L'ASSOCIAZIONE
 
il Sidicino
 
Indice per autore
 
Indice Eva Pino
 
 
MITATE - Racconti brevi tra realtà e fantasia
 
Personaggi storici sidicini, luoghi simbolo del territorio teanese e espressioni artistiche che l’hanno impreziosito vengono narrati con la libertà dell’immaginazione dando vita a una serie di racconti brevi.
 
 

YVONNE DE FLEURIEL AL SECOLO ADELE CROCE

*****

-Adè, Adè, nù perd’ tiemp a cantà, iesc rent, camma pulizzà e nucell!
-Mammà, mo veng, famm cantà! Mic e pulizz ca’ vocc.”
Adele, fin da piccola, come tutti i bambini figli di braccianti, aiutava i suoi genitori, al rientro dalle campagne, a sistemare il frutto del raccolto quotidiano per poi venderlo e ricavarne il necessario per portare avanti la famiglia. I più fortunati, terminato il lavoro presso un padrone, infatti, si dedicavano alla raccolta di qualche prodotto in piccoli terreni che avevano messo a coltura o perché di proprietà di famiglia o perché, avendo iniziato a farlo, nessuno mai aveva avanzato loro delle pretese.
La giornata, Adele, la trascorreva con i suoi fratelli più piccoli. Quando si svegliava li aiutava a vestirsi e tutti insieme scendevano da zia Carmelina, al piano di sotto, per salutarla e dirle che tutto era a posto. Da quel momento iniziava per loro il divertimento. Raggiungevano smaniosi il punto di ritrovo, sotto il palazzo, dove ognuno incontrava i suoi coetanei e si intratteneva a giocare. Ad Adele piaceva correre veloce lungo il corso principale del borgo medioevale della sua città, Teano, cantando a squarciagola le canzoni che aveva imparato dalle signore di vico Asilo Infantile, il suo. Le stesse che le dicevano ripetutamente che avere la sua voce era un peccato visto che non avrebbe potuto mai guadagnarci niente, sarebbe stato meglio per lei avere altre qualità che magari le avrebbero fatto fare un buon matrimonio. Di tutto ciò ad Adele poco importava, lei non cantava per un motivo, lo faceva semplicemente perché le piaceva e perché era convinta che cantando avrebbe corso più velocemente e avrebbe vinto la sfida che ogni giorno la vedeva gareggiare con il suo gruppo di amici e assegnava il titolo di vincitore a chi fosse arrivato per primo, senza fermarsi e cadere mai, da Piazza Umberto I fino all’ingresso della cattedrale in Piazza Duomo. La cosa non era semplice viste le scarpe non molto comode che indossavano, troppo piccole o troppo grandi, troppo strette o troppo larghe. Adele vinceva spesso e questo la inorgogliva talmente tanto che, anche se le gambe le tremavano e i piedi erano pieni di bolle e vesciche, riprendeva a correre e a cantare lasciando gli altri, per la maggioranza maschi, letteralmente a bocca aperta. Quando riuscì a vincere la gara per ben quattro giorni di seguito, in barba ad ogni previsione e ad ogni precedente concorrente femminile, il campione del gruppo esordì dicendo testualmente: - Adele, è ‘nu màsculo! Lei lo prese, decisamente, come un complimento.
Per il pranzo tornava da zia Carmelina che metteva sulla tavola o patate bollite con un po’ di broccoli e salsiccia oppure una bella frittata con la pimpinella e i ceci cotti nella pignata vicino al fuoco. Ciò che non mancava mai era il pane fatto in casa nel forno della nonna, aveva un odore esagerato. Il pezzo preferito da Adele era il bacio, per lei era più di una coccola sensoriale era un’apoteosi sensoriale. Morbido nella parte centrale, croccante nel contorno, leggermente farinoso al tatto, irresistibile alla vista profumava di buono. Adele non sapeva se preferire i baci che si formavano sul pezzo da un chilo o su quello da due, nel primo, con un pezzo più piccolo, aveva comunque a disposizione due baci che si diversificavano per la maggior croccantezza, nel secondo però erano molto più grandi e quelli di zia Carmelina erano enormi con un cuore tenero che lei avrebbe voluto mangiare in un sol boccone con un eccesso di bramosia. Il pomeriggio lo trascorreva facendo dei servizi in casa e cercando delle buone scuse per passare e spassare davanti al palazzo Caracciolo dal quale fuoriusciva una melodia nuova ogni giorno che richiamava Adele come un magnete. Ogni sera, prima di addormentarsi, riproduceva quella ascoltata come ninna nanna per i suoi fratelli, improvvisando dei testi in cui rassicurava i piccoli che la notte sarebbe stata tranquilla e che tanti bei sogni li avrebbero attesi.
-Ninna nanna, piccerigl
chiude l’uocchie chian chian
che e stelle te stann aspettà.
Ninna nanna, piccerigl
Chiude l’uocchie chian chian
Che l’ammor t’ sta a guardà…
Crescendo, Adele, visse una vita totalmente diversa da quella che le signore del vicolo avevano previsto per lei. Lasciò la sua amata Teano, la sua famiglia, il pane di zia Carmelina e il suo canto libero, vero carburante del suo desiderio di libertà che si traduceva in sfrenate corse verso il futuro. Continuò a crescere a Napoli dove conobbe nuove abitudini e nuovi modi con cui modulare ed educare la sua voce che presto venne apprezzata da molti. Girò tutta l’Europa, di Adele non restò nemmeno il nome, un’avvenente e conturbante Yvonne De Fleuriel prese il suo posto. La sua fama si diffuse rapidamente, la sciantosa Yvonne divenne l’attrazione principale dei più importanti café chantant d’Italia. Venne avvolta e travolta dal lusso, dall’effimero e dalla musica che solo raramente divenne carburante di libertà come quando era piccola e correva nella sua amata Teano.
I suoi passi risuonano ancora oggi sul basolato del Corso Vittorio Emanuele, raccontando la storia di una spensierata e felice Adele, di una nostalgica Yvonne e un’anziana signora che, in solitudine e povertà, ricordava con un sorriso la sua infanzia sidicina.

Eva Pino
(da Il Sidicino - Anno XXI 2024 - n. 3 Marzo)