Prima di passare al racconto del nostro ultimo incontro voglio ricordare un caro e insostituibile amico del Convivio diVino, Antonio Lista, che ci ha lasciato agli inizi del mese di giugno. Titolare e esperto pizzaiolo dello storico locale “Big Ben” di Vairano Scalo, esperto degustatore di vino, organizzare di eventi enogastronomici, socio dell'associazione “Zafferano di Terra di Lavoro” e amico sempre disponibile in tutte le attività di promozione del nostro territorio che ho organizzato.
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Venerdi 22 del mese di maggio, la cooperativa Sociale Osiride onlus “Nata Terra” ha ospitato il Convivio diVino nel suo “Agribistrot”.
Dopo una interessante visita alla fattoria didattica e ai locali dedicati alla produzione e all'imbottigliamento dell'olio della cooperativa, Raffaele, uno dei suoi gestori, ci ha accompagnato nella sala ristorante, dove era allestito un bellissimo tavolo tutto per noi, e ci ha raccontato la storia di questa bellissima impresa sociale.
Siamo passati, quindi alla degustazione del menù scelto per accompagnare i vini della serata.
Al ricco antipasto, su cui spiccava un delicato, ma molto gustoso tortino di patate e alle trofie con carciofi in doppia consistenza, abbiamo abbinato il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico DOC “Villa Bucci”2024, in cui abbiamo riconosciuto l'iconico profumo di mandorla e apprezzato la complessità e l'eleganza del gusto.
Al secondo, che la chef assieme ai suoi collaboratori ha preparato per noi, un morbido e seducente stracotto di manzo all'Aglianico, abbiamo accompagnato uno dei vini più pregiati della nostra penisola, il “Taurasi DOCG Vigna Cinque Querce 2018” di Salvatore Molettieri, il gigante dell'aglianico, sorprendentemente elegante, pronto a stupire subito, senza dover aspettare vent'anni.
Abbiamo continuato ad accompagnare il Taurasi alla “capresina” alle nocciole “mortarelle” preparata per noi da Antonella de Rita da Caianello.
A fine serata, siccome mancava uno dei nostri fini dicitori, mi sono improvvisato in una improbabile declamazione del quinto canto dell'inferno del Poema di Dante Alighieri.
Come sempre accade nei nostri incontri, vista la piacevolezza della compagnia, gli ospiti si sono trattenuti ben oltre la degustazione, dibattendo amabilmente di varie tematiche.
Non sarà facile descrivere i vini della serata, perché mancava la curatrice didattica del Convivio, la nostra Mariangela.
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Azienda Villa Bucci
La famiglia Bucci si occupa di agricoltura dal 1700 ed è originaria di Montecarotto, uno dei Castelli di Jesi, nella regione Marche, coltiva in regime biologico circa 30 ettari di vigneto ad Ostra Vetere, piccola località che sorge in territorio collinare marchigiano. Arroccata su piccoli altopiani, non presenta zone pianeggianti.
Le più interessanti testimonianze artistiche del suo passato sono rappresentate da monumenti sacri e profani in un abitato compreso all'interno dell'antica cinta muraria tre-quattrocentesca.
Un luogo meraviglioso che ospita le varietà tipiche della zona Verdicchio, Sangiovese, Montepulciano e che vede nascere alcuni dei vini più significativi di tutta la Costa Adriatica.
Il Verdicchio nato nel 1983, nel corso degli anni ha letteralmente scritto la storia di un territorio e di una denominazione. È qui che il vitigno, forse la più importante varietà a bacca bianca d'Italia, trova la sua massima espressione portando a vini unici per complessità e per longevità.
Degustazione Verdicchio
Giallo paglierino intenso, il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore DOC 2024 – Villa Bucci, al naso esprime un profumo delicato ma persistente, piacevolmente fruttato, caratterizzato da un lieve sentore di mela golden, di fiori di acacia e di mandorla. Al palato è profondo, setoso, fresco, equilibrato, di buon corpo, fine e persistente. con lunga chiusura iodato‑fruttata.
Un bianco imperdibile con tutti i piatti di mare.
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Azienda Salvatore Molettieri
Salvatore Molettieri che ho avuto il piacere di incontrare una ventina di anni fa, assieme al nostro Roberto Iannalfo, presso il mitico ristorante “Fortezza Normanna” del prof. Ruggiero, è il gigante dell'Aglianico di Montemarano. Un Aglianico che vanta una robustezza, che permette al suo Taurasi di godere di una lunghissima vita e di mostrare, anche dopo molti anni, un carattere che pochi vini possiedono.
Il segreto dei vini di Salvatore Molettieri è in realtà piuttosto semplice: i migliori vigneti ad alta quota di Montemarano, un meticoloso lavoro manuale in vigna e una cura scrupolosa in cantina.
L'Azienda vitivinicola Salvatore Molettieri nasce nel 1983, conferendo dignità imprenditoriale ad una lunga esperienza contadina e ad una tradizione vitivinicola che risale indietro nel tempo di almeno quattro generazioni. Da quell'anno Salvatore, patron dell'azienda, sceglie di non vendere più le sue uve a terzi e di cominciare a produrre in proprio il vino che vende sfuso.
Questa prima produzione ottiene importanti successi già in occasione della Sagra del Vino di Montemarano, suo paese di origine, classificandosi al primo posto negli anni 1985-1986-1987-1988. In quell'anno Salvatore include nella propria attività anche il processo di imbottigliamento, dando vita al Taurasi DOC Riserva 1988. Un lungo lavoro negli antichi vigneti di famiglia e trent'anni di esperienza aziendale hanno implementato le conoscenze di Salvatore, vignaiolo sul campo e produttore in cantina, portando l'Azienda ad occupare una posizione di rilievo sul mercato enologico nazionale ed internazionale.
Degustazione Taurasi
Il Taurasi Vigna Cinque Querce DOCG Salvatore Molettieri 2018 si presenta con un colore rosso rubino impenetrabile. Al naso è intenso e complesso, con sentori speziati di pepe e noce moscata ed eleganti sfumature balsamiche, che si fondono con sensazioni di prugna matura, liquirizia e caffè. Il gusto è caldo, ampio, opulento, ma anche estremamente fresco e sapido, con sentori di cioccolato fondente che risuonano su un letto di tannini fini, mentre il finale è strutturato e straordinariamente lungo, con una nota amara di liquirizia che non accenna a diminuire.
Questo grande vino non risulta mai eccessivo, pur conservando gli aromi potenti e finemente sfumati tipici dell'Aglianico, sostenuti da un intrigante equilibrio tra dolcezza e acidità. I tannini sono finemente intrecciati. Un elegante monumento alla grandezza dell'Aglianico!
Si abbina a piatti ricchi ed elaborati come stracotti, spezzatini, cacciagione, formaggi a pasta dura o filata stagionata.
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Germano Faella
(da Il Sidicino - Anno XXIII 2026 - n. 6 Giugno) |