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Due vicini così lontani... Gente d'altri tempi

Carminuccio 'u zucazizz e Ndonije 'e Ligname erano due personaggi ben noti a Teano nel secondo dopoguerra: sui cinquanta il primo, che nell'andatura mi faceva pensare all'albero mastro d'un imbarcazione in balia delle onde; sui quaranta il secondo, la cui schiena evocava la forza, se non la misura, delle spalle di Atlante che regge la volta Celeste.
Erano due giganti buoni o, se si preferisce, rispettivamente un cipresso e una quercia.
Il primo, specie sull'imbrunire, navigava estasiato e spensierato su una sorta di internet di sua invenzione, con tanto di brevetto… vidimato e protetto, tra gli altri, dall'inseparabile e fedelissimo “Lucarieglio” (diminutivo dialettale di Luca: ci torneremo più avanti).
Nel pomeriggio, dopo aver bagnato il gargarozzo in una delle tante “chiese” dedicate al culto di Bacco, di cui Teano all'epoca abbondava, decideva di raggiungere la prossima per confessare le sue colpe e i suoi crucci al sacerdote di turno, che, generoso e comprensivo, gli infliggeva come penitenza (tra l'altro a pagamento) un altro quartino, magari di quello “asprino”, assegnandogli come supplemento il rientro a casa, se non altro per evitare che il fedele penitente, bruciate le residue (esigue) risorse disertasse il rito del giorno dopo! Carminuccio, da stagionato e convinto “devoto” di Bacco, assentiva ed imboccava la via di casa, che insisteva in zona “Torretta”, a ridosso dell'Arco di Porta Napoli, con vista sul mare e il Matese alle spalle. Ma al primo incrocio, ecco spuntare il solito senso di colpa: “Che dirà mai la sacerdotessa Lucia Mundella se non vado a confessarmi (e comunicarsi, perchè qui c'era spesso dell'ottima trippa e dell'invitante soffritto) anche da lei, dopo di aver pregato e fatto penitenza da Peppino ' u pagliaiuolo e/o da Vicienz 'o mazzunaro? E così il Nostro, un quartino qua e uno là, faceva il “pieno” e finalmente prendeva la via di casa, senza però trascurare mai l'ultima “chiesa”, quella più vicina alla sua dimora: il bacchico tempio di Lucarieglio, sito più o meno ai piedi dell'antico monastero di S. Maria de Foris. Quest'ultima stazione del suo pellegrinaggio quotidiano era sempre preceduta da un patto solenne tra “Missionario” (fare il giro delle chiese per Carminuccio era una missione) e “Assistente”: quest'ultimo era un cane bastardino che – quando si dice il Caso – si chiamava anche lui Lucarieglio e non si separava mai dal su padrone: non mangiavano nello stesso piatto ma (insinuano i soliti ben informati) dormivano nello stesso letto! Il patto era del seguente tenore: “Ti raccomando, Lucarieglio, aspettami qua fuori, perché quello… cioè quello che si chiama così, come ti chiami pure tu, è geloso di te e allora non mi piace che devi litigare due volte, una con lui e un'altra col nostro vicino, quell'altro… come si chiama? Ah, Ndonje 'e Ligname, che mbumbunea semp ogni sera ca c'arritiramm. Avrai la tua razione di sciroppo, non ti preoccupare, te la porto io qua fuori, basta che non ti fai vedere da questo, sennò va a finire che non mi dà l'assoluzione e allora stanotte sarà malanuttata”! Consumato l'ultimo atto, all'unisono col tramonto, i due inseparabili e simpatici beoni cercavano finalmente di imboccare la via di casa. Ma che spettacolo! Dei due non si capiva chi guidava e/o sorreggeva l'altro. Carminuccio sembrava trampolare e, per restare in equilibrio, allargava le sue lunghe braccia mentre tra i fumi dell'alcol guardava ogni tanto il cielo e provava a contare le stelle, anche quando c'era la nebbia o pioveva; quelle però non superavano mai il numero di 8: forse perché tante erano le chiese che i due avevano visitato. Giunti finalmente a casa, Lucarieglio cominciava a lamentarsi, come sanno fare i cani quando stanno male o hanno fame e stava lì per un'oretta a uggiolare, alternando ogni tanto un abbaio ad un latrato mal riuscito perché la gola era ingolfata da un rigurgito di nettare! Intanto Carminuccio cercava il letto mentre Ndonije e Ligname, che abitava con la sua famiglia (moglie e due figli) in uno stanzone confinate con la casa dell'altro, faceva sentire con voce cavernosa le sue proteste e le sue minacce, perché anche lui andava a letto ”cu 'a mmasona”, cioè all'ora delle galline.
Mi pare di vederli e sentirli ancora oggi, questi simpatici protagonisti e “vicini di casa” che sembravano agli occhi di un fanciullo dei veri giganti. E in ogni caso erano galantuomini e degli onesti e seri lavoratori (almeno nelle ore antimeridiane). Il secondo aveva in comune con il primo il culto di Bacco, ma solo per il tabacco: lavorava infatti come facchino nella nostra dogana (ma non fumava). Si chiamava Antonio Sarto ed era dotato di una forza straordinaria; le sue spalle sembravano quelle di un palestrato” dei nostri giorni; dovevano essere davvero di “legno” se è vero che persone esperte a lui vicine sostenevano che Ndonije 'e Ligname era in grado di trasportare sulle sue spalle delle balle di farina da un quintale(naturalmente una per volta). Gente d'altri tempi. Roba da Guinnes dei primati.

Nello Boragine
(da Il Sidicino - Anno VI 2009 - n. 12 Dicembre)