Autunno, tempo di vaccinazioni.
È stato questo l'argomento trattato dal dott. Antimo Cappello, primario di pediatria presso il presidio ospedaliero di Piedimonte Matese, attualmente in pensione, durante la conviviale del Club del mese di ottobre c.a. tenutasi presso l'Agristor Le Due Torri di Presenzano.
Rispondendo all'invito del Presidente del Club, dott. Nicola Salvi, il relatore ha ricordato il dott. Renato Del Forno, socio recentemente scomparso e il dott. Lucio Salvi, Fondatore e Presidente del Club, ed ha proposto di dedicare ai medici appartenuti al Club, proprio nel mese di ottobre di ogni anno a venire, un convegno medico-scientifico, in modo da rendere il loro ricordo duraturo e produttivo.
Il relatore, entrando nello specifico, ha chiarito innanzi tutto che per ottava età si intende parlare delle persone con più di 75 anni ma, ha aggiunto, “il mio discorso è rivolto ai fragili di tutte le età ed in particolare agli ultra sessantacinquenni”.
La relazione ha trattato i seguenti punti:
- La storia dei vaccini
- Cosa sono i vaccini e come funzionano
- Le vaccinazioni consigliate.
La storia dei vaccini ha radici antiche.
I cinesi, già nel 900 a.c., avevano notato che chi indossava una veste appartenuta ad un ammalato di vaiolo aveva meno probabilità di contrarre la malattia.
Sempre i cinesi, nel 600° a.c., misero a punto una tecnica rudimentale di immunizzazione, detta “variolizzazione”, che consisteva nella inalazione di pus ricavato dalle vescicole dei vaiolosi e poi essiccato.
Nell'antica Grecia, Tucidide, uno dei principali esponenti della letteratura greca, annotò che, durante una epidemia di tifo, chi si era ammalato diventava poi resistente ad una nuova infezione.
Da allora la medicina ha fatto passi da gigante e la vera storia dei vaccini, ha sottolineato il dott. Cappello, inizia con quello contro il vaiolo messo a punto da Edward Jenner nel 1796.
Egli notò che le mungitrici infettate dal vaiolo bovino erano immuni al vaiolo umano e sperimentò che, iniettando ad un ragazzo materiale ottenuto da una pustola bovina, questi diventava immune all'esposizione al vaiolo umano.
Il nome “vaccino” nasce proprio da questo esperimento di Jenner.
Nel 1880 poi, grazie a Von Behring e Kitasato, fu compiuto un altro grande passo: la scoperta dei vaccini antidifterico e antitetanico.
In seguito il biologo e chimico Louis Pasteur trovò l'antidoto a diverse infezioni batteriche come l'antrace (1881) e la rabbia (1885).
E ancora, una grande rivoluzione si ebbe nel secolo scorso con la messa a punto dell'antipolio.
Jonas Salk, nel 1955, presentò alla comunità scientifica un vaccino, mai brevettato, da somministrare per via intramuscolare.
Nel 1957 Albert Sabin ne sviluppò un altro da somministrare per via orale: questo vaccino fu utilizzato, a partire dal 1963, per la campagna antipolio su scala mondiale e salvò dalla morte e da gravi menomazioni milioni di persone.
Da allora sono stati sviluppati tanti altri vaccini, più immunizzanti, più protettivi, meno pericolosi, con tecniche sempre più raffinate.
Ricordiamo, ad esempio, il trivalente (morbillo- parotite- rosolia), i vaccini contro l'epatite A, l'epatite B, la varicella, la meningite, la polmonite, contro il batterio emofilo dell'influenza, la pertosse, l'herpes zoster e così via.
Cosa sono i vaccini e come funzionano
Il relatore ha poi continuato spiegando che i vaccini sono preparati biologici costituiti da microrganismi uccisi o attenuati, oppure da parti di essi, o da sostanze prodotte dai microorganismi e rese sicure, oppure, ancora, da proteine ottenute con tecniche di ingegneria genetica e ne ha elencato i vari tipi.
- vaccini vivi attenuati (come per morbillo, rosolia, parotite, varicella, febbre gialla e tubercolosi): prodotti a partire da agenti infettivi resi non patogeni
- vaccini inattivati (come per l'epatite A, la poliomielite e l'antinfluenzale split): prodotti utilizzando virus o batteri uccisi tramite esposizione al calore oppure con sostanze chimiche
- vaccini ad antigeni purificati (come per la pertosse acellulare, l'antimeningococco e l'antinfluenzale a sub-unità): prodotti attraverso raffinate tecniche di purificazione delle componenti batteriche o virali
- vaccini ad anatossine (come per tetano e difterite): prodotti utilizzando molecole provenienti dall'agente infettivo, non in grado di provocare la malattia ma sufficienti ad attivare le difese immunitarie dell'organismo
- vaccini proteici ricombinanti (come per epatite B e meningococco B) cioè prodotti mediante la tecnologia del DNA ricombinante che prevede l'inserimento di materiale genetico codificante l'antigene (una proteina o parte di essa) in microrganismi che produrranno l'antigene; quest'ultimo verrà poi raccolto e purificato
- vaccini anti-idiotipo: gli anticorpi anti-idiotipo sono in grado di mimare l'antigene originale sostituendolo nei processi di immunizzazione e rispetto ai corrispondenti antigeni virali, batterici o parassitari i vaccini anti-idiotipi potrebbero avere il vantaggio di non suscitare reazioni tossiche o allergiche
- un'altra categoria di vaccini è quella dei microrganismi “chimerici” costituiti da virus e batteri attenuati manipolati geneticamente inserendo nel loro DNA i geni che codificano la produzione degli antigeni protettivi propri di altri patogeni.
Una volta somministrati, ha poi sottolineato il dott. Cappello, i vaccini simulano il primo contatto con l'agente infettivo evocando una risposta immunologica simile a quella causata dall'infezione naturale, senza però causare la malattia e le sue complicanze.
Il principio alla base di questo meccanismo è la memoria immunologica cioè la capacità del sistema immunitario di ricordare quali microrganismi estranei hanno attaccato il nostro organismo in passato e di rispondere velocemente (l'assenza di una memoria immunologica è il motivo per cui i bambini piccoli vanno incontro alle malattie infettive più frequentemente dell'adulto).
Senza le vaccinazioni, il nostro corpo può impiegare anche due settimane di tempo per produrre una quantità di anticorpi sufficiente a contrastare l'invasore.
Per alcuni vaccini è necessario fare dei richiami, ovvero delle somministrazioni ripetute più volte a distanza di tempo.
Nonostante la vaccinazione sia per definizione un intervento preventivo, che quindi va effettuato prima dell'esposizione all'agente infettivo, in alcuni casi può essere utilizzata anche a infezione avvenuta. Ad esempio, in caso di varicella o di morbillo, la somministrazione del vaccino rispettivamente entro 3 o 5 giorni dall'esposizione può prevenire la malattia o ridurre la gravità dei sintomi.
Il virus influenzale merita una menzione a parte perché il virus cambia ogni anno e quindi la composizione del vaccino antinfluenzale viene decisa, su indicazione dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in base ai ceppi che si prevede circoleranno maggiormente durante il periodo invernale.
Paola Melillo
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 11 Novembre) |