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RIFLESSIONI DI UNA MOSCA DOMESTICA - Capitolo 3

 

“Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare
le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù.
Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio!
È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva”.

(Dal film "L'attimo fuggente")

 

Il mattino seguente Genny fu svegliata da un ticchettio, poi da un crepitio infine da uno strepitio.
Si stropicciò gli occhi e ascoltò meglio: era il cellulare che le aveva regalato Giuseppina che mandava continuamente una serie di bip.
Lo aprì e lesse che 250 persone avevano chiesto la sua amicizia.
È un sogno - pensò- ieri ero una misera mosca solitaria ora ho già 251 amici. Troppo bello per essere vero.
Accettò tutte le amicizie che erano anche amici di Giuseppina, una garanzia per lei, e subito la sua homepage si riempì di post.
Venne a sapere che Paolino era andato al mare con la fidanzata, Giacoma aveva mangiato una pizza con broccoli, Alfiero e Clotilde si erano lasciati, Spartaco non aveva fatto nulla: si era semplicemente sparato un selfie.
La signora Amanda aveva cucinato gli spaghetti al pomodoro a pranzo e la frittata con la salsiccia a cena…e Carlo…e Titti…e…e…e basta!
In un click tutto un mondo di straordinaria quotidianità entrò nella vita di Genny; era un po' come vivere la vita degli altri in contrapposizione alla sua anonima vita.
Ma la cosa più straordinaria è che tutti erano felici, belli e sorridenti e questo le metteva un po' di malinconia perché lei in fondo, eccetto per la giornata di oggi, non era poi così soddisfatta. Al momento sembrava la sola a non essere felice.
Quasi quasi tornava nel suo SediciperQuattro tanto avrebbe conosciuto comunque il mondo attraverso quella scatolina magica regalatole dall'unica persona che era entrata concretamente nella sua vita.
Forse anche tutte quelle persone vivevano in una SediciperQuattro, come tante piccole scatoline, una vicina all'altra, che insieme diventavano un “non luogo” chiamato “FB”?
Un grande busillis: invece di andare lei incontro al mondo era il mondo che entrava prepotentemente da lei: cosa ci poteva essere di più straordinario?
Però, dopo un primo momento di invidia per la vita degli altri, le fu subito chiaro che quella di facebook era una vita fittizia, un provare agli altri la straordinarietà della propria vita forse perché, in fondo, ci si vergogna dell'ordinarietà.
Poi si ricordò che Giuseppina le aveva detto che potevano anche “chattare” cioè parlare attraverso facebook.
Allora col cuore in gola aprì la chat e scrisse: ciao
Rispose in un attimo chi era dall'altra parte: ciao
Come stai? - Bene e tu? - Ciao – Ciao -
E poi cuoricini e sorrisi.
A Genny piacque il fatto che poteva interloquire con Giuseppina in ogni momento della giornata ma, onestamente, a lei piaceva comunque molto di più incontrarla di nuovo.
E così per diversi giorni e in diversi momenti della giornata.
Come stai? - Bene e tu? - Ciao – Ciao - E poi cuori e sorrisi.
Cuori e sorrisi e poi Come stai? - Bene e tu? - Ciao – Ciao -
Come stai? - Bene e tu? - Ciao – Ciao - ti lovvo!
E poi…Basta! Uffa! Non ne poteva più!
Già si era stufata di questa litania di anonimi ciao, senza tono, senza inflessioni di voce, senza emozioni.
Lei amava parlare agli altri guardandoli negli occhi, anzi era bello anche guardarsi soltanto, in silenzio, e dirsi sono qui, ci sto. E voleva tanto incontrare di nuovo la sua amica, per raccontarsi e ridere insieme.
Ad un certo punto però Giuseppina non rispose nemmeno più alla chat. Genny le mandava poke e non riceveva risposta, metteva like ai suoi post ma si accorse che da qualche giorno non c'erano nuovi post da leggere.
Allora si preoccupò e decise di volerla incontrare di nuovo per raccontare la sua breve vita ma soprattutto per ascoltare la bellissima e intensa vita di Giuseppina e dei suoi amici.
Di quella vita ne vedeva qualche sprazzo attraverso i post di facebook: amici, mare, montagna e poi selfie e sorrisi raggianti.
Quella sera andò a letto con la ferma convinzione di chiamare la sua amica per incontrarla, guardarla negli occhi, sorriderle e parlarle.
Tutto ciò in barba a quel congegno che ti propina una realtà illusoria e identifica quegli spazi che hanno la prerogativa di non essere identitari o relazionali e si comunica in tono asettico, impersonale e privo di emozioni o passione.

Esterina De Rosa
(da Il Sidicino - Anno XXIII 2026 - n. 1 Gennaio)