Ultima arrivata, ma solo cronologicamente, tra le arti figurative è l'arte fotografica. Ce ne offre occasione di parlarne la recente presentazione del libro “La cantata dei mesi” redatto dal nostro concittadino, fotografo professionista, iscritto all'E.I.R.E, e già reporter per affermati quotidiani nazionali.
Leitmotiv del libro è la documentazione fotografica di antiche tradizioni contadine che si svolgevano un tempo, ma forse ancora rimaste in uso da qualche parte, per celebrare le caratteristiche temporali, climatiche, produttive, a volte anche scaramantiche, del succedersi dei mesi, diverse una dall'altra e a volte generate più dalla fantasia che dalla realtà.
Scene di vita che testimoniano l'intenso legame, non solo economico o produttivo, tra uomo e natura quando il primo si prende cura della seconda e questa si impegna a ripagarlo nel migliore dei modi. Nasce allora un rapporto affettivo che spinge l'uomo a celebrarne a mo' di festa gli aspetti a seconda di come essi si presentano nel succedersi dei mesi.
Questa, in effetti, la tematica del testo: ma il vero interesse viene catturato dalla documentazione fotografica che mostra tutte intere le capacità artistiche del Nostro.
Mette allora conto formulare qualche considerazione che ci aiuti ad apprezzare meglio la forma artistica fotografica, alla quale, come dicevo in apertura, siamo poco abituati: lo siamo molto di più all'arte pittorica.
La sostanziale differenza consiste ne fatto che, come dicevano gli antichi greci, la pittura è una “mimesi” della natura, una “imitazione”, che può essere precisa, come per secoli fino all'avvento del “cubismo” o dell'”astrattismo”, o emozionale, come in questi ultimi casi, ma passa sempre per le capacità tecniche e le elaborazioni sensitive dell'autore.
L'arte fotografica, invece, “cattura” la natura così com'è nella realtà trasferendola un tempo su una lastra ed oggi sui pixel di una macchina fotografica. Accade allora che il “risultato visivo artistico”, per essere tale, debba far leva soprattutto sulla “sensibilità” dell'autore, e questa si attua attraverso la ricerca del soggetto, l'inquadratura, la ricerca della luce e delle ombre, dei colori, la posa, la profondità di campo, il punto di vista, ed altro. In effetti meno “tecnica” rispetto alla pittura (studio del soggetto, disegno, scelta dei colori e dei pennelli) e più, per dirla con unica parola, “colpo d'occhio”.
Spero che queste semplici riflessioni, alla fine, vi aiutino, come canta Vecchioni nella sua canzone “Figlio”, a guardare anche una “foto d'arte”, oltre che un quadro,” “per ore ed ore, fino a sentire i brividi dentro al cuore”.
E Sergio Cirelli ce ne ha offerto l'opportunità!
Claudio Gliottone
(da Il Sidicino - Anno XXIII 2026 - n. 4 Aprile) |