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Indice Gennaro Loffredo
 
 

TEANO SOFFOCA NELLA DIOSSINA, TRA SILENZI

ISTITUZIONALI E FUMO TOSSICO, UN'EMERGENZA
CHE DENUNCIA UN SISTEMA
 

Quando una nube nera e acre si alza nel cielo e si spinge per chilometri, non è solo un incendio. È un grido d'allarme per la salute pubblica, un atto d'accusa contro la gestione dei rifiuti e, soprattutto, una cartina tornasole della lentezza e dell'inadeguatezza delle istituzioni, tutte comprese, nel proteggere i cittadini. Teano ne è testimone e vittima.
Il rogo divampato lo scorso 16 agosto presso l'impianto “Campania Energia”, una struttura per il trattamento di rifiuti plastici e gommosi in località Palmieri, ha interessato 40.000 metri quadrati di materiale potenzialmente altamente tossico. Le immagini dell'incendio parlano da sole: una colonna di fumo nero visibile per chilometri, un odore irrespirabile che ha invaso i territori limitrofi. Quello che non si vede, però, è ancora più pericoloso: le diossine e i policlorobifenili dispersi nell'aria, silenziosi killer della salute umana e dell'equilibrio ambientale.
Secondo i primi dati ufficiali dell'Arpac, i livelli di diossine e composti simili sono risultati oltre la soglia di sicurezza: 0,27 pg/Nm3 I-TEQ rispetto al limite fissato a 0,15. Numeri all'apparenza minimi, ma che si misurano in picogrammi, unità infinitesimali di sostanze con effetti devastanti anche a bassissime concentrazioni.
La combustione incontrollata di plastica e gomma, lo ricordiamo, produce emissioni altamente cancerogene. Diossine e furani non si disperdono facilmente: si depositano sul suolo, sugli alimenti, si accumulano nella catena alimentare, entrano nell'organismo umano e vi restano per anni. Gli effetti? Cancro, problemi ormonali, disfunzioni del sistema immunitario, malformazioni fetali. Chi vive vicino al rogo, e respira quest'aria, ha il diritto di essere protetto. Ha il diritto di sapere.
E invece, proprio questo diritto è stato negato o quantomeno gravemente compromesso. La macchina dell'emergenza ha risposto sul piano operativo, con l'intervento tempestivo dei vigili del fuoco, squadre da Teano, Piedimonte Matese, Afragola, Aversa, supportate dal Nucleo Batteriologico-Chimico-Nucleare di Caserta. Ma sul piano della comunicazione istituzionale, quasi il vuoto.
L'ordinanza del sindaco Giovanni Scoglio, che dispone misure di protezione come la chiusura di porte e finestre, il divieto di usare climatizzatori, il divieto di consumare frutta e verdura locali è arrivata con colpevole ritardo, tre giorni dopo, il 19 agosto, e tutti gli avvisi le comunicazioni alla cittadinanza non sono stati pubblicati sul sito istituzionale del Comune di Teano, ma solo condivisi tramite post su Facebook, pagina personale del primo cittadino.
Una scelta grave. Perché c'è una differenza sostanziale tra comunicazione istituzionale e comunicazione ufficiosa: la prima avviene attraverso canali ufficiali (come il sito web del Comune dove comunque, al momento in cui stiamo scrivendo l'articolo, compaiono avvisi di chiusura uffici, di disinfestazione zanzare e insetti volanti) ed è vincolata a obblighi di trasparenza e tracciabilità; la seconda è un atto discrezionale, priva di valore formale, soggetta a visibilità aleatoria (basti pensare a chi non usa Facebook o non segue la pagina del sindaco). In una situazione di emergenza sanitaria e ambientale, questo è inaccettabile.
Intanto, mentre i cittadini di Teano, Riardo, Vairano, Caianello, Ailano, Pietramelara vivono giornate di paura e isolamento forzato, i vigili del fuoco lavorano senza sosta da giorni per spegnere del tutto il rogo, procedere alla demolizione della struttura e bonificare l'area. Ma nessuno ha ancora fornito risposte chiare su cosa abbia causato l'incendio. Si è trattato di un incidente? Di un atto doloso? Di una negligenza?
Anche su questo fronte, l'inerzia regna sovrana. I cittadini aspettano indagini, controlli, responsabilità. Per ora, a fatto avvenuto, si vedono proclami sulle bacheche social da parte di politici, di ecologisti, si cercano colpevoli. Ma è il momento di creare un'identità legata al territorio, di unirsi, bisogna prendere consapevolezza di quello che succede, perché l'ecosistema che ci circonda è una risorsa. In tal senso le forze ecologiste locali, come il movimento #BastaImpianti, sembrano voler raccogliere il testimone del dissenso e organizzare momenti di confronto e crescita pubblica. Il prossimo sarà il 26 agosto a Pignataro Maggiore, nel Parco Monteoliveto: un'assemblea per discutere come gestire dal basso il territorio e pretendere monitoraggi continui su impianti come quello andato a fuoco.
Il caso di Teano non è isolato. La provincia di Caserta è già martoriata da decenni di disastri ambientali, dai roghi tossici alle discariche abusive. Ogni incendio è una ferita che si riapre, ogni nube di fumo è un richiamo a una guerra mai finita, quella tra chi abita queste terre e chi le considera terra di nessuno.
Ma questa non è una terra di nessuno. È una terra che respira, che coltiva, che cresce. Una terra che merita rispetto. E risposte. Non post su Facebook. Il rogo di Teano non è solo un episodio: è l'ennesimo campanello d'allarme di un sistema fragile e sbilanciato, in cui la gestione dei rifiuti è troppo spesso abbandonata al caso, in cui i controlli sono sporadici, le emergenze ricorrenti, la comunicazione istituzionale un optional. Le colpe sono di tutti, soprattutto delle scelte politiche.
Serve un cambio di rotta istituzionale e una cittadinanza attiva e consapevole. Serve che chi governa, a ogni livello, scelga trasparenza, tempestività e responsabilità. Perché la diossina avvelena l'aria, ma l'indifferenza avvelena la democrazia.

Gennaro Loffredo
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 8 Agosto)