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RIFLESSIONI DI UNA MOSCA DOMESTICA - Capitolo 4

 

“Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare
le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù.
Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio!
È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva”.

(Dal film "L'attimo fuggente")

 

Il tempo passava e di Giuseppina neanche l'ombra, allora Genny pensò di non insistere, forse aveva le sue ragioni e lei le rispettava.
Un giorno, mentre andava a zonzo, passando davanti un bar del centro, Genny vide un capannello di persone che chiacchieravano animatamente.
Si avvicinò e si mise ad ascoltare.
Un signore che sembrava una persona molto importante parlava animatamente agli astanti, aveva una mano nella tasca mentre l'altra tagliava l'aria quasi a voler rincorrere le parole che gli uscivano dalla bocca.
Indossava una la camicia azzurrina con piccole righine verticali e le sue iniziali stampigliate alla sinistra sopra la pancia. La camicia scendeva morbidamente su un paio di pantaloni di lino blu, leggermente stazzonati, quasi ad arte, come a voler dire - io non sono come voi, umile plebaglia, ma posso far finta di essere come voi-.
Genny si incuriosì e stette ad ascoltare.
Piergiorgio, così chiamavano quel signore quelle rare persone che riuscivano ad interrompere il suo fiume di parole, stava dicendo che a breve ci sarebbero state le elezioni in città per eleggere il nuovo sindaco.
Lui si sarebbe candidato perché era l'unico in grado di risollevare le sorti della cittadina. Avrebbe rifatto piazze e palazzi, fontane e giardini e infine avrebbe dato lavoro a tutti i disoccupati, parchi giochi ai bambini e panchine per i vecchietti.
Woww - si disse Genny – che bella cosa, questa città diventerà una moderna Babilonia. Evviva Piergiorgione: lo avrebbe chiamato così, e non soòo perché era un omone grande e grosso.
Tornò a casa entusiasta della novità ma un po' pensierosa.
Anche lei sentiva che voleva fare qualcosa per la sua città, e perché no, anche la sua piccola SediciperQuattro poteva avere il suo piccolo giardino e la sua piccola piazzetta con panchine e fontana. E poi nei pomeriggi più caldi lei e Giò avrebbero mangiato un bel gelato e chiacchierando del più e del meno.
Sentiva dentro di lei montare l'entusiasmo, salire la voglia di fare perché una vita è vuota se non hai un orizzonte di senso, se non hai uno scopo che non è solo la tua vita ma la vita degli altri che poi si mischia con la tua di vita per creare un popolo, una comunità, una comunione di intenti.
Entrò di corsa a casa e si fiondò sul telefono.
Chiamò Giò per avere una conferma che puntualmente arrivò: Brava Genny, candidati a sindaco che sicuramente ce la farai, io ti voterò.-
Accipicchia a questo Genny non aveva pensato, non bastava candidarsi, bisognava che qualcuno la votasse anzi doveva essere più di qualcuno e superare i “moltiqualcuno” che avrebbero votato Piergiorgione.
Quella mattina Genny usci di casa come al solito e appena girò l'angolo vide delle gigantografie incollate ai muri dove si leggeva una scritta a caratteri cubitali - Vota la lista “Città Pulita”. Poi c'era la foto di un uomo con un sorriso stentoreo, posizione a tre quarti, sguardo dritto ma freddo, il Piergiorgione del giorno prima ma non quello del giorno prime e a fianco uno slogan #Tiripuliremolacittàinunamen.
L'hashtag voleva dare l'idea di moderno, di accattivante giovanilismo ma Piergiorgione non le era sembrato affatto uomo da hashtag!
Genny rimase interdetta, anche lo slogan non le appariva molto ottimista come l'espressione dell'uomo che non le sembrava molto rassicurante.
Le ricordò l'omino di burro che trasportava Lucignolo e Pinocchio nel Paese dei Balocchi, roseo, paffuto, sorridente ma per un attimo il suo ghigno feroce trasparì dalle linee del suo viso, fu solo un brevissimo istante, poi tutto tornò giocondo, florido e apparentemente spensierato.
Guardando quel volto gigante su quel manifesto a Genny sembrò balenargli lo stesso ghigno ma si diede della sciocca e continuò a perlustrare il poster.
Forse la sua struttura fisica e i suoi occhi composti da migliaia di piccole unità le faceva vedere i pixel di quella florida foto tra cui intravedeva la vera natura maligna di Piergiorgione o forse era solo una sua impressione.
Decise allora di conoscerlo personalmente per conoscere le sue idee. Dalle informazioni del manifesto seppe che quella sera stessa avrebbe tenuto un comizio nella piazza a due passi da casa per cui decise di andare.
Il comizio era alle sette di sera e lei avrebbe avuto tutta la giornata per pensare alle domande che avrebbe potuto fare al candidato sindaco.
Rilesse sul manifesto sempre a caratteri cubitali “Piergiorgio candidato a sindaco”
Pensò che sarebbe stata una bella cosa essere il capo di una città, avrebbe avuto il potere di sistemare strade e piazze, di controllare che non buttassero rifiuti agli angoli delle vie.
L' idea di candidarsi a sindaco la titillò di nuovo.
Verso le sette si preparò e uscì, ci mise un po' di tempo a decidere cosa indossare, non sapeva come ci si vestiva per andare ad un comizio, in realtà non sapeva nemmeno bene cosa fosse un comizio. Aveva cercato il significato della parola sul Devoto Oli ma aveva trovato che significava semplicemente “adunanza” perciò optò per un jeans e una tshirt che vanno sempre bene ed uscì.
Arrivò in piazza e si mise sotto il grande palco che avevano allestito all'occorrenza: non voleva perdersi una parola di quello che si sarebbe detto.
In fondo chi vuole essere il sindaco di una città ha ben chiaro cosa vuole fare e per chi lo vuole fare.
Si diventa quasi il capofamiglia di una famiglia allargata che è la cittadinanza e ci si attiva per farla crescere bene.
In fondo, pensò Genny in quel momento, candidarsi è un grande sacrificio, significa mettersi a disposizione degli altri per almeno cinque anni, significa che il bene del singolo viene dopo del bene comune, vuol dire avere nel cuore e nella mente le istanze di tante persone che insieme ne formano una sola…bello, bello, bello…pensò Genny!
Intanto una folla numerosa si era radunata intorno a lei per assistere al comizio e ascoltare quello che aveva da dire Piergiorgione!
Alle otto, seguito da un nugolo di persone che gli facevano ressa intorno, il protagonista della scena si presentò sul palco.
Impugnò il microfono, salutò i presenti e iniziò a parlare.
"Il nuovo soggetto sociale si caratterizza per un organico collegamento interdisciplinare… L'assetto politico-istituzionale presuppone in riorientamento… La valenza epidemiologica riconduce a sintesi la puntuale corrispondenza…
Genny si stropicciò gli occhi perché non poteva stropicciarsi gli orecchi: NON AVEVA CAPITO UN'ACCA!
Quelli intorno a lui applaudivano continuamente, evidentemente stava dicendo qualcosa di buono perché anche il pubblico applaudiva, solo lei era rimasta interdetta a quelle parole e non applaudì: non voleva dare un assenso inconsapevole, lei voleva capire!
Quella era la sua città, ne voleva condividere i programmi, riconoscerne le criticità, identificarsi negli sforzi e, come cittadina attiva, partecipare al cambiamento. Ma quelle persone che applaudivano avevano capito veramente? Il loro sguardo beota ma lusinghiero le fecero temere il contrario.
Quella sera le fu ben chiara questa cosa: Piergiorgione era solo una comparsa perché il miracolo del cambiamento non poteva venire dal Sindaco chiunque fosse stato, solo i cittadini potevano operare il prodigio attraverso le piccole azioni di ogni giorno che un Sindaco, che crede nel suo mandato, avrebbe predisposto e regolato.
E le che voleva essere parte attiva nella vita sociale, se era lì in quell'istante, sotto quel preciso palco, con tante persone sconosciute che facevano ressa intorno a lei, era perché voleva conoscere chi sarebbe stata la sua guida, chi le avrebbe detto cosa fare e come farlo, chi avrebbe reso pubblico un disegno che era il sunto dei disegni di tanta gente che si fida e lo dice con un “ sì” in una cabina, e continua a dirlo ogni giorno lavorando con coscienza per il bene comune che è anche il suo bene.
Allora tutti quegli estranei sarebbero diventati in un attimo una sola comunità con una sola casa che si chiama città e poi nazione e poi mondo!
Invece lei non comprese questo in quel discorso di quel signore sul palco che sembrava volesse dire tante cose ma non lasciò nulla, non un'impronta, non una scia, non un effluvio, scivolò solamente sulla mente e sul cuore e si frantumò tra i vapori della notte come un anello di fumo.
Ai saluti finali con tanto di bandiera tricolore sventolante e relativa ovazione, Genny andò via con una sensazione strana nel cuore, una sensazione di non appagamento, era come avere un bellissimo bozze.

Esterina De Rosa
(da Il Sidicino - Anno XXIII 2026 - n. 2 Febbraio)