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Indice Renato Cifonelli
 
 

Ricerca sul Catasto Onciario di un centro rurale di

Terra di Lavoro / Società ed economia a Pietravairano
nel XVIII secolo / (IV parte)
 

2.4) - La società petrana
Anche a Pietravairano, come nelle altre Università del Regno, la popolazione era distribuita in tre ceti, civile, mediocre e basso, in base ai quali, secondo gli ordini della Regia Camera della Sommaria (26), si sarebbe dovuto procedere all'elezione dei deputati preposti all'accertamento ed accatastamento dei beni dichiarati nelle rivele.
La divisione della popolazione in tre ceti era dovuta a molteplici fattori, fra i quali, in particolare, la condizione sociale, la divisione del lavoro tra attività intellettuali ed attività manuali, con il riconoscimento di una netta prevalenza per le prime, e, non ultima, la ripartizione dei beni e del reddito.
La condizione sociale, ossia il prestigio goduto iure sanguinis, protratto nel tempo con l'esercizio di attività non vili o meccaniche, costituiva uno dei requisiti fondamentali che contraddistingueva gli appartenenti al c.d. ceto civile, i quali erano gratificati, oltre ad eventuali titoli accademici posseduti, del titolo di magnifico che assumeva il valore di un riconoscimento formale di una particolare posizione nell'ambito della comunità.
Rientravano in questa categoria oltre ai benestanti, cioè a quanti vivevano delle loro rendite, anche quelli che esercitavano una professione nobile (27).
In contrapposizione al ceto civile le fonti storiche menzionano il ceto popolare che comprendeva i lavoratori autonomi e quelli dipendenti, sui quali gravavano le imposte c.d. personali (testatico e tassa sull'industria) e che potrebbero essere associati, rispettivamente, al ceto mediocre e al ceto basso.
A Pietravairano la tassa sul lavoro colpiva 356 capofamiglia residenti, dei quali il 28 % apparteneva al ceto mediocre e soltanto il 4,21 % al ceto civile.
Al vertice della struttura sociale si poneva il Marchese Grimaldi il quale, abitando stabilmente nel feudo di Sant'Angelo d'Alife, si trova registrato tra i forestieri laici non abitanti.
La nobiltà locale era rappresentata da Don Giovanni de Robbio, Barone di San Marco, soldato uomo d'armi del Battaglione del Regno (28), il quale abitava nel luogo detto il Trivio con la madre Porzia Massarotti e tre fratelli, due dei quali sacerdoti, Don Pietro e Don Gregorio.
Una posizione di rilievo, per censo e per prestigio, era goduta dal clero con 31 sacerdoti che vivevano in casa propria o di parenti ad eccezione di Don Giovanni Bianco, arciprete in Marzanello ove abitava.
Sono menzionati, altresì, 8 chierici, un novizio ed una monica sacrata benedettina, Donna Rosa Antonellis, che viveva a Piedimonte d'Alife nel Monastero di San Benedetto della Vallona.
Seguivano le categorie dei benestanti e dei professionisti, rappresentate entrambe da 7 famiglie, ed infine le classi popolari
Un quadro analitico delle componenti della società Petrana a metà del XVIII° secolo è riportato nella Tabella 2.4.1e nella Tabella 2.4.2:

2.5) - La popolazione attiva
La popolazione attiva, individuata in base alla tassa sull'industria, ossia sul mestiere, rappresenta il 63,34 % della popolazione maschile idonea al lavoro; le categorie più rappresentate erano, nell'ordine, i bracciali o lavoratori di campagna con il 64,88 %, i funari con il 14,32 % ed i campieri con il 5,89 %.
La quantità degli addetti e le diverse categorie professionali presenti sul mercato del lavoro erano più che sufficienti per soddisfare le esigenze di un piccolo centro rurale di appena 442 famiglie.
Tra gli artigiani, che per numero di addetti, venivano subito dopo i bracciali, va rilevata la presenza di 16 mastri, una qualifica che rappresenta il risultato tangibile di una riconosciuta capacità e competenza nel proprio lavoro.
Per cinque di essi l'Onciario evidenzia una posizione reddituale, superiore alla media, che oscillante tra once 66.17 ½ per un mastro scarparo (29) alle once 45.10 di un mastro ferraro (30).
Accanto alle classi economicamente produttive o socialmente elevate si svolgeva l'esistenza misera e stentata dei poveri rappresentati da un mendicante (31) e da 17 disabili (16 maschi ed una femmina), le cui infermità (Tabella2.5.3) erano in massima parte fisiche e soltanto per il 17,64 % di natura psichica.

Oltre a 427 famiglie di cittadini residenti vi erano, all'epoca, 15 famiglie di forestieri che, stabilitisi a Pietravairano, ne avevano acquisito la cittadinanza ai sensi e per gli effetti dell'Arresto della Regia Camera della Sommaria dell'11 dicembre 1600 (33)
La provenienza di questi forestieri abitanti (Tabella n.10) non risulta circoscritta alle località limitrofe ma riguarda anche altri paesi e città del Regno di Napoli e, persino, fuori del Regno come nel caso del sarto Mazzanti Lorenzo, originario di Bologna.
Il matrimonio con cittadine del luogo è il motivo principale (73,33 %) di questi trasferimenti.
I forestieri abitanti provenivano da Bologna (1), Capua (2), Casale di Teverola (1), Napoli (2), Pietramelara (2), San Gennaro (1), Santa Maria di Capua (1), Sant'Angelo (1), Tuoro, Casale di Teano, (1), Vairano (1), Vallata di Piedimonte d'Alife (1) e Valle di Prata (1).
Completavano il quadro sociale 42 vedove e 15 vergini in capillis, intestatarie di fuochi, la maggior parte delle quali (70,17 %) aveva carichi di famiglia.
Fatta eccezione per alcune di esse ed, in particolare, per Anna Massarotti vedova Per-rotta che risultava proprietaria di immobili urbani, di alcuni fondi rustici e di una masseria (34), una donna capofamiglia su quattro era del tutto priva di reddito.
Tra le vedove si trova accatastata, con due figlie minorenni a carico, anche la moglie di un fugitivo da questa Terra … che non si sa se sia vivo o morto, essendo molt'anni che ne manca… (35)
Sebbene l'Onciario trascuri il lavoro femminile è fuori di dubbio la loro collaborazione con gli uomini nel lavoro dei campi e nell'allevamento del bestiame e, certamente, anche nella preparazione delle funi, attività che vedeva in Pietravairano la presenza di un nutrito numero di addetti, 70 funari, tra capofamiglia e familiari.
Veramente un lavoro invisibile quello della componente femminile, come efficace-mente è stato qualificato (36).
La condizione femminile che emerge dai dati catastali è certamente difficile: condizioni economiche incerte ed assoluta subordinazione all'autorità dell'uomo, non solo nella veste di padre o di marito ma anche in quella di figlio al quale, anche se minorenne, era comunque riservata la leadership della famiglia in mancanza di un capofamiglia maschio (37).
Escluso un contratto di soccida avente come controparte una donna (38), sono frequenti, invece, i riferimenti alle consistenze patrimoniali di natura dotale come le case, utilizzate quasi sempre quali abitazioni coniugali, i beni dotali (39), i crediti di dote, la gestione del capitale dotale ed, infine, il c.d. resto di dote.
In particolare, risulta che:
a) - Tommaso de Scorpo teneva data in fitto, per 15 carlini l'anno, la casa dotale della moglie sita a Castello (40).
b) - Il Magnifico Dr Fisico Lorenzo Iasimone esigeva annualmente dagli eredi del Magnifico Stefano Perrotta e dal Sig. Don Vincenzo Canonico Perrotta sette ducati per … un capitale di docati 100 dotale della defunta Cecilia Perrotta sua moglie … (41);
c) - Marco Antonio Antonellis Russo, riceveva annualmente dalla suocera, Maria Caduto, carlini 14 per un credito dotale di sua moglie di docati venti (42);
d) - Pietro Pone esigeva annualmente da Federico Montanaro carlini 19 ½ per …un capitale di docati venticinque dotale di detta sua moglie… (43);
e) - Tommaso Marcone, esigeva dal cognato Giovanni Pera carlini 7 per …. un capitale di docati dieci dotale della defunta Antonia Pera sua moglie… (44);
f) - Tommaso Antonio Bianco esigeva ventuno carlini l’anno per il mutuo di un capitale di docati trenta dotale di detta sua moglie.. (45).
g) - Il Magnifico Domenico Paris versava… a Michele Russo di Pugliano Casale della Città di Teano per terze (46) di resto di dote dovutoli dalla Magnifica Vittoria Paris sua figlia annui docati diciannove e grana venticinque… (47).
All'epoca non era istituzionalizzato un servizio sociale che potesse intervenire a favore dei cittadini più deboli o in difficoltà fatta eccezione per una norma di natura fiscale prevista a favore degli invalidi da un Arresto della Regia Camera della Sommaria del 6 febbraio 1552, in base al quale doveva essere esentato dal testatico chi era … privo di qualche parte fisica… (48).
Ogni intervento di solidarietà era lasciato all'iniziativa della Chiesa e dei privati.
Mentre la famiglia Grimaldi , in virtù di un vecchio legato, assegnava annualmente il maritaggio (49) a quattro orfane indigenti della Terra della Pietra per la somma complessiva di 56 ducati (50), la Chiesa si faceva carico delle seguenti iniziative caritatevoli:
1) - La Cappella di Santa Maria delle Grazie della Confraternita del Sacco, ogni anno elargiva circa ducati 15 per carità de maritaggi a Giovane nubbile cittadina (51) e spendeva altri ducati 12 per mantenimento dell'Ospedale, cioè sacconi, lenzuola, coverte, medicamenti per li poveri viandanti infermi, trasporto dei medesimi in altri ospedali a cavallo e mantenimento dei medesimi (52);
2) - La Cappella del SS.mo Rosario, eretta nella Chiesa di S. Maria della Vigna, era solita spendere l'anno ducati 7 per i poveri bisognosi e mendicanti e ducati dieci, per carità di maritaggio ad ogni giovane che si sposava elargendo a chi carlini dieci ed a chi carlini otto (53)
3) - La Cappella del Corpus Domini, eretta dentro la Collegiata di Sant'Eraclio, assegnava ogni anno 20 ducati a pupille nubili (54).

(fine IV parte)

NOTE
26 - Prammatica del 17 marzo 1741: ….dovrà l’Università …passare all’elezione dei Deputati, due del primo, due del secondo e due del terzo ceto…
27 - Erano ritenute nobili le professioni dei dottori in legge, dei medici e dei notai.
28 - Onciario, folio 201-205/t.
29 - Onciario, folio 50-50/t.
30 - Onciario, folio 85-85/t.
31 - Onciario, folio 257.
32 - Onciario, folio 206.
33 - SOFIA Francesco, La normativa dell’Onciario ……., o.c., pag. 188.
34 - Onciario, folio 281 – 283/t
35 - Onciario, folio 307.
36 - MANFRICI Mirella Vera, La Calabria e le sue strutture socio-demografiche, in Il Mezzogiorno settecentesco attraverso i catasti onciari, Vol.II: Territorio e società, 1986. pag. 152.
37 - Nell’Onciario, folio 32 , 54, 66/t, 231/t, 246/t, sono registrati come capofami-glia minori tra 14 e 16 anni con a carico la madre vedova.
38 - Onciario, folio 146.
39 - Onciario, folio 81, 197–197/t.
40 - Onciario, folio 265.
41 - Onciario, folio 208.
42 - Onciario , folio 210/t.
43 - Onciario, folio 250/t.
44 - Onciario, folio 270.
45 - Onciario, folio 118/t.
46.- Quota di interesse dovuta su capitale dato a mutuo.
47 - Onciario folio 64/t.
48 - SOFIA Francesco, La normativa dell’Onciario ……., o.c., pag..195.
49 - Il maritaggio consisteva nell’elargizione di un aiuto economico alle ragazze bisognose che prendevano marito o che si davano alla vita religiosa.
50 - Onciario, folio 444/t.
51 - Onciario, folio 380.
52 - Onciario, folio 380/t.
53 - Onciario, folio 365.
54 - Onciario, folio 359.

Renato Cifonelli
(da Il Sidicino - Anno XXI 2024 - n. 7 Luglio)