È inutile nasconderlo, non sempre accettiamo con entusiasmo l’invito alla presentazione di un libro, spesso lo facciamo per cortesia o per dovere.
Ma sabato 2 marzo c.a. chi ha voluto, o dovuto, essere nella splendida sala del Loggione del Museo Archeologico di Teano si è dovuto ricredere.
Il numeroso pubblico accorso alla presentazione dei due libri della Luberto, “Miriam Mafai” e “La casa delle bifore”, sapientemente guidato, è stato infatti portato pian piano ad entrare nelle pagine di quei libri.
“La forza delle donne - ha detto in apertura la Presidente della sez. di Teano della Fidapa, dott.ssa Rosaria Pentella - è il titolo che abbiamo scelto per questo incontro che non vuole festeggiare la donna, in prossimità della giornata a lei dedicata, ma vuole essere un momento di riflessione, di bilancio sul lungo cammino verso la conquista della vera parità di genere. Una parità basata sul concetto che, nella loro diversità, con le loro specifiche ricchezze, uomini e donne, come facce di una stessa medaglia, possano essere funzionali alla costruzione di una società più giusta e inclusiva”.
La Presidente ha poi ringraziato i presenti, in particolare: il sindaco di Teano, avv. Giovanni Scoglio, il vicesindaco dott.ssa Laura Laurenza, l’assessore alla cultura Maddalena Bovenzi, il sindaco di Caianello, dott. Lamberto di Caprio, il vicepresidente dell’Associazione Nazionale Carabinieri, maresciallo Vito Nardelli, la presidente del CIF Teano, prof.ssa M. Antonietta Polito, il presidente del Club Sidicino, dott. Nicola Salvi, la responsabile UNAM di Santa Maria C.V., dott.ssa Pina Cupolino, la dott.ssa Anna Di Mauro, presidente dell’associazione ADGI, la dott.ssa Anna Di Muccio, presidente dell’associazione Donne Come Noi e coloro i quali hanno provveduto all’allestimento della sala.
Il sindaco di Teano, nel suo intervento, ha elogiato la Fidapa per la valenza culturale e sociale delle azioni messe in atto ed ha sottolineato quanto sia stato appropriato titolare l’incontro “La forza delle donne” perché, ha detto, “non c’è nulla di più forte e di più incisivo della determinazione femminile, spesso sopita dalla grande responsabilità di essere donatrici di vita e collanti della famiglia”.
La prof.ssa Anna Mottola ha poi presentato la scrittrice, amica di lunga data.
“Scrivere e raccontare per costruire, mai per distruggere - ha esordito le prof.ssa Mottola - questa la motivazione per la quale Lidia Luberto è stata nominata senatrice dell’informazione di Caserta nell’ambito del PREMIO BUONE NOTIZIE del 2024.
Le notizie dei giornali possono essere buone o cattive ma possono diventare tutte buone se riferite senza faziosità, senza alterazione della realtà.
Riferire notizie per aiutare a crescere, senza violenza, questa è la categoria di giornalisti a cui appartiene Lidia Luberto.
Iscritta all’albo dei giornalisti, ha collaborato con il Giornale di Roma e con il Corriere della Sera. Si è occupata di cultura, di problemi sociali, di quelli legati alla tutela di beni artistici e architettonici, della questione femminile.
Attualmente in pensione come docente di materie letterarie nella scuola di II grado, continua a collaborare con il Mattino.
Cofondatrice e animatrice del PREMIO MATILDE SERAO, è stata eletta Presidente del SOROPTIMIST di Caserta, associazione che si occupa dei problemi dell’ambiente e della valorizzazione dei talenti delle donne.
Ciò che scrive è piacevole da leggere, non solo perché offre ai lettori veridicità dei fatti, ma soprattutto perché correda i suoi scritti a punti di vista personali che inducono a porsi in modo critico e riflessivo rispetto a ciò che si legge”.
È seguito l’intervento della prof.ssa Gabriella Lancia che, illustrando il libro su Miriam Mafai ha, tra l’altro detto: “…è un piacere parlare di un libro che fa riflettere, un libro sulla Mafai, una donna forte, forte nelle sue scelte, forte nella capacità di affrontare la vita”.
Miriam Mafai nasce nel ’26 da una famiglia atipica, ebraica, una famiglia libera che, con la promulgazione delle leggi razziali, è costretta ad allontanarsi da Roma e vi fa ritorno solo nel ’43, quando si pensava che i tempi bui fossero finiti.
Di ritorno a Roma Miriam assiste ad un episodio a dir poco spiacevole: la resa del personale del Viminale che, a testa bassa e con le mani alzate, viene scortato fuori dalle SS.
E l’autrice si chiede e ci chiede: è forse da questo che nella Mafai nasce la voglia di combattere contro le ingiustizie, contro ciò che non si può scegliere liberamente?
Sta di fatto che nel dopoguerra si iscrive al partito comunista e ne diventa una attivista fin quando, nel ’56, il rapporto sugli orrori dello stalinismo la portano ad una profonda crisi che smorza i suoi ardori nei confronti del partito ma non nelle lotte a favore di quello in cui crede, come ad esempio l’emancipazione femminile.
Nel ’50 la ritroviamo nella redazione di Repubblica ed è dalle pagine di questo giornale che conduce la sua battaglia pro divorzio chiarendo un concetto fondamentale: lo Stato deve concedere ai cittadini libertà di scelta e non deve intervenire sugli aspetti morali perché non si può avere libertà della donna senza laicità dello Stato e viceversa.
A rafforzare quanto detto dalla prof.ssa Lancia, è intervenuta l’autrice del libro, la prof.ssa Lidia Luberto, che ha aggiunto che la Mafai era molto più avanti del femminismo perché non parlava mai di maschi e femmine ma di persone da rispettare in quanto tali e che “i diritti conquistati dalle donne sono troppo recenti per abbassare la guardia”.
Miriam Mafai, una donna forte, determinata, senza paura di dover fare un passo indietro nelle sue scelte, insomma una donna libera.
La prof.ssa Marisa Coppola, nel presentare il secondo libro della Luberti, anch’esso dedicato ad una figura di donna forte ma molto diversa dalla Mafai, ha esordito così: “Ora passiamo alla fiaba. Qualche giorno fa, andando a Caserta, all’improvviso, dopo una curva, mi è comparsa davanti una luna immensa che faceva da sfondo ad un crinale e, sul crinale, c’era il profilo di Caserta Vecchia.
È stata un’immagine talmente fantastica che mi è venuto in mente che esiste una leggenda che narra che la cittadina è stata costruita dalle fate, o meglio dalle dee che hanno provveduto a portare le colonne per la costruzione del Duomo”.
Dobbiamo ricordare, a tal proposito, che Caserta Vecchia è stata costruita sul crinale dei monti tifatini e che proprio sul monte Tifata sorgeva il tempio di Diana Tifatina, da sempre considerato un posto magico.
Ed è proprio vicino al Duomo, costruito con l’aiuto delle dee, che si trova la casa delle bifore di cui parla il libro, casa che ha ospitato per anni Ursula Pannwitz, una donna eccezionale, tedesca di Berlino.
Il libro parla proprio di questa donna che la Luberto ha conosciuto e da cui è rimasta colpita. La nostra autrice, in occasione della manifestazione Settembre al Borgo che si tiene a Caserta Vecchia, gironzolando, si trovò per caso davanti a questa casa- laboratorio da cui proveniva una musica. Entrando si trovò davanti una donna molto bella, non giovanissima, che la invitò a ballare. Titubante accettò.
“La musica è armonia, come il ballo, che è un altro modo di interpretare l’armonia” le disse la Pannwitz. Fu così che iniziò la conoscenza di quella donna, una conoscenza che diventò via via più profonda e che permise all’autrice di capire che “proprio l’armonia era stato il filo conduttore della sua vita, una armonia che nasce dal coraggio di osare, di essere se stessi, di affermare la propria verità”.
La prof.ssa Coppola ha poi proseguito narrando la storia di Ursula, dal periodo della guerra e del dopoguerra vissuto in Germania alla sua vita in Italia dove, finalmente, trova la propria dimensione, la propria libertà.
La forza di Ursula è stata quella di non perdersi mai d’animo, di aver sempre avuto la forza di ricominciare.
Durante gli interventi delle prof.sse Lancia e Coppola, la prof.ssa Piera De Cesare ha letto, o per meglio dire interpretato in modo magistrale, brani dei due libri.
Al termine, i presenti sono stati invitati al buffet gentilmente offerto dall’Istituto Alberghiero di Teano.
In conclusione: è stato un pomeriggio interessante che ha culturalmente arricchito tutti i partecipanti.
Un plauso all’autrice, alla prof.ssa De Cesare e alle “Fidapine” che diligentemente hanno contribuito al successo dell’iniziativa.
Paola Melillo
(da Il Sidicino - Anno XXI 2024 - n. 3 Marzo) |