L'ASSOCIAZIONE
 
il Sidicino
 
Indice per autore
 
Indice Claudio Gliottone
 
 

L’IMPORTANZA DI UNA RICORRENZA:

20 settembre 1870
 

Il 20 di questo mese sono ricorsi 155 anni dalla proclamazione di Roma Capitale d'Italia, conquistata con una azione che fu sempre propagandata dalla parte perdente, lo Stato della Chiesa, come una aggressione di guerra.
Non fu tale, anche se ad entrare in Roma furono i Bersaglieri comandati dal Generale Raffaele Cadorna, al quale i soldati papalini opposero solo una apparente resistenza come da ordini ricevuti dallo stesso papa Pio IX, strenuo conservatore, fino all'ultimo respiro, del suo potere temporale derivatogli dall'Editto di Costantino proclamato a Milano nel 313, ben 1557 anni prima. Lo fece per carità umana allo scopo di risparmiare vittime; cosa che non fece nel 1849, quando il popolo romano insorse e proclamò la Repubblica, soffocandola nel sangue, con l'aiuto francese, dopo solo sette mesi. Ci sarà stato pure un motivo se, ai suoi funerali, molti anni dopo, i romani tentarono di impadronirsi della salma per gettarla nel Tevere.
Dopo la proclamazione del Regno d'Italia, il 17 marzo del 1861, con capitale a Torino, Cavour, che ne era stato il primo protagonista, e che morirà pochi mesi dopo, nell'agosto dello stesso anno, cominciò subito ad attivarsi, quasi presentisse la sua fine vicina, per completare la sua visione politica di sempre: un regno italico unico dalle Alpi alla Sicilia con Roma Capitale.
Il maggiore ostacolo a che ciò avvenisse era rappresentato dallo Stato delle Chiesa, difeso da quello stesso Napoleone lll che pure dell'Unità d'Italia era stato uno dei promotori e ancor più tenacemente dalla riluttanza del papa Pio IX a rinunciare al suo potere temporale: a nulla valse la formula cavuriana del “libera Chiesa in libero Stato” in base alla quale il piemontese auspicava una pacifica resa della Chiesa.
Nei pochi mesi di vita rimastigli, dal marzo all'agosto del 1861, Cavour ebbe modo di pronunciare tre soli discorsi, due alla Camera ed uno al Senato, tutti e tre aventi per oggetto “Roma Capitale”.
Ne riporto una brevissima parte di quello tenuto alla Camera appena il 25 marzo del 1861, una settimana dopo la proclamazione ufficiale del Regno: “La questione della capitale non si scioglie, o signori, per ragioni né di stima, né di topografia, neanche per ragioni strategiche; se queste ragioni avessero dovuto influire sulla scelta della capitale certamente Londra non sarebbe stata la capitale della Gran Bretagna e forse nemmeno Parigi lo sarebbe della Francia.
Ora, o signori, in Roma concorrono tutte le circostanze storiche, intellettuali, morali che devono determinare le condizioni della capitale di un grande Stato.
Roma è la sola città d'Italia che non abbia memorie esclusivamente municipali: tutta la storia di Roma dal tempo dei Cesare al giorno d'oggi è la storia di una città la cui importanza si estende infinitamente al di là del suo territorio, di una città, cioè, destinata ad essere la capitale di un grande Stato.”
La cosa si realizzò solo dopo nove anni, appunto il 20 settembre del 1870.
Mi permetto, per dimostrare la grandezza morale del Nostro, di fare solo una piccola riflessione: la Capitale di uno stato, al di là di tutti gli aspetti onorifici, comporta un ritorno economico notevole per tutti i suoi abitanti, non v'è dubbio. Eppure Cavour, ch'era torinese come il suo Re, non badò minimamente a questo aspetto, alternativo al favore della grandezza della nascente Italia.
Se l'intera vicenda fosse avvenuta in tempi più recenti la Capitalia d'Italia, in base a quest'ultimo ragionamento, sarebbe stata probabilmente Avellino (De Mita) o Salerno (De Luca)!
Ma Cavour era uno Statista e, come sosteneva De Gasperi, uno Statista pensa alle prossime “GENERAZIONI”, un Politico alle prossime “ELEZIONI”.
Teniamolo sempre presente.

Claudio Gliottone
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 9 Settembre)