La costruzione del Palazzo Baronale “Zona” di Calvi Risorta è da ascrivere al barone Don Luigi Zona e a suo fratello Muzio, con ruoli e compiti diversi.
Documenti descrittivi della storia della famiglia attualmente in possesso dell'edificio, tramandati da generazione in generazione durante gli ultimi tre secoli, fanno anche riferimento sia agli atti notarili di provenienza delle proprietà che a descrizioni delle consistenze strutturali di edifici e a tempi e modi di costruzione. Il trisavolo dei due Zona, Muzio e Luigi, proprietari del sito all'epoca della costruzione, si chiamava Muzio ed era Capitano di battaglione vissuto nella seconda metà del '600. “Questo Messer Muzio, campato dall'infelice Eccidio di sua Patria et familia, vedendosi rimasto solo, e privo della maggior parte della sua robba, ritirossi a menare sua privata vita in una propria Villa, che dal suo casato istesso prendeva il nome, chiamandosi Villa delli Zona e che corrottamente (sic!) oggi chiamasi Villa delli Zuni”. Quell'oggi era naturalmente il 1772: dopo di allora il borgo sorto intorno al palazzo si denominò Zuni (Dopo il 1860, con l'unità d'Italia e la ristrutturazione amministrativa in Comuni dello Stato unitario, divenne frazione insieme a Visciano e Petrulo del Comune di Calvi Risorta).
Alla metà del '700, i discendenti di Messer Muzio, si ritrovano in ben diversa situazione di fortuna dello sventurato trisavolo. Muzio, Protomedico e Consigliere d'Azienda di Carlo III segue le fortune del Re a Corte e, quindi, anche la costruzione della Reggia di Caserta ove vive ed opera l'architetto Luigi Vanvitelli ed il pittore Giuseppe Bonito. Muzio seguirà Carlo III quando questi divenuto, nel 1759, Re di Spagna, si trasferisce a Madrid. Luigi, invece, continuerà a vivere con la propria famiglia in Campania, curando, tra l'altro, l'ultimazione del Palazzo che da allora vivrà sia come residenza di campagna che come centro amministrativo delle proprietà terriere della famiglia. La circostanza della stretta relazione di Muzio con la Corte borbonica al tempo della grande impresa della costruzione della Reggia di Caserta, lascia intravvedere il come ed il perché della evidente e forse diretta ispirazione del Vanvitelli nella progettazione del Palazzo “Zona” e della partecipazione diretta del pittore di Corte Bonito.
Il Palazzo venne costruito nel sito stesso della “Villa delli Zuni”, in cui si era ritirato a menar vita privata il Muzio del '600. Anzi ne inglobò nell'angolo a nord la struttura cinquecentesca del piano terreno e fondazione (rilevamento effettuato recentemente all'atto dello svolgimento di lavori di consolidamento statico per lesioni subite a causa del terremoto del 1980: alcuni muri dell'angolo nord, da cui si dipartono le due grandi ali del Palazzo settecentesco, rivelano tecniche di costruzione più antiche). La costruzione del Palazzo risale al periodo tra il 1750 ed il 1770: certa è la data della pavimentazione delle stanze del primo piano ove i cotti originali portano impressa la data del 1753 e la data dell'affresco del soffitto dello scalone d'accesso al piano nobile che è descritto in un inventario del 1772, come “dipinto dal Celebre Regio pittore D. Giuseppe Bonito nel 1769”. Lo stesso inventario notarile descrittivo della proprietà contiene anche una breve storia genealogica della famiglia, che permette di comprendere le circostanze che portarono alla costruzione di questa imponente struttura in una località a quel tempo in piena campagna. Il Barone Dott. Luigi Zona in un suo manoscritto del 1753 descrive al fratello Muzio lo stato dei luoghi del Palazzo ed elenca tutti i beni di proprietà di entrambi. Nel predetto manoscritto si legge che “Il portone d'ingresso porta in un ampio cortile circondato da mura. Nel cortile appare una grande meridiana. A sinistra del cortile c'è una cucina. Da questa si entra in una stanza che contiene altre tre porte, una delle quali introduce in una dispensa, la seconda immette in una scala segreta. Vicino all'ultima porta c'è né un'altra che porta all'appartamento, ai granai, al magazzino. Poi si vedono due grandi stalle (una capace di otto cavalli, l'altra rustica), un secondo magazzino di grani ed un recinto di muro. Attraverso un'altra porta si entra in un giardino murato di un moggio con pozzo. Sulla porta che dal giardino porta al cortile c'è lo stemma della famiglia Zona (un arciere mentre scaglia una freccia contro un orso e sotto una banda zodiacale). All'interno: una cantina, due fruttiere, la dispensa e la selleria. A destra nell'entrare dal portone, invece, c'è una scala nobiliare (con la volta dipinta dal celebre pittore G. Bonito nel 1769). Salita la scala, c'è un atrio coperto con tre porte: due laterali ed una frontale. Dalla prima delle due porte laterali si entra in una grande sala con due porte bussolate. La bussola di sinistra immette in tre camere da letto dall'ultima delle quali si esce su una loggia che guarda al giardino e sul cortile. La bussola di destra, invece, porta in un'anticamera e attraverso un'altra bussola, in una sontuosa galleria. La galleria è a volta e presenta sul fondo un arco anch'esso a volta. Sia l'arco che la galleria sono dipinti dal suddetto regio pittore Bonito”. Tutte le pitture sono in tecnica pittorica del trompe–l'oeil: il cielo azzurro con larghe pennellate rosa e le dame che si sporgono dai balconi tra i vasi di peonie, cedri e colombi, così reali da sembrare veri e queste sono molto simili a quelle dipinte dal Bonito nella Reggia di Portici (NA). Oltre ai dipinti del Bonito nel Palazzo “Zona” si possono ammirare altre significative testimonianze dei secoli XVIII e XIX: spade, sculture, mobili e vasi.
Quest'opera architettonica, nei circa 250 anni che sono trascorsi dalla sua costruzione, ha fruito di una ininterrotta continuità di funzione e di conduzione, così che oggi ancora può mostrarsi come documento vivente, non solo d'arte settecentesca ma anche dello spirito e della cultura che ha intessuto la storia della successiva crescita della comunità dell'odierna cittadina che è rinascita della Calvi medioevale. Il Palazzo si pregia anche di un qualificato riconoscimento in quanto, ai sensi e per gli effetti della Legge n. 1089 del 1 giugno 1939, il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali nel 1983 l'ha dichiarato monumento di particolare interesse storico-artistico e l'ha sottoposto a tutela. Nel Palazzo vi si tengono, per gentile disponibilità dei proprietari, mostre d'arte, convegni, spettacoli teatrali, manifestazioni canore e rassegne cinematografiche. I conterranei caleni hanno avuto il piacere e l'onore di conoscere e frequentare gli ultimi due eredi-proprietari della famiglia Zona: la Sig.ra N.D. Claudia Ferrari e la Sig.ra N.D. Angela Colorizio. La Sig.ra Claudia (Modena 1909-Calvi Risorta1990), persona di animo nobile e di elette virtù, convola a nozze con il Dott. Paolo Colorizio (Macerata Campania-Caturano 1899-Foggia 1965), un vero gentiluomo ed un autentico galantuomo e dalla loro unione germogliano alla vita due splendide creature: Paola (Calvi Risorta 1938 - Roma 2014) che sposa l'Ing. Prof. Francesco Paolo Califano (Napoli 1938–Calvi Risorta 2015), Preside della Facoltà di Ingegneria dell'Università di Roma Tre, ed Angela (Calvi Risorta 1932) che convola a nozze con il Professore Francesco Rinaldi (Vignola 1925-Calvi Risorta 2018), accademico di Neuropsichiatria del I Policlinico dell'Università di Napoli. Il palazzo attualmente è abitato dalla proprietaria, Signora Angela Colorizio, che spesso è raggiunta dal figlio Paolo, Ricercatore, che con la propria famiglia risiede stabilmente a Napoli. Le spoglie mortali dei predetti defunti sono tumulate nella Cappella Gentilizia di famiglia del locale cimitero di Calvi Risorta come pure quelle del N.H. Avv. Girolamo Zona – Barone di Longano – (Napoli 1828 – Calvi Risorta 1896) e della N.D. Angiolina Ferrari vedova Zona – Baronessa di Longano – (Rocca Malatina–MO- 1861 – Calvi Risorta 1939). In merito agli ultimi due “Personaggi” defunti citati, nell'archivio del Palazzo Baronale “Zona” sono conservati manoscritti gelosamente e accuratamente custoditi dall'attuale proprietaria ed erede Sig.ra Angela Colorizio. In alcuni di tali manoscritti risalta la considerazione e la stima che circonda la persona del Barone Girolamo Zona e l'amore nobile e profondo che questi prova nei confronti della sua fidanzata. In una lettera del 23 ottobre 1889 la Sig.ra Clarice Ferrari di Modena, moglie dell'Avv. Erminio Ferrari e madre di Angiolina, manifesta al maturo Barone Avv. Girolamo Zona, fidanzato della giovane figlia, tutta la sua forte perplessità per la differenza di età, 61/28, trentatré anni.
Il Barone Zona nella missiva di riscontro cerca, convintamente ed amorevolmente, di rassicurarLa. Le nozze tra Angiolina Ferrari ed il Barone Girolamo Zona vengono celebrate a Modena il 24 aprile 1890 come attesta un originale Sonetto.
A dimostrazione della costante disponibilità e bontà della famiglia “Zona” e per testimoniare alla stessa ed agli eredi riconoscenza e gratitudine e per fedeltà ai fatti storici si riporta quanto scrive P. Gaspare Vittorio Sassani nel libro del 1994 “Calvi Risorta, il suo Seminario e i Passionisti”. “Nel 1757 quando i caleni chiesero a Mons. Zurlo che i seminaristi fossero nel territorio di Calvi, non solo d'inverno ma anche d'estate, si dové venire alla decisione di comprare il suolo adatto ed il popolo concorse con l'offrire il terreno gratis e di contribuire alle spese con ducati 660. Così, con il parere di tutti, fu scelto un pezzo di terreno al centro delle tre frazioni: Zuni, come più opportuno, sia perché lontano dal rumore delle frazioni, sia perché poco distante dalla Cattedrale. Il Barone Don Luigi Zona che aveva comprato in località San Nicola quattro moggia di terreno, si obbligò di donare parte di questo terreno per quanto ne poteva bastare ad edificare il Seminario con giardinetti. Dai documenti conservati nell'archivio della Sig.ra Baronessa Zona, risulta che il Barone Don Luigi Zona concesse gratuitamente una parte del terreno acquistato confinante da una parte a Zuni e Visciano, ove trovasi il nuovo Ospizio Seminario. La parte ceduta però risultava appena di un moggio perciò insufficiente allo scopo e quando il Vescovo Cardinale D'Avanzo e poi Mons. Giordano ingrandirono il Seminario portandolo alle grandiose forme attuali, il Barone Girolamo Zona cedé l'intero fondo, comprato dai suoi antenati nel 1757, in modo che si poté avere anche un bel giardino, con piante di arance, limoni, noci, ecc… E qui è doveroso dire un grazie al Barone Don Girolamo Zona che con questa elargizione vide coronate le opere di beneficenza dei suoi avi”.
Purtroppo nel 2016, causa la costante crisi vocazionale, i padri passionisti che nel 1926 avevano comprato dalla diocesi la struttura rimasta inutilizzata per la fusione dei due seminari diocesani (Calvi e Teano), lasciano Calvi Risorta e il seminario e l'annessa casa conventuale sarà convertito, a cura di una società consortile, in Residenza Sanitaria Assistenziale – RSA.
Andrea Izzo
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 12 Dicembre) |