Importante edizione questa del 2026. Il festival sta prendendo quota e sta ritornando ai livelli di un tempo. Si intravede da molti segnali, ma quello più facilmente leggibile e manifesto è rappresentato dalla partecipazione del pubblico che numeroso ha seguito l'evento.
Partiamo dalla prima serata, quella della finale del Contest, il concorso che da tre anni rappresenta una novità e un motivo particolare di interesse per il festival.
I 5 gruppi selezionati, tra i 19 che hanno partecipato al bando, alla prova dal vivo non hanno tradito le aspettative, mantenendo anzi costantemente viva l'attenzione del pubblico. Hanno tutti mostrato un livello di preparazione elevato, tra progetti originali e riletture, per l'occasione, di brani già noti e famosi. La giuria era composta da Pietro Condorelli (Presidente), Leonardo De Lorenzo (componente), Giulio Martino (componente), Walter Guttoriello, Presidente dell'Associazione Teano Musica, Antonio Feola, Direttore Artistico della rassegna, Marco Laurenza, musicista e Direttore Organizzativo.
La classifica finale ha visto posizionarsi al primo posto la formazione “Fabrizio Di Vaio sextet”, al secondo “Nexus 4et”, al terzo “Michele Marini Organic Trio”.
La seconda serata è stata di respiro internazionale con l'esibizione del batterista Antonio Sanchez, accompagnato dal suo quintetto “Migration”, formato da Seamus Blake al sax, Thana Alexa alla voce, Gwilym Simcock al piano, Orlando LeFleming al contrabbasso. Il progetto Migration è una sorta di manifesto di una battaglia che Sanchez porta avanti da anni e combatte a colpi di bacchette e note contro la politica di Trump verso l'immigrazione. Il concerto, memorabile per potenza espressiva e grande creatività, si è sviluppato lungo direttrici ben precise e collaudate che hanno visto in Sanchez il riferimento carismatico unico. Il gruppo si è mosso in una tensione continua, con cascate di note frenetiche che si risolvevano all'improvviso in ampi squarci solistici che hanno impreziosito e dato respiro alle composizioni. Sanchez, pur vivendo da anni negli Stati Uniti e pur essendo cittadino del mondo, ha mostrato nella sua esibizione di non aver dimenticato le sue origini e la sua anima latina con frequenti richiami ritmici e di colore al mondo caraibico e al Sud America.
Ultima serata il concerto di Rita Marcotulli e Israel Varela tutto dedicato a Pino Daniele e alla sua musica. Per molti era il concerto più atteso del festival. Il lirismo della pianista romana si è ben sposato con la voce calda e modulata di Israel. Insieme hanno reinterpretato i brani più iconici del cantautore napoletano con grande partecipazione emotiva del pubblico.
Una edizione riuscita che conforta gli organizzatori nel proseguire sulla strada intrapresa, sicuramente controcorrente rispetto ai tempi e alle sensibilità attuali, ma che dà senso a un'idea progettuale che mostra di avere una sua coerenza.
Da sottolineare, infine, che la rassegna si è potuta realizzare grazie al contributo di numerosi sponsor “illuminati”, primo fra tutti il main sponsor “Sorì” che già da qualche anno sostiene l'iniziativa e a cui va la gratitudine degli organizzatori.
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