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L'ASSOCIAZIONE |
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il Sidicino |
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Indice Mario Nassa |
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| TEANUM SIDICINUM / RILETTURA SOMMARIA, |
| CON RAFFRONTI, DEI PIÙ SIGNIFICATIVI CONTRIBUTI |
| SULLA MONETAZIONE ANTICA (III parte) |
Tre anni dopo la morte del Broccoli il prof. Francesco Maria Avellino, che già aveva edito molto tempo prima un quarto tipo con “testa di Mercurio a destra con lunghi capelli, coverta da un petaso” e doppia leggenda(25), pubblicò altre due monete presenti nel prestigioso medagliere partenopeo “con tipi già conosciuti, l’una di bronzo con testa di Apollo, e toro a volto umano n. 3, e l’altra di argento n. 4, con bella testa di Ercole giovine, e la veloce triga della Vittoria nel rovescio. È la iscrizione dell’una e dell’altra in lettere osche e retrograde che leggonsi Tianud”.
Nel 1833, poi, nel riferire in merito ai due bronzi (nn. 47-48) presenti nella collezione del conte Zurlo, dedicò alla questione Teanum alcune osservazioni:
La prima di queste medaglie, già per noi pubblicata altra volta, mostra al nome osco di Teano (Tianud) aggiunto l’altro di Sidicino, non altrimenti che nella stessa Campania dassi a Nocera l’aggiunto di Alfaterna, per distinguere questa da altre città sinonime. In una non dissimile medaglia l’Ignarra avea letto in greci caratteri ΣIΔIKIN, e il Combe in altra SIKIKIN; le quali due lezioni ugualmente ci sembra per l’autorità della nostra medaglia doversi correggere in SIRIKIN, e così cesserà ogni giusta meraviglia dell’Eckhel per l’uso de’ greci caratteri nella medaglia dell’Ignarra. In una terza dalle altre non dissimile il diligente Sestini lesse le sole ultime lettere dell’ epigrafe del rovescio ...KINVM. Altra ne ebbe per le mani il Gusseme, ma leggendovi malamente ΔH.KIKIN, né potendo quindi ben diffinirne la patria, l’inserì tra quelle di Napoli.
Per ciò che concerne alle due epigrafi della medaglia del n. 47, non esito a legger la prima Tianud, e la seconda Sidicinum, essendo ben provato che la forma retrograda del R nelle osche iscrizioni equivale al latino D (...) Sembra adunque manifesto che Tianud sia nominativo antico, la cui desinenza ci è rimasa ne’ nominativi latini aliud, istud e quindi con questo nominativo concorda il Sidicinum del rovescio. La stella è simbolo molto conveniente al Bacco tauriforme del rovescio, e può vedersi su tal proposito ciò che abbiamo detto altrove.
La medaglia del n. 48, che è nel museo Zurlo, similissima all’antecedente, mostra dall’una e dall’altra faccia la stessa epigrafe Tianud; la qual ripetizione si osserva pure in molte medaglie della vicina Cales.(26) |
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F. M. Avellino, Giornale numismatico... tav. III, n. 3 |
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La convinzione che Tianud fosse nominativo Avellino la espresse anche alcuni anni dopo, nonostante la dichiarata propensione a riconoscere il caso ablativo nella voce suvad che stava, in quel contesto, analizzando(27). Queste sue congetture vanno, ad ogni modo, lette per poter comprendere al meglio gli interventi in risposta sulle desinenze osche non solo di Lepsius ma anche di Mommsen e di altri a seguire.
Le considerazioni di James Millingen, sulla zecca di Teano, si rivelarono poco innovative, limitandosi l’autore alle nozioni generali già acquisite, con dichiarazione finale riguardo a una presunta indipendenza della città sidicina testimoniata dalle monete con dicitura osca(28). Pertanto, solo accennando al coevo tentativo di interpretazione del nome da parte del regio bibliotecario Cataldo Iannelli alla maniera di sede della giustizia(29), e opportunamente anticipando la considerazione che ebbe per le monete di Teano lo storico Nicola Corcia, è il momento di cominciare a esaminare il rilevante apporto, sia linguistico, sia numismatico, della scuola tedesca. |
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Stralcio del paragrafo dedicato da Corcia alla monetazione di Teano in
Storia delle Due Sicilie, tomo I, Napoli 1853 p. 517 |
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Come preannunciato, ritornando al 1841, Karl Richard Lepsius replicò alle congetture dell’accademico partenopeo nella introduzione della sua opera:
Ultimo loco, pono, quod ex hac viri clarissimi dissertatione (p. 9) didici, in parte aversa nummorum Teani oscorum saepius legi Sidikinum. Mihi ipsi non contigerat alia huius numi exempla videre, quam in quibus ultima littera epigraphae Sidikinum oblitterata erat, praeter unum in museo nobilissimi principis S. Giorgio Spinelli asservatum, in quo vestigia satis aperta litterae d perspicere mihi visus sum, qualia in nostra tabula XXX n. 17 repraesentavi. Neque aliud quidquam exspectaveram secundum adversae partis epigraphen notam Tìanud. Tamen ab eodem Avellinio iam alibi hanc terminationem -um semel laudatam fuisse secundum Sestinium, nunc video. Quodsi revera nova illorum nummorum comparatione confirmatur, in uno um, in altero ud scriptum esse, mihi quidem non est dubium, quin una vel altera lectio in his quoque nummis, quos omnes adhuc genuinos esse putaveram, falsariorum operae imputanda sit.(30)
Nei commenti ai nummi campani, riguardanti Teano, egli ne analizzò cinque: il primo in suo possesso, il secondo osservato a Berlino, il terzo a Napoli e gli ultimi due a Londra. Quello della collezione Spinelli era però il solo esemplare riportante nel dritto l’epigrafe Tianud e nel rovescio l’appellativo Sidikinud. Lepsius, dopo aver scorso le possibili uscite della terminazione d nella struttura della lingua osca, optò per il caso ablativo(31).
Del francese Charles Lenormant, citato per esteso nel precedente articolo sulle monete Atena/Gallo di Caiatia ma anche di Teano eccetera, conviene questa volta riportare soltanto il piccolo inciso della nota 3 nel quale rimarcava la totale differenza delle emissioni di Teanum Apulorum da quelle di Teanum Sidicinum(32).
Per fugare i dubbi che mi erano venuti su una moneta molto simile alle nostre comunque attribuitagli, ho chiesto il parere a un celebre numismatico, il sempre disponibile dott. Alberto Campana, che così mi ha sintetizzato tutta la questione:
«A proposito di questa particolare emissione, che reca al diritto testa di Apollo a sinistra la legenda retrograda e al rovescio il solito tipo campano del toro androprosopo a destra, sormontato dal simbolo fulmine, esiste un’ampia bibliografia(33).
Pur trattandosi di una epigrafe in osco, l’etnico si riferisce molto chiaramente a una città denominata Tiati (o Teate). Inizialmente, nel XVII secolo, le monete con legenda TIATI (in latino) erano state tutte attribuite a Teate Marrucinorum (attuale Chieti). Solo nel secolo successivo iniziò a fare strada la corretta ipotesi che queste monete dovessero appartenere piuttosto alla Teate Apula (attuale contrada Pezza della Chiesa, a 4 km da S. Paolo Civitate).
Ciononostante, nel corso della prima metà del XIX secolo ancora continuò una forte disputa sull’attribuzione delle monete con Tiati in osco e in latino. Si crearono due scuole di pensiero: una che riprese la vecchia ipotesi di Teate Marrucinorum e una che invece propugnò l’identificazione con Teate Apulorum. Solo verso la metà del XIX secolo, grazie all’apporto di valenti studiosi come il Mommsen, Friedlaender e Cavedoni, si affermò l’attribuzione a Teate Apula, che restò valida fino ai tempi attuali.
Solo il Garrucci(34), nel 1885, sostenendo che la scrittura osca era sconosciuta nella Puglia, reputò che tale moneta doveva essere campana, senza specificare chiaramente la zecca emittente.
L’ipotesi del Garrucci non ebbe seguito e successivamente esperti di linguistica osca hanno evidenziato come l’alfabeto osco originario si diffuse anche nella Puglia settentrionale (Daunia). Oltre che in Campania, mentre nell’area marrucina assunse caratteri specifici che lo discostarono dall’idioma originario.
Nonostante l’ormai generale accettazione dell’attribuzione della suddetta moneta osca alla zecca di Teate Apula, ancora agi inizi del XXI secolo, persistono alcuni dubbi sulla sua effettiva attribuzione e ancora non veniva esclusa del tutto l’ipotesi della sua appartenenza a Teanum Campaniae (ovviamente Teanum Sidicinum)(35).
Personalmente tendo a rigettare questi dubbi e ribadire la consolidata attribuzione della moneta a Teate Apula. Inoltre è da rilevare che, pur trattandosi di una emissione molto rara e con pochi esemplari noti, non si ha notizia di suoi rinvenimenti nella zona campana, né tanto meno era presente fra le numerose monete presenti nel ricco santuario di Fondo Ruozzo a Teano (già qui accennato a p. 43 e nota 64). La presenza di tipi campani in una moneta di zecca dauna non deve sorprendere e indica come nel periodo compreso tra 325 e 275 a.C. e quindi fino al tempo della definitiva sconfitta di Pirro anche la Daunia fu teatro di un fiorente scambio economico verso la Campania, attestato anche nel confinante Samnium». |
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Immagine tratta da Friedlaender op. cit. tav. VI n. 1 |
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Theodor Mommsen, oltre a differenziare la scritta Tiano (che, contrariamente ad Aisernino, Suesano, Caiatino, Caleno etc., non era secondo lui un gentilizio espresso con il genitivo plurale ma il nome della città al nominativo), manifestò la sua opinione anche sulla terminazione d che le nostre monete hanno in comune con altri antichi centri quali Beneventod, Larinod e Akudunniad, sintetizzando in questi termini il suo lungo studio sulle particolarità della lingua osca:
... È vero che se le leggende osche in UM sono genitivi del plurale, sarà d’uopo trovare un’altra spiegazione per quelle in UD, né avremo il vantaggio di darne una sola ed uniforme per tutte, come fanno coloro che vi ravvisano sempre il nominativo del neutro. Ma questo vantaggio dell’uniformità, a cui più degli altri ha posto mente il ch. Lepsius, non si è ottenuto da lui, che con mezzi un poco troppo forti, come di mettere in sospetto le medaglie di Aquilonia e di altre città, e di restringere così la numismatica osca, quasi sul letto di Procuste, alle sole medaglie terminanti un UM ed in OD. Cosa però sarà il BENEVENTOD, il LADINOD, e perfino il TIANÚD SIDICINÚD? Si è avuto ricorso ad un nominativo neutro, invocato dall’analogia de’ pronomi id, illud, aliud etc., con varii esempi dell’antichissima lingua romana, e dal confronto delle altre monete osche colla desinenza in UM.
Debbo però avvertire in primo luogo, che quest’ ultimo confronto, il quale del resto non proverebbe troppo, non sussiste; essendo ché di NUVKRINUM e TIANÚD il primo mostra chiaramente di essere il gentilizio, il secondo il nome della città, ed è quindi evidente che fra queste epigrafi sussiste una differenza, che esclude ogni analogia. Quanto agli altri due argomenti, ne ho già parlato nel Bullettino dell’Instituto di quest’anno, e debbo perciò restringermi a ripetere qui...(36)
Grazie all’esame di parecchi esemplari di bronzo e alle splendide monete argentee del museo Santangelo, anche Mommsen, nel corso del suo intervento, mise in risalto che la corretta lettura della scritta osca indicante il popolo era Sidikinud (aggettivo in caso ablativo singolare di seconda declinazione, e tale ritenuto anche in seguito(37)). |
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J. Friedlaender, Die osckischen münzen, tav. I |
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(fine III parte)
NOTE
(25) F. M. AVELLINO, Giornale numismatico, III, Napoli 1808, p. 35-36, tav. III, n. 3.
(26) F. M. AVELLINO, Opuscoli diversi, vol. II, Napoli 1833, pp. 54-56.
(27) F. M. AVELLINO, Conghietture sopra un’iscrizione sannitica, lette all’Accademia Ercolanese, Napoli 1841, pp. 9-15.
(28) J. MILLINGEN, Considération sur la Numismatique de l’Ancienne Italie, 1841, pp. 202-203 e 239.
(29) C. IANNELLI, Veterum oscorum inscriptiones…, Napoli 1841, p. 15.
(30) K. R. LEPSIUS, Inscriptiones umbricae et oscae quotquot adhuc repertae sunt omnes, Lipsiae 1841, XIII.
(31) K. R. LEPSIUS, op. cit., pp. 107-110. Va ricordato che l’A. aveva già sfiorato l’argomento all’interno della dissertazione filologica De Tabulis Eugubinis, Berolini 1833, pp. 47-57.
(32) CH. LENORMANT, Introduction à l’étude des vases peints, in “Élite des monuments céramographiques” tome premier, Paris 1844, pp. lii n. 3. L’ampio stralcio al quale si fa riferimento è in Caiatia,- Emittenza e terminazione monetale…, Roma 2011, pp. 16-17.
(33) V. LA NOTTE, La monetazione della Daunia. Storia degli studi e analisi della produzione, Foggia 2011, pp. 276-291.
(34) R. GARRUCCI, Le monete dell’Italia antica, Roma 1885 (ristampa anastatica di Forni, Bologna 1967), pp. 107-108 e tav. XCII, n. 9.
(35) N. K. RUTTER, Historia Numorum, Londra 2001, p. 81, al n. 698; M. H. CRAWFORD, Provenances, attributions and chronology of some early Italian coinages, in: Coin Hoards, vol. IX, London 2002, p. 273.
(36) T. MOMMSEN, Sulle desinenze delle epigrafi nelle monete osche, in “Annali di Numismatica” pubblicati da G. FIORELLI, vol. I, Roma 1846, pp. 35-44.
(37) T. MOMMSEN, Die unteritalischen dialekte, Leipzig 1850, p. 294.
Mario Nassa
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 5 Maggio) |
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