Si svegliò quella mattina tutta indolenzita, non perché la sua SediciperQuattro fosse piccola per lei.
In fondo ci era nata in quella scatola e aveva proprio lì spiccato i suoi primi voli.
Era indolenzita perché si era addormentata come un sasso per lo sfinimento emotivo e, pur se il suo sonno era stato popolato da incubi, non si era mossa di un centimetro durante la notte.
Aveva le ali tutte stropicciate ed un'antenna ad angolo retto ma la cosa non le importava poi molto.
Appena sveglia tornò col pensiero al giorno prima e il dolore tornò in tutta la sua asprezza.
Lei che credeva negli esseri umani buoni per nascita e cattivi per distrazione, si era dovuta ricredere, eccome se si era dovuta ricredere! Tanto che la prima cosa che fece fu quella di sistemare nella sua testa nella sfera dei cattivi anche Caino, che aveva sempre giustificato come un fratello un po' impulsivo verso Abele.
Ecco l'antefatto!
Da qualche tempo Genny aveva preso l'abitudine di far visita ad una vecchietta sola durante i suoi giri di perlustrazione.
La vecchietta che si chiamava Gerarda, (strano!, tutte le persone che amava avevano il nome che iniziava con la G), era solita fare colazione sul balconcino che dava sulla strada così le sembrava di stare in compagnia dei passanti che però scantonavano in fretta senza degnarla di uno sguardo.
Vecchio di questi tempi non è più sinonimo di saggezza ma di inutilità.
La sua solitudine doveva essere proprio smisurata se una vecchia, intenta a fare colazione con una succulenta fetta di pane e marmellata su un balconcino fiorito che si affaccia su una strada affollata, parla con una mosca.
Perchè sì, si potrebbe non crederci, ma Gerarda le aveva rivolto la parola!
Ma andiamo con ordine!
Genny si era fermata una anonima mattina da lei, in verità soltanto perché attratta olfattivamente dalla confettura di fragola che stava per essere spalmata su una morbida fetta di pane.
Però girò larga... aveva capito molto bene che gli umani non amavano le mosche anche se non le era noto il perché e più di una volta era sfuggita allo schiaffo mortale di quella paletta bucherellata che gli umani fanno roteare nell'aria, da loro volgarmente chiamata “ammazzamosche”.
Quando l'anziana signora la seguì con lo sguardo, temette per un attimo di essere subito schiacciata da una palettata come un insetto noioso e sudicio ma la vecchina la lasciò fare e... poi le parlò!
Vero! parlò proprio a lei, ad una mosca! Genny era pronta a giurarlo sul “Regolamento di tutti gli insetti volanti” che era una specie di Bibbia per loro; ci si sarebbe giocata un'ala!
Evidentemente la vecchietta si sentiva talmente sola che amava tutto ciò che si muoveva intorno a lei, anche le mosche.
Le disse -Ciao carina, sei venuta a farmi compagnia?-
Genny sgranò i suoi mille occhi; per la verità era stata attratta dalla sua marmellata ma si astenne dal farlo capire.
Avrebbe voluto risponderle, dirle che le avrebbe fatto piacere stare un po' con lei ma non sapeva parlare agli umani, allora ebbe un'idea: si posò dolcemente sul dorso della sua mano e si accucciò per quel poco che riesce a fare una mosca, poi abbassò le alucce in segno di resa e la guardò dritto negli occhi.
La vecchina se ne accorse.
Forse quando due anime gentili si incontrano parlano un idioma sconosciuto ai più.
E Genny stette ad ascoltare rapita un pezzo di quei ricordi sussurrati ad un battito d'ali, una fetta di vita intrisa di amare e dolci nostalgie.
Dopo circa un'ora di sguardi conditi di parole, Genny volò via ma percepì negli occhi di Gerarda un dispiacere, che prese forma nella mente di Genny come un filo di ragnatela, che è delicato ma oppone una resistenza che tu subito avverti forte perché in un attimo la metti in correlazione con l'evanescenza di quella trama.
Genny percepì la sua paura di restare di nuovo sola su quel viavai di gente le cui traiettorie non si incrociavano mai con loa sua, come una curva verso il suo asintoto.
Come è strano il mondo, riesce a farti sentire molto solo tra molta gente. Forse non conta stare a fianco se i tuoi occhi non percepiscono la Vita e l'unicità di chi ti passa a fianco.
Ed ogni persona persa è un'occasione persa.
Genny prese l'abitudine di andare ogni giorno dalla sua forse inconsapevole amica: avrebbe tanto voluto raccontarle della sua vita, di Giò, della sua SediciperQuattro ma non conosceva la lingua degli umani, il suo ronzio era per i più solo un rumore molesto.
Allora si accontentava di accarezzare con le sue esili zampine il dorso della mano di Gerarda quando le sue parole si facevano più dolorose o una lacrima le rotolava sulle gote rugose.
E Gerarda allora sorrideva impercettibilmente, forse il suo cuore percepiva quello che la bocca non riesce a dire perché non può o non vuole.
A volte la via del cuore ama prendere la via del silenzio.
Un giorno come gli altri Genny andò dalla sua amica ma la trovò in silenzio, immota e la direzione del suo sguardo perso nel vuoto non cambiò neanche quando le si posò sulla mano.
Genny le svolazzò intorno, le solleticò il naso ma Gerarda con un gesto delicato la scacciò come a dire “oggi è un giorno diverso”.
Genny capì che era successo qualcosa di grave perciò si depose sulla sua mano e restò immobile.
Dopo un tempo che a lei sembrò interminabile Gerarda esclamò - dobbiamo dirci addio-.
Genny avrebbe voluto chiedere perché, cosa era successo ma la sua amica sapendo che non poteva aspettarsi che una mosca le rispondesse, continuò dicendole che suo figlio che lavorava in un'altra città aveva problemi a venire tutti i giorni a farle la spesa e occuparsi di lei allora aveva deciso di metterla in una casa di riposo: “La villa delle rose”.
Le case per anziani hanno tutti nomi fantasiosi che ricordano casa, giardini, stare insieme, serenità, nomi che sono maschere di strega ammaliatrice che nasconde il suo volto intriso di solitudine e tristezza.
-Lì sarai accudita, ci sarà un dottore tutti i giorni e tanti vecchini con cui condividere ricordi- l'aveva tranquillizzata il figlio.
Forse è meno doloroso dire la verità nuda e cruda invece di ammantarla di false felicità.
Infatti lei non era dello stesso avviso, la vita di un anziano è fatta di riti, di oggetti pieni di storia e di affetti, di odori che si sprigionano da muri dove hai vissuto, riso e condiviso, pianto e rimpianto, e tutto questo non puoi portartelo appresso ed è quello che riempie la tua solitudine e la rende meno amara.
Le voci, gli oggetti e le cure di una casa per anziani sono vuote e senza storia e fanno male, ti sbattono in faccia il fatto che hai tagliato i ponti col passato che era anche il tuo presente e il tuo futuro.
E chi è al tramonto ha bisogno di sentire le voci di dentro, quelle che ti sussurrano le cose familiari, i passi rituali di ogni giorno, gli echi di ciò che è stato che è ancora vivo nella mente.
Genny capì allora perché Gerarda parlava proprio a lei, anche senza pretendere risposta, perché entrambe facevano parte di quei riti d'amore che solo il tempo e la continuità suggellano.
Genny ora era il suo oggi e il suo domani.
Tutto ciò che accade, anche un misero incontro con un'anonima mosca non scivola via invano ma lascia una debole traccia che, pur impercettibilmente, segnerà il cammino nel futuro.
Con la testa piena di questi pesanti pensieri, Genny andò via…
Addolorata… per Gerarda che avrebbe dovuto ricominciare, novella bambina, a farsi nuove amiche senza lo spirito vitale che è proprio di chi si affaccia alla vita.
Ferita… per la gente che non alzava il capo verso un balcone fiorito dove una vecchina aveva solo bisogno di un sorriso che in fondo avrebbe fatto ancora più bene a chi lo donava.
Arrabbiata… contro chi aveva il cuore pieno di cose e sceglieva la vita dimenticando la Vita.
Delusa… perché la sua innata capacità di comprendere e condividere le emozioni e i pensieri di un'altra persona le aveva fatto conoscere la parte più buia.
Furiosa… col mondo che camminava come i gamberi: credeva di andare avanti senza accorgersi che in realtà stava imbarbarendosi.
Però la cosa più ingiusta che la faceva soffrire terribilmente, era perdere l'unica amica che aveva trovato tra gli umani, l'unica che le aveva parlato quando tutti gli altri erano pronti a schiacciarti al primo ronzio e senza chiedersi chi sei, se hai un cervello pensante, se ascolti, se hai un cuore che ama.
Gerarda lo aveva capito che lei era tutto questo, non era giusto perderla adesso.
Arrivata a casa volle chiudersi nella sua minuscola scatola, quasi a voler ritornare nel suo bozzolo, per rinascere di nuovo e ricominciare tutto daccapo, di nuovo, diversamente.
In che modo? Non le era dato di saperlo!
Sfinita si addormentò.
Esterina De Rosa
(da Il Sidicino - Anno XXIII 2026 - n. 4 Aprile) |