Quell'anno fu un'estate lunghissima. Il caldo, arrivato con molto ritardo, si protrasse fino ad ottobre. Genny e Giò fecero scorpacciate di uva che il sole forte aveva reso particolarmente zuccherina. I pampini cominciavano a rosseggiare e si sentiva in giro profumo di castagne arrostite e funghi.
Proprio in quel periodo Genny ricevette una lettera: si meravigliò, non accadeva spesso.
Con trepidazione l'aprì ed era un biglietto d'invito ad un compleanno.
Lesse il nome “Matteo Rosignoli” ma quel nome non le disse nulla, non conosceva nessuno che si chiamasse così.
Controllò poi l'indirizzo, era una zona fuori città, non agiata ma tranquilla.
Mah -pensò Genny- io vado poi si vedrà!
Il giorno del compleanno uscì con molto anticipo, non voleva arrivare in ritardo, in fondo era la prima festa a cui partecipava.
Arrivò in periferia dopo molti giri tra strade e vicoletti e si trovò in un luogo che non aveva mai visto.
Minuscole casette basse con giardini che facevano corona ai muri perimetrali e fiori, tanti fiori alle finestre e nelle aiuole, colori tanti colori che trapuntavano l'erba dei prati.
Sono in paradiso - pensò Genny- che in città non aveva mai visto tanti fiori tutti insieme.
Cercò sui cancelli bassi che chiudevano come per scherzo quelle trapunte verdi e finalmente trovò il numero civico indicato dall'invito.
Fremente e timorosa bussò e al secondo trillo si affacciò alla porta una bella signora che subito riconobbe: era la mamma a cui aveva regalato del tempo per darle tempo di essere mamma.
La signora Flora, questo era il suo nome, la accolse con un sorriso e la invitò ad entrare.
Flora, una nuova amica il cui nome cominciava con una diversa lettera, a dimostrare che le categorie non esistono oppure, come accade spesso, sfociano nello stereotipo e poi pericolosamente nel pregiudizio.
Genny era convinta che solo le persone che avevano un nome che iniziava con la “G” erano automaticamente sue amiche.
La conseguenza di ciò può essere sgradevole. La classificazione delle persone in categorie porta alla formulazione di giudizi che potrebbero non tenere conto per nulla delle reali caratteristiche delle persone.
Ora infatti, per smentire ciò, era arrivata Flora col suo sorriso cordiale e riconoscente: un'amica insomma e aveva fatto cadere semplicemente quello che per lei era divenuto quasi un assunto.
Come è facile costruire un pregiudizio!
Può quasi pregiudicare tutta la tua vita.
Genny, mosca di vedute molto larghe, da quel momento si ripromise di accogliere tutto l'alfabeto dello scibile umano.
Entrò quindi in quella casa piccola ma familiare e sentì il lieto vociare di bambini che fanno festa. Già sapeva adesso chi era Matteo Rosignoli, lo conosceva già, un bambino dal volto cupo che si era rischiarato alla vista di un sogno barattato per raddrizzare delle spalle curve.
Le cose erano cambiate, si capiva dalla serenità di Flora e dalla gioia della festa di Matteo e, con un po' di presunzione, le piacque credere che era anche un po' grazie a lei.
Si avvicinò un omone grande e grosso e dolcemente la accompagnò da Matteo che appena la vide l'abbracciò.
Fu una festa bellissima non parlarono di giostre né di Luna Park ma mangiarono dolci e gelato, giocarono a nascondino e acchiapperella e alla fine Matteo spense le candeline su una piccola ma gustosissima torta.
Più tardi Flora le raccontò che il giorno del Luna Park era proprio avvilita, da tempo suo marito era senza lavoro e non potevano permettersi nulla, anche il mangiare scarseggiava e per il suo Matteo c'erano solo continuamente “no”; però quel giorno aveva sentito dei biglietti omaggio e lei voleva regalare almeno una gioia al suo bambino ma erano arrivati tardi e i biglietti erano terminati.
Per questo motivo quel biglietto donato non rappresentava un pomeriggio di giochi gratis per Matteo ma la prova che c'è sempre un pozzo da qualche parte nel deserto, come scrive Saint-Exupery nel suo “Piccolo Principe”.
Tornata a casa con più coraggio, parlò col marito e insieme, con ritrovata fiducia ricominciarono a cercare lavoro. Prima piccole cose ma fatte con scrupolo e dignità poi pian piano la richiesta era aumentata fino all'offerta di un lavoro fisso per il papà di Matteo.
In momenti di difficoltà, continuò Flora con voce rotta dall'emozione, ci sono giorni più brutti degli altri, giorni in cui hai voglia di gettare la spugna e lasciarti andare, poi una anonima persona in fila si volta e tu distingui di nuovo quell'orizzonte che avevi perso di vista.
Intanto si era fatto tardi, il crepuscolo aveva spento il brillante dei colori nel giardino ed era tempo di andare per Genny.
Quando fu il momento salutò tutta la famiglia e, mentre volava verso casa, pensò che un sogno regalato a volte genera la realizzazione di un sogno ancora più bello: ti senti voluta bene!
Esterina De Rosa
(da Il Sidicino - Anno XXIII 2026 - n. 7 Luglio) |