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“Convivio diVino” - La degustazione del 30 gennaio 2026

 

Venerdì 30 gennaio, il “Convivio diVino” si è tenuto fuori regione, siamo andati nella città di Venafro, oggi provincia di Isernia, ma che è stata per secoli parte integrante della storica provincia di Terra di Lavoro nel Regno di Napoli. Situata al confine tra Lazio, Campania e Molise, storicamente legata a Capua, Teano e Napoli, la città presenta profonde affinità culturali e storiche con l'area campana essendo stata un centro cruciale della Campania Felix prima dell'annessione al Molise nel 1863.
Siamo stati ospiti del bar Don Antò, il bar diventato famoso su molti media nazionali con il principio del baratto, offrendo il caffè a 50 centesimi se porti la tazzina da casa.
Qui abbiamo incontrato il simpatico Gianni del Biscottificio artigianale “Le Quattro Cannelle” produttore di ottimi taralli secondo l'antica tradizione, che vengono chiamati “Biscotti di Venafro” e che hanno accompagnato i prodotti in degustazione.
“La friabilità e la croccantezza del biscotto sono il frutto della lavorazione a mano e soprattutto dell'usanza di bollirlo prima di essere infornato. Sempre presente sulle tavole dei Venafrani, in tempi meno recenti veniva lanciato dai balconi alla folla, assieme ai confetti, al passaggio della sposa durante il corteo nuziale” ci ha raccontato Gianni.
Il nostro secondo incontro ci ha fatto conoscere Bruno Bucci, produttore del prestigioso salume “La Signora” di Conca Casale, un piccolo gioiello della norcineria italiana ricavato da tagli di suini pregiati: lombo, spalla, lardo di pancetta e del dorso, che in passato veniva prodotto esclusivamente per essere donato alle 'signore' – da cui il nome – dei notabili del paese: il medico, il maestro, l'avvocato o il notaio e la ricevevano di solito in cambio di qualche favore o di una prestazione gratuita. Si trattava di un regalo davvero pregiato, dal momento che da ogni maiale si poteva produrre un solo salame, in quanto il budello che contiene l'insaccato è l'ultima parte dell'intestino cieco dell'animale e misura solamente poche decine di centimetri.
La “Signora” è un presidio Slow Food e attualmente c'è un solo produttore, Bruno Bucci dell'omonima azienda agricola che alleva e trasforma i sui maiali e che ci ha fatto compagnia per tutta la serata raccontandoci la storia del suo prodotto e del piccolo borgo di Conca Casale.
Alla “Signora” abbiamo accompagnato un vino davvero interessante, il “Fossimatto” Cerasuolo d'Abbruzzo Superiore DOC Terre di Chieti 2024 dell'Azienda Agricola Fontefico – Vasto Chieti, di cui abbiamo apprezzato il carattere inconfondibile del Montepulciano d'Abbruzzo e il tono deciso del colore che lo rende singolare.
Siamo quindi passati all'assaggio del Caciocavallo del Caseificio Santo Stefano di Carovilli delle annate 2022, 2024 e 2025 e del “Casu Prutu” di Teano. Entrambe le tipologie di formaggi ci hanno sorpreso per la loro complessità gusto/olfattiva e contemporaneamente per l'equilibrio delle loro note gustative.
L'abbinamento del “Macchiarossa - DOP Tintilia del Molise 2019 Bio”, dell'azienda Claudio Cipressi di San Felice del Molise in provincia di Campobasso ai formaggi, è risultato davvero entusiasmante, per la morbidezza dei tannini e la rotondità avvolgente del vino, che affina solamente in acciaio e poi in bottiglia.
La serata è proseguita con la degustazione di un cioccolato fondente all'85% a cui abbiamo abbinato il distillato “S Doppio Spirito” dell'azienda Mantovani di Pincara in provincia di Rovigo, un accattivante blend di Grappa invecchiata al 75% e un 25% di Rum Caribe invecchiato 15 anni.
Non potevamo concludere la serata senza sorbirci il famoso caffè del bar Don Antò.

Germano Faella
(da Il Sidicino - Anno XXIII 2026 - n. 2 Febbraio)

 

Cantina Claudio Cipressi
“Se per Hemingway il vino è uno dei maggiori segni di civiltà, per Claudio Cipressi è il segno distintivo per valorizzare la terra in cui è nato, il Molise.” (Cit.)
Claudio Cipressi è il nome dell'appassionato produttore che gestisce da anni l'omonima azienda agricola. Ci troviamo a San Felice, un piccolo comune collinare che si trova nel cuore del Molise. La cantina produce vini indipendenti e autentici, simbolo di un territorio e impronta perenne della filosofia del suo produttore.
La storia di Claudio Cipressi è intrinsecamente legata a quella del suo vitigno principe, il semi-sconosciuto Tintilia, l'unico vitigno autoctono del Molise. Questo vitigno ha un'ottima vigoria ma una resa piuttosto bassa. È ideale per la viticoltura d'altura, perciò il territorio montuoso del Molise è perfetto.
E così, dal 1998, Claudio Cipressi pianta i primi vigneti di Tintilia, decidendo di dedicarsi al vino come conseguenza dell'amore per questo vitigno. In un mondo in cui la scelta dell'uva è successiva alla scelta del mestiere, Claudio è stato invece pilotato dalla materia prima. Una scelta, questa, che si riversa nelle sue bottiglie, sodalizio tra terra e uomo.
Ci troviamo quindi a un'altitudine di circa 600mt sul livello del mare. Il suolo è in prevalenza argilloso, con strati di pietra e rocce che riescono a mantenere l'umidità della terra. Il clima è fresco e ventilato, con brezze marine che si propagano tra i filari e che arrivano direttamente dal mare, a circa 30km. La filosofia di Claudio Cipressi lo porta a rispettare il suo territorio, senza l'ausilio di tecniche invasive e inopportune che altrimenti ne rovinerebbero le qualità intrinseche.
I vigneti sono gestiti secondo i dettami dell'agricoltura biologica dal 2014, e la produzione si concentra sul vitigno a bacca nera Tintilia, che deve il proprio successo proprio al nome di Claudio Cipressi. Nei 16 ettari della tenuta, di fianco ai 12 dedicati alla Tintilia, si coltivano
anche Falanghina, Trebbiano e Montepulciano.
“Macchiarossa - DOP Tintilia del Molise 2019 Bio”
Colore rosso rubino intenso, impenetrabile. È un vino con sentori di frutti di bosco, amarene e prugne mature. In bocca è speziato, con una percezione tannica elegante ed armonica, con una sensazione calda ed accogliente che fa la differenza. Buona la struttura (non fa passaggi in legno), la persistenza e l'acidità. Di una longevità clamorosa: dà il meglio di sé dopo diversi anni.
La Tintilia può tranquillamente essere considerato un vino da tutto pasto, potendo accompagnare, valorizzandoli, primi piatti con sughi rossi e paste ripiene al forno così come secondi strutturati a base di carne, arrosti e stracotti. Ottimo anche con carni alla brace e formaggi stagionati.
Cantina Fontefico
anuele Altieri, fondatori di Cantina Fontefico, di Vasto (CH), in un'areale situato a 120 metri sul livello del mare, da cui si domina il mare e si gode della bellezza della costa dei Trabocchi. Assieme a loro, anche la sorella Valeria, laureata in Scienze Agronomiche, il padre Alessandro, esperto agronomo, e la madre Miriam, supporto fondamentale per l'accoglienza, nonché maga dei fornelli.
Fontefico è una delle aziende vitivinicole più a sud della regione Abruzzo, che in circa 20 anni è arrivata a distinguersi per le sue scelte coraggiose: dalle basse rese per ettaro, che portano ad imbottigliare solo 50.000 bottiglie l'anno, rigorosamente numerate, alla totale conversione al biologico; dalla scelta di produrre esclusivamente vini da monovitigni, all'intrigante tocco artistico che caratterizza tutte le etichette. Etichette che cambiano in funzione delle caratteristiche climatiche dell'annata, permettendo di riconoscerne subito le peculiarità.
È così che “La Foia”, il Pecorino d'Abruzzo Superiore, bacia un serpente, per trasmettere l'idea di un vino audace e sensuale, o la “Cocca di Casa”, Montepulciano d'Abruzzo, cambia il proprio outfit a seconda dell'estate più o meno calda. Mettendo l'una accanto all'altra le diverse annate, allora, è possibile ripercorrere la storia aziendale, con le peculiarità delle differenti annate.
Quindici ettari di vigneti allevati a tendone e a Guyot, divisi tra Pecorino, Trebbiano, Montepulciano ed Aglianico; un vitigno, quest'ultimo, tipico della Campania, ma che Nicola ed Emanuele Altieri, unici in tutto l'Abruzzo, hanno deciso di coltivare, ottenendone un vino complesso al naso, sapido ed intenso in bocca, proprio come le migliori espressioni di Aglianico proveniente dal Vulture, dal Cilento o dall'areale napoletano. Il microclima e la vicinanza al mare, infatti, consentono alle uve di arricchirsi di quelle intriganti note salmastri che rendono i vini più pieni e affascinanti.
“Fossimatto” Cerasuolo d'Abbruzzo Superiore DOC Terre di Chieti 2024
Ovviamente, da veri abruzzesi, i fratelli Altieri, non potevano esimersi dal realizzare uno dei vini più tipici della regione, il Fossimatto Cerasuolo d'Abruzzo, un vino unico nel suo genere, perché porta con sé tutta la carica di colore e di gusto del vitigno da cui proviene. “A chi ci chiede perché non ci omologhiamo alla moda di un rosato più scarico e senza carattere rispondiamo: Fossi matto! Proprio per dare una chiara risposta ad un mercato che tende a ricercare sempre più vini tendenzialmente scarichi di colore.” (Cit.)
Il nome Cerasuolo viene dal latino cerasum, cioè ciliegia, con riferimento proprio al suo colore peculiare, più vicino ad alcuni rossi che ai vini rosati in genere. Naso nitido di amarena, fragolina di bosco e melograno, con accenni di rosa canina e agrumi. Sorso succoso e dinamico, freschezza vivace e salinità marina; corpo pieno per la tipologia, tannino appena accennato e finale pulito, con ricordo di ciliegia e mandorla.
Ideale l'abbinamento con il brodetto alla vastese, antipasti e fritture di pesce, crudi e tartare, primi al pomodoro, zuppe di legumi, salumi e formaggi a media stagionatura, pizza e carni bianche alla griglia.