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RIFLESSIONI DI UNA MOSCA DOMESTICA - La Genesi

 

Con questo scritto inizia la sua collaborazione col nostro giornale la Sig.ra Esterina De Rosa.
Proveniente dal mondo della Scuola, è già stata autrice di molte pubblicazioni su tematiche ad essa inerente, volte sovente a rendere più piacevole l'arte dell'apprendimento.
Grande cura per gli alunni, ma supportata da una fantasia straordinaria: di quelle capaci di umanizzare un animale, fosse anche una mosca, per render palesi sentimenti "antichi" o recenti, riflessioni pensate da lontano, insegnamenti ritenuti oggi desueti, ma basilari per il viver civile: questa è la capacità di Esterina.
Stavolta sarà una mosca, sì proprio una mosca, quel piccolo insetto quanto mai fastidioso, ma non per colpa sua, a guidarci nella introspezione dell'animo umano: e, visto da un non umano, sarà tutta da scoprire.
Seguitela anche nelle amabili e godibili puntate che seguiranno.
Un'altra occasione per migliorare.

La Redazione

 

“Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare
le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù.
Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio!
È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva”.

(Dal film "L'attimo fuggente")

 

Uno scricchiolio, due scricchiolii e la fessura di quel minuscolo barilotto si allargò in modo tale che Genny svincolandosi riuscì a venir fuori.
Era felice di essere venuta al mondo, in quel mondo che lei aveva già nella testa. Non sapeva né come o perché ma c'era!
Perciò, appena uscita, stese le sue ali trasparenti e ancora umidicce, le agitò più volte fino a farle asciugare e con un brivido nel cuore, spiccò il primo volo ma, il tempo di un attimo e sbam! picchiò la testa contro una parete e cadde ruzzoloni per terra.
Appena si riebbe si guardò un po' intorno, cosa che non aveva ancora fatto per l'impazienza che connota qualsiasi giovane vita, e notò con rammarico quanto il mondo fosse proprio piccolo.
Quattro pareti che si raggiungevano con cinque o sei battiti di ali, il soffitto che si poteva toccare con un balzo, un pavimento che a camminarci sopra andavi da un punto all'altro in un amen.
E a pensarci bene questo mondo dove vivere felice, oltre ad essere piccolo, era anche un po' spoglio: quattro pareti nude e tutte uguali.
Che delusione! A volte il mondo che si ha nella testa fa a pugni col mondo che sta fuori dalla testa.
Genny stette un po' pensierosa poi si riebbe e decise di accontentarsi.
Cominciò a camminare avanti e indietro e a decidere cosa voleva fare della sua breve vita.
-Quando la vita non ha nulla di straordinario pensaci tu a renderla straordinaria- si disse.
Immaginò il suo futuro tra quelle quattro nude pareti e decise quale sarebbe stato il primo obiettivo della sua vita: misurare il suo spazio vitale.
Bisogna sempre avere un obiettivo nella vita altrimenti si nasce solo per morire.
Uno, due, tre, quattro, otto, quindici, sedici.
Sedici passi in orizzontale, sedici in verticale, quattro battiti d'ali in altezza… e la sua Sediciperquattro divenne ad un tratto il suo mondo.
Stesa sulla schiena, con le zampine sottili che fendevano l'aria, cominciò a pensare a come riempire il vuoto della sua casa.
Ad un tratto qualcosa fece vibrare le sue antenne.
Cos'era quello strano bellissimo rumore che percepivano le sue orecchie?
Si fermò col cuore che batteva all'impazzata e stette ad ascoltare.
Nella sua giovane vita ad un tratto abitarono dei suoni che le fecero vibrare le corde più profonde, da dove venivano?
Nel suo mondo non c'era nulla, solo quattro compassionevoli pareti e una luce fioca che per fortuna, grazie ai suoi mille occhietti vivaci, riusciva a catturare per cui aveva almeno vinto il buio.
Come le piaceva quel suono! Accarezzava il suo apparato uditivo come una brezza primaverile ti accarezza il volto e, felice di quella novità, ad occhi chiusi si mise ad ascoltare.
Ad un tratto la musica cessò e lei tornò nella noia delle sue quattro pareti ma qualcosa era cambiato dentro.
Lei che credeva che il suo mondo fosse solo una prigione di nude mura dove non avere futuro, si rese conto che la vita a volte è bislacca; inaspettatamente l'orizzonte può cambiare e ti viene regalato un rumore che poi diventa suono che si trasforma in armonia.
Non era più senza futuro, adesso viveva nell'attesa di una vibrazione perché se non aveva senso volare il quel suo minuscolo mondo, poteva almeno avere un senso ascoltare.

Esterina De Rosa
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 10 Ottobre)