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...Tutto degenera nelle mani degli uomini

 

Jean-Jacques Rousseau, grande filosofo svizzero tra i maggiori dell'Illuminismo, inventore della “pedagogia”, non era proprio una bella persona: abbandonò i suoi cinque figli sostenendo di non poterli economicamente sostenere.
Ma il fatto, pur nella sua gravità e contraddittorietà con quanto andava insegnando, nulla toglie alle profonde analisi sociali e filosofiche che, espresse nelle sue opere, come “Il Contratto Sociale”, “L'Emile”, “L'Origine della Disuguaglianza”, “Le Confessioni”, paiono anzi dargliene conferma proprio perché il suo assunto pedago-filosofico è tutto nella frase che apre il trattato L'Emilio: “tout est bien sortant des mains de l'Auteur des choses, tout dégenere entre les mains des hommes”: tutte le cose sono buone quando escono dalle mani di Dio, tutto degenera tra le mani degli uomini.
Sono profondamente convinto che l'Illuminismo abbia rappresentato la più grande epopea dell'Umanità: la consapevolezza del valore umano, singolo o collettivo che sia, la liberazione da inveterati classismi sociali, fondati su nascita o “diritto divino” e dal loro predominio sull'individuo, la convinzione che alla base di tutto questo debba esserci la cultura e la conoscenza da parte di tutti, si affermano sempre più pur nel confronto con altre ideologie soccombenti del passato; della centralità dell'uomo aveva parlato Cristo, la organizzazione politica democratica si era affermata nella Grecia antica e via dicendo. Ma tutto questo era degenerato “entre les mains de l'homme”. E si riparte quasi da zero compendiando il meglio del Medioevo e del Rinascimento, amalgamandolo con larga partecipazione di studiosi e di gente comune, fino a sfociare in quella che ne sarà promotrice di diffusione ed attuazione: la Rivoluzione Francese.
Non ci vuol molto, però, a rendersi conto che le parole “liberté, égalité e fraternité” sono ancor oggi, pur tra i tanti progressi sociali e umanitari, rimaste solo un motto stampato sotto al berretto frigio simbolo di quella rivoluzione.
La ferocia che domina, le guerre che si espandono, la vana ricerca di benessere di milioni di migranti, la violenza gratuita dei singoli, la sopraffazione delle organizzazioni criminali stanno ampiamente a dimostrarlo.
E ritorniamo ancora a Rousseau ed alla sua visione filosofica.
Jacques Turgot, economista e filosofo francese, sostenitore del liberismo economico colbertiano, in epoca immediatamente pre-illuministica, nel 1751 scriveva: “I costumi si moderano, lo spirito umano si illumina, le nazioni isolate si avvicinano le une alle altre… l'intera massa del genere umano si dirige sempre, benché a lenti passi, verso una perfezione più grande”.
Una palese adesione alla teoria, sostenuta anche da Hume e Mendelssohn, che preconizza l'avanzamento lento ma continuo della umanità verso la perfezione assoluta: la storia come il compimento di un disegno magari divino.
Rousseau confuta questa teoria sostenendo che l'aspetto distintivo della razza umana non è l'avanzamento verso il progresso, ma la sola perfettibilità, cioè la capacità di rendersi migliori e di migliorare il mondo, ma con effetti non garantiti e non irreversibili”. (Todorov).
Rousseau resta convinto che ad ogni progresso in un campo corrisponda immancabilmente una regressione in un altro campo: “Diversi casi sono riusciti a perfezionare la ragione umana peggiorando la specie, rendendo socievole un uomo malvagio”; “diversi casi sono riusciti a perfezionare la ragione umana… peggiorando la specie”.

Vi sentite di dargli torto?

Claudio Gliottone
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 8 Agosto)