PARIDE E IL DRAGO
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-Auguri Paride! Oggi è il 5 agosto, il giorno del tuo onomastico, svegliati, alzati! Vieni in cucina ti aspetta la tua colazione preferita.
-No, mamma, voglio restare ancora a letto, sto leggendo la storia del miracolo di San Paride scritta da lui stesso quando era un ragazzo come me.
È mia abitudine farlo, ad ogni onomastico, come se ripetessi un rito, al risveglio mattutino rileggo le gesta del mio omonimo celebre, nonché Santo, al quale i miei genitori hanno pensato di dedicare il miracolo della mia nascita dandomi il suo nome per ringraziarlo della sua benevolenza. Mia madre, devota a San Paride, durante i nove mesi della mia gravidanza, definita ad alto rischio dal primo all’ultimo giorno, lo aveva pregato costantemente affinché la assistesse e desse al suo piccolo la stessa forza, determinazione e coraggio che lui aveva avuto in vita ancor prima di essere santificato.
Declinato l’invito per la colazione, quindi, riprendo daccapo il testo per assaporarmelo tutto senza interruzioni.
Greco di origine fuggii dalla mia terra, per scampare alle persecuzioni che affliggevano i credenti in Cristo come me, fino ad arrivare, dopo un lungo viaggio nel territorio di Teano. Curioso di scoprire le usanze e le credenze di questo popolo mi inoltrai nel centro della città.
Al mio arrivo rimasi sconcertato, le persone stavano portando in processione un drago che veneravano come simbolo di potere e terrore. Subito mi fu chiaro il perché del mio arrivo in quel luogo: mi era stato assegnato il compito di condurre i cittadini verso il bene. Senza perdermi di coraggio e senza aiuto alcuno, decisi di scovare il drago ed abbatterlo. Seguii le sue tracce fino alla tana e appena comparve con le sue squame scure e gli occhi fiammeggianti, seppur il mio cuore battesse accelerato e la mia mano tremasse, non esitai a colpirlo ferocemente alla testa con un bastone. Il drago emise un potente grido rauco e si accasciò a terra, morto. La notizia si diffuse presto scatenando numerosi commenti di rabbia e pochi di ammirazione. Di tutto ciò nulla mi importò perché ero sicuro di aver fatto la cosa giusta. Il mio compito, però, non era ancora terminato. Legai il drago ad una corda e ne trascinai il corpo fino al fiume Savone, dove lo gettai. L’acqua, in quel punto, si agitò formando una piccola sorgente; lo interpretai come un segno di purificazione, la liberazione di quel popolo dalle credenze pagane.
Gli abitanti di Teano, tuttavia, non furono contenti, infatti, mi catturarono e mi condannarono alle belve che, per mia fortuna, si rifiutarono di uccidermi. Solo allora i loro cuori si aprirono. Da quell’episodio si convertirono alla fede cristiana e io venni nominato primo vescovo di Teano da Papa Silvestro I.
Terminata la lettura continuo la liturgia del mio onomastico e, dopo aver partecipato alla celebrazione in onore del Santo Patrono in Cattedrale, vado ad onorarlo nella chiesa romanica di San Paride ad Fontem, edificata proprio dove lui sconfisse il drago.
Percorro l’ingresso deserto e cammino lungo la navata centrale che mi conduce all’altare, dove una candela arde solitaria. Nel silenzio, chiudo gli occhi e dialogo con Paride, nel raccoglimento percepisco come in una eco lontana anche le voci di coloro, che prima di me, hanno rivolto a lui confessioni, suppliche e ringraziamenti. Mi accorgo, da subito, che non sono entrato solo in una chiesa, bensì in un luogo simbolo della storia di un’intera comunità.
Sono in connessione profonda con un passato glorioso, in un presente che anela un futuro ambizioso.
Uscendo, mi volto per il segno della croce e l’ultimo saluto, prima di riprendere la Casilina riguardo la facciata e le sue mura di tufo. Raccontano la storia di un uomo che con il suo coraggio portò la luce nella città, narrano di un eroe quasi fiabesco che ha cambiato il destino di Teano per sempre.
Chissà… un altro Paride, forse io stesso, potrebbe farlo nuovamente.
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Lo straniero
Lunghi cammini
fra terre sconosciute.
Confini varcati.
Seguendo una profezia
oppure un sogno.
Sempre la pace.
La meta lo sceglie
non più straniero.
È persona.
Il luogo e la storia
lo accolgono.
Così cambiano insieme Eva Pino
(da Il Sidicino - Anno XXI 2024 - n. 7 Luglio) |