Il 27 febbraio 2025 è stato abbattuto un simbolo della città, il maestoso Pinus Pinea, o pino domestico, che si ergeva lungo i gradoni di via Stefano delle Chiaje, già via Roma, nell’adiacenze dell’ex ospedale “A.G.P.”. Abbattuto perché, da una relazione tecnico agronomica asseverata, la pianta con “grave spiombatura” “evidenziava un livello di rischio estremo per l’incolumità pubblica”.
L’albero fu piantato nei primi mesi del 1932 in memoria di Arnaldo Mussolini, fratello minore del Duce e primo presidente del Comitato Nazionale Forestale, morto il 21 dicembre del 1931.
Per volere di Benito Mussolini, il 25 dicembre il Comando delle Legioni della Milizia Nazionale Forestale, diramò una nota a firma del generale comandante A. Agostini, con la quale vennero date disposizioni organizzative per una cerimonia in memoria di Arnaldo Mussolini, avendogli riconosciuto il merito dell’incremento del patrimonio forestale: “Presi gli ordini da S. E. il segretario del Partito, prego la S. V., dopo gli opportuni accordi con i Sigg. Segretari Politici dei Fasci e con i singoli Podestà, di provvedere affinché, in tutti i Comuni del Regno ed in posto appropriato (Parco della Rimembranza, Bosco del Littorio, ecc...), si esegua la piantagione di un albero alla Venerata Memoria di ARNALDO MUSSOLINI, Presidente del Comitato Nazionale Forestale”.
Tale commemorazione, denominata “Rito Silvano”, si sarebbe svolta mediante la piantumazione di un albero presso i Comuni capoluoghi di provincia il giorno 24 gennaio, prima domenica dopo il trigesimo della morte, e presso i restanti Comuni del Regno d’Italia in una delle domeniche successive.
Furono emanate disposizioni dettagliate in modo che la celebrazione si potesse svolgere contemporaneamente in tutti i Comuni del Regno d’Italia, con la partecipazione delle autorità, delle istituzioni, delle scuole e dei cittadini e con le medesime modalità circa le dimensioni e profondità della buca, la benedizione da parte di un sacerdote, l’osservanza di un minuto di silenzio, l’appello col rito fascista ed l’esecuzione delle prime note dell’inno Giovinezza.
A tal proposito, ci piace riportare quell’evento attraverso il ricordo e le parole di un nostro compianto collaboratore, il Prof. Paride Squillace:
“Eravamo bambini delle scuole elementari nei primi anni ‘30, quando un segretario politico dell’epoca ebbe l’idea di rendere omaggio al Duce ricordando in quel punto la precoce morte del fratello Arnaldo Mussolini. Si usava in quegli anni, celebrare la festa degli alberi mettendo a dimora alberelli che oltre ad incrementare l’interesse per la cultura degli alberi, incitava ad abbellire l’ambiente. Nel giorno stabilito, tutti i bambini delle poche scuole allora esistenti in loco furono condotti presso l’ospedale e sistemati in bell’ordine e in divisa da balilla, lungo la gradinata che scorre tra l’ospedale e il giardinetto ad esso antistante. Un bel numero di gerarchetti in divisa si presentò. Indi, il segretario politico pronunciò il discorso di occasione e un operaio, scavata una piccola fossa, mise a dimora un piccolo alberello di pino, Ai suoi piedi fu poi sistemato un cippo che ricordava il luttuoso evento”(da il Sidicino - Anno VI - n. 4 - Aprile 2009).
Una perdita grave l’abbattimento del Pino che cancella un altro tassello del nostro vissuto, della nostra storia che, al di là delle intenzioni e delle ritualità di quel nefasto periodo del ventennio fascista, era sopravvissuto e aveva assunto un valore e una specificità ambientale e paesaggistica, che travalicava ogni credo e appartenenza.
Luigi Di Benedetto
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 3 Marzo) |