiva società, svolgeva compiti precisi seguendo rigidi protocolli. Camera, sala da pranzo, salotti: ogni spazio aveva il suo custode al quale era imposta, sebbene non sempre corrisposta, la preziosa virtù della discrezione. Il loro ruolo, apparentemente in ombra, in realtà, aveva un impatto profondo sulle dinamiche sociali e politiche. Nel contesto delle lotte per l'unità d'Italia, le cucine erano rifugio di conversazioni sussurrate e intrighi. Cuochi e servitori condividevano notizie e opinioni, osservando i cambiamenti del panorama politico attraverso i vetri appannati dal vapore prodotto dal pentolame e dalle fumanti stufe. Mentre nelle sale da pranzo, i nobili discutevano animatamente di patria e destino, i cuochi, nel loro regno culinario, traducevano gli umori della politica in sapori squisiti e la servitù faceva da tramite tra gli ambienti, portando con sé segreti e notizie.
Il fermento era tanto ovunque, nelle strade di Teano, negli animi delle persone e nei domestici dei Caracciolo che si preparavano ad accogliere colui che a breve sarebbe diventato il primo Re d’Italia.
Il Marchese Caracciolo e la sua consorte attesero l’arrivo di Vittorio Emanuele all’interno del cortile d’ingresso del loro palazzo, con tutta la servitù schierata come previsto dall’etichetta, perché si sa noblesse oblige! La cena si svolse nell’ampio e sontuoso salone principale arredato con sfarzo e impreziosito da un palchetto aereo dal quale il Manzù, con la sua divisa e il suo giovane e compiaciuto sguattero al seguito, declamò il menù della serata nella speranza di impressionare positivamente gli illustri ospiti. Visto l’evolversi del banchetto ci riuscì pienamente, ma coloro che ne rimasero più colpiti furono certamente i teanesi che assistettero a quell’evento epocale sbirciando da ogni dove ed amplificando la ricettività dei loro sensi per coglierne immagini, odori, sapori, suoni e risvolti. Il menù della cena, di ben diciannove portate, fece parlare le signore dei vicoli del centro storico di Teano per mesi, le novità culinarie proposte, unite a quelle tradizionali, così come la bravura dimostrata dal Mansù furono per loro quasi più interessanti degli equilibri diplomatici mantenuti nel corso del convivio. Successo aveva riscosso la novità del Pasticcio de pesce, esaltato per la sua originalità, e la tradizionale Menesta ‘mmaretata la cui genuinità degli ingredienti, tutti di produzione e origine locale, la rendeva l’assoluta regina delle pietanze. Piatti scelti quasi a voler richiamare la cena più importante dell’anno, quella della vigilia del Natale, e dare di conseguenza massima importanza agli ospiti intervenuti.
Il vino servito in eleganti ed intarsiati calici di cristallo accompagnava il tutto deliziando i palati dei commensali con la ricchezza aromatica dell’Aglianico e il tono fresco e fruttato della Falanghina.
A Teano, in quei giorni, tra il profumo dei manicaretti e le chiacchere popolane si intrecciavano destini, si tessevano trame politiche e si faceva L’Italia Unita.

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26 Ottobre 1860

Saluti come fumi lanciano segnali,
parole nascondono segrete trame.
Pietanze armonizzano volontà.
Sfarzi e miseria
nel frastuono del nuovo.
Teano accoglie, ciba e disseta.
Nei vicoli l’Italia è unita
nei confini lo sarà,
nel popolo non si sa.

Eva Pino
(da Il Sidicino - Anno XXI 2024 - n. 10 Ottobre)