Il gruppo dei gaudenti del “Convivio diVino” si è ritrovato a Scauri, al Ristorante “Il Macello” dove opera un rinomato chef che ho avuto il piacere di conoscere durante la sua collaborazione con la condotta Slow Food Massico e Roccamonfina, nel periodo in cui ne sono stato il Fiduciario. Maurizio Tartaglia ci ha preparato un’ottima entrecote che abbiamo abbinato ad un notevolissimo vino rosso dell’Umbria, il “Montefalco Sagrantino DOCG 25 anni” 2020.
Nel 1971 Arnaldo Caprai imprenditore tessile di successo, acquista quarantacinque ettari a Montefalco per realizzare il sogno di condurre un'azienda agricola per la produzione di vino. Progressivamente, maturata la convinzione di valorizzare le enormi potenzialità del vitigno autoctono Sagrantino, vengono annessi alla tenuta i migliori terreni adiacenti. Dal 1988 la conduzione aziendale passa nelle mani di Marco Caprai, il figlio di Arnaldo, che con grande passione dà l'impulso decisivo per l'affermazione dei vini della tenuta.
Sono tanti i produttori che lavorando in aree precedentemente conosciute per vini ben fatti, ma incapaci di entusiasmare, sono riusciti, con un nuovo impegno verso la qualità ed una nuova abilità tecnica sia in vigna che in cantina, a dimostrare che c’era un importante potenziale latente che aspettava solo di essere sviluppato. Ma è un caso raro invece quando un produttore, che lavora in un’area che è, sia poco considerata che conosciuta, se non del tutto sconosciuta, con un vino di nessun interesse particolare, riesce non solo ad offrire vini notevoli, ma anche a creare, praticamente dal niente, una denominazione che precedentemente non esisteva.
Marco Caprai con le sue capacità è riuscito ad affermare la denominazione del Sagrantino di Montefalco partendo da un’area vinicola quasi sconosciuta. Fin da giovane, iniziò ad occuparsi delle attività dell’impresa vinicola famigliare situata a Montefalco in Umbria, una piccola cittadina di collina a sud di Assisi.
L’uva principalmente utilizzata, il Sagrantino, è una varietà che dà alla luce vini potenti, austeri, tannici e per questo era considerata non adatta come accompagnamento ai pasti e gli zuccheri residui erano normalmente lasciati nei vini per renderli più piacevoli a fine pasto.
Marco Caprai, grazie anche all’assistenza di alcuni dei più talentuosi consulenti professionali, rivoluzionò sia la viticoltura che la produzione di vino di quest’uva difficile ed impegnativa.
Adesso gli ettari vitati sono oltre 340 e la produzione è davvero interessante: fra i vini rossi come non citare il sontuoso Montefalco Sagrantino 25 Anni, oppure l’elegante Collepiano Montefalco Sagrantino DOCG, il Sagrantino di Montefalco Valdimaggio, il Montefalco Rosso, un blend molto interessante di Sangiovese, Sagrantino e Merlot, ma da scoprire anche i bianchi, che vantano grande freschezza e sapidità, realizzati con Greco, Sauvignon e Chardonnay. E tutto grazie alla lungimiranza e professionalità di quest’uomo davvero virtuoso.
Il Sagrantino di Montefalco 25 Anni, nasce nel 1993 per festeggiare il 25° anniversario della fondazione della cantina e, vista la particolarità e la finezza di questo prodotto, può considerarsi una delle massime espressioni di quest’uva, così unica, e del suo magico terroir.
Di questo vino potente, ricco e pieno, abbiamo apprezzato durante la degustazione didattica, che precede la fase conviviale dei nostri incontri, il colore rosso rubino intenso con riflessi granati che veste il calice, al naso si spande ampio, complesso, fine e austero articolandosi tra intensi sentori di frutti di bosco maturi in confettura, ciliegia sotto spirito, spezie dolci e cacao fondente.
Al palato è sapido ed avvolgente con una trama tannica molto spessa ma straordinariamente setosa, integrata da importante acidità che conferisce grande freschezza e bevibilità. Finale voluminoso e armonico con una nota balsamica, di grande persistenza.
Durante il prosieguo della serata abbiamo avuto il piacere di ascoltare delle emozionanti riflessioni sul vino del poeta Pasquale Cominale che da poco si è unito a noi e di godere della declamazione di una simpatica poesia di Ferdinando Russo dalla voce affabulante del nostro Roberto Iannalfo.
Germano Faella
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 2 Febbraio) |