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il Sidicino
 
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Indice Eva Pino
 
 
MITATE - Racconti brevi tra realtà e fantasia
 
Personaggi storici sidicini, luoghi simbolo del territorio teanese e espressioni artistiche che l’hanno impreziosito vengono narrati con la libertà dell’immaginazione dando vita a una serie di racconti brevi.
 
 

Reparata: l'impavida

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Tanti, anzi tantissimi, anni fa, a Cesena, nacque una bambina di nome Reparata, destinata a diventare un faro di fede e coraggio fino ai nostri giorni. Proveniente da una famiglia cattolica, Reparata, sin dalla tenera età, mostrò un ardente devozione per Cristo; la sua fede era tale che a soli dodici anni fu pronta a sfidare il potere dell'Impero Romano per mantenere la sua integrità spirituale.
Era l'anno 249, durante il regno dell'imperatore Decio, noto per le sue crudeli persecuzioni contro i cristiani, quando a Cesena giunse la notizia di dover compiere sacrifici agli dèi pagani per dimostrare la propria lealtà all'impero. Reparata, forte della sua fede, sebbene fosse poco più di una bambina, si rifiutò categoricamente di abiurare il cristianesimo, il suo diniego non passò inosservato e presto fu portata davanti al giudice locale. Con un'aria di sfida, il persecutore elencò tutte le torture che avrebbe subito se non avesse compiuto i sacrifici richiesti ma, nonostante le minacce, Reparata non si spaventò e restò ferma nella sua fede. Le furono inflitti diversi martirii che miracolosamente non la danneggiarono in nessun modo. La prima punizione fu il versamento di piombo fuso sulla sua testa; quest’ultimo al contatto con la pelle si raffreddò, come se fosse acqua la rinfrescò anziché bruciarla. Il giudice, furioso, ordinò allora che lame roventi le fossero appoggiate su tutto il corpo, ma ancora una volta, le preghiere di Reparata trasformarono il calore in una sensazione di freschezza.
Non riuscendo a piegarla, le autorità la costrinsero a camminare su un letto di carboni ardenti, anche questa volta, la sua fede fece abbassare la temperatura delle fiamme, rendendole non solo innocue ma soffici come un tappeto di fiori. Frustrato e incapace di spezzare la sua volontà, il giudice ordinò l'ultima punizione: le furono tagliati i capelli e infine la testa. In quel momento, l'anima di Reparata uscì dal suo corpo sotto forma di una colomba luminosa, segno della sua purezza e santità. Le reliquie della giovane furono conservate a Scauri fino a quando il Duca di Benevento, desideroso di ottenere una grazia per la figlia malata, decise di trasportarle nella sua città. Durante il viaggio, all'altezza di Teano, il carro che trasportava le sacre reliquie si rovesciò, l’evento venne interpretato come un segno della volontà della Santa di rimanere in quel luogo specifico. In risposta alla manifestazione divina, fu eretto un convento che ancora oggi esiste come luogo di culto e pellegrinaggio e custodisce le reliquie della Santa, successivamente proclamata Patrona della città.
Il coraggio è una qualità che spesso viene celebrata nelle storie di eroi e avventurieri, ma è presente anche nella vita di tutti i giorni con forme diverse, mascherandosi di quotidianità. Ogni decisione che prendiamo, ogni cambiamento che affrontiamo fa leva sulla nostra dose di coraggio giornaliera. Essere impavidi non significa essere privi di paura, ma piuttosto avere la capacità di affrontarla compiendo un passo verso l’ignoto, esprimendo la forza interiore che ci governa e la determinazione di seguire il proprio cuore anche quando la strada è incerta e piena di ostacoli. In definitiva, il coraggio è una qualità che risiede in ognuno di noi, è la scintilla che ci spinge a superare i timori personali e a vivere una vita autentica e significativa. Dobbiamo coltivare, nutrire e incoraggiare il seme del coraggio praticandolo con consapevolezza.
Ispiriamoci a Reparata, così come hanno fatto negli anni fedeli e credenti in tutto il mondo. La sua intrepida resistenza di fronte alla persecuzione e la sua incrollabile fede sono un potente esempio di devozione e coraggio. Santa Reparata è ricordata non solo per i suoi miracoli, ma anche per il suo straordinario sacrificio, che continua a risplendere come una fiamma di speranza e fede nei cuori dei devoti e di coloro che ammirano quella ragazzina che fiera delle proprie convinzioni non è crollata dinanzi alla paura, anzi l’ha sopraffatta con il suo ardimentoso antidoto.

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L’eredità

Saper centellinare il da fare
comprendere il bisogno
esserne fieri senza margine di errore,
la mia eredità.
Una vita per raccoglierla,
tra occasioni perse
e conquiste inaspettate.
Te la lascio giovinezza,
a me non serve più.
Ho il mio scudo,
non temo incertezza
imbocco la strada impavida e altera.

Eva Pino
(da Il Sidicino - Anno XXI 2024 - n. 9 Settembre)