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Teano, il cimitero cade a pezzi: soffitti che crollano,

pavimenti distrutti e infiltrazioni. Il rispetto per i
defunti resta sotto le macerie.
 
 

Un luogo che dovrebbe rappresentare silenzio, memoria e rispetto si sta trasformando, lentamente ma inesorabilmente, in un simbolo di abbandono. Al cimitero di Teano alcune strutture si stanno letteralmente sgretolando, mentre da anni gli interventi di manutenzione sembrano non arrivare.
Soffitti crepati, intonaci che si staccano e pavimenti rotti accompagnano il percorso di chi ogni giorno entra nel camposanto per portare un fiore o fermarsi qualche minuto davanti alla tomba di un familiare. In diversi punti il degrado è evidente: parti delle coperture mostrano segni di cedimento e il rischio che nuovi pezzi possano cadere non è più soltanto un timore.
Quando piove, la situazione peggiora drasticamente. L'acqua filtra dalle strutture danneggiate, scende dai soffitti e invade corridoi e aree di passaggio. Le infiltrazioni aggravano un quadro già compromesso, rendendo ancora più visibile l'assenza di interventi strutturali che da tempo i cittadini segnalano.
Non si tratta solo di una questione di decoro urbano. Qui entra in gioco qualcosa di più profondo: il rispetto per i defunti e per le famiglie che continuano a frequentare quel luogo. Un cimitero non è un qualsiasi spazio pubblico. È un luogo sacro della memoria collettiva, e vederlo in queste condizioni significa assistere a un lento scivolamento verso l'indifferenza.
I visitatori raccontano di camminamenti dissestati, aree deteriorate e strutture che mostrano segni di cedimento da anni. Una situazione che non solo offende la dignità del luogo, ma pone anche interrogativi sulla sicurezza di chi lo frequenta quotidianamente, spesso persone anziane.
Il tempo passa, il degrado avanza e le crepe nei soffitti diventano la fotografia più evidente di una manutenzione che non c'è stata. Nel frattempo, tra infiltrazioni e pavimenti distrutti, il cimitero di Teano continua a raccontare una storia di incuria che molti cittadini chiedono da tempo di fermare.
Perché la memoria dei defunti non può restare sepolta sotto l'abbandono.

Gennaro Loffredo
(da Il Sidicino - Anno XXIII 2026 - n. 3 marzo)