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Indice Carmen Autieri
 
 
Teano e il culto di Iside
Topografia, continuità dell'acqua e potere episcopale
tra età romana e paleocristiana
 
Teano - Cattedrale – Cripta - Reperto con i due serpenti annodati (foto di Mimmo Feola)
 

Il territorio di Teanum Sidicinum offre un caso di studio particolarmente articolato per analizzare la diffusione del culto isiaco in Campania interna e la sua trasformazione in età tardoantica, quando la gestione delle risorse idriche passa dal controllo municipale a quello episcopale. I dati disponibili permettono di distinguere tre poli cultuali con funzioni e cronologie diverse: l'area dell'acropoli, il santuario suburbano di Fondo Marotta e la sorgente di San Paride ad Fontem. La lettura integrata di epigrafia, materiale votivo e stratigrafia archeologica consente di ricostruire non solo le modalità di diffusione del culto, ma anche i meccanismi di continuità e risemantizzazione che caratterizzano il passaggio dal paganesimo al cristianesimo in ambito locale.
Sull'acropoli di Teano le strutture in opus incertum e opus reticulatum databili tra il II e il I sec. a.C. indicano la presenza di un'area cultuale urbana inserita nel tessuto pubblico della città. L'interpretazione di questo complesso come Serapeo si fonda sul rinvenimento di materiale con iconografia alessandrina e, in modo determinante, sul bassorilievo con i due serpenti annodati rinvenuto in situ. L'immagine rimanda all'unione Osiride-Iside e al culto dell'Agathodaimon, tema centrale nella teologia e nella pratica rituale della hierogamia isiaca. A questo si aggiungono urei e protomi isiache che confermano l'orizzonte egittizzante del santuario. I dati topografici e i saggi condotti sull'acropoli negli anni '70-'80, editi da S. De Caro e G. Greco, definiscono il quadro architettonico e cronologico del sito. La posizione elevata, la monumentalità delle strutture e l'assenza di ex voto anatomici distinguono l'Arx dai santuari suburbani e indicano un culto pubblico sostenuto dalle élites cittadine, con funzioni politiche e identitarie legate all'inserimento di Teano nei circuiti culturali ellenistici e italici di età tardo-repubblicana.
In posizione suburbana, lungo il tracciato sud-orientale della Via Latina, il sito di Fondo Marotta documenta la componente popolare e salutare del culto isiaco. L'iscrizione dedicatoria a _Isis Fortuna pubblicata da G. Gasperetti in Teano antica 1997 costituisce l'unica attestazione epigrafica diretta del culto nel territorio teanese. L'associazione tra Iside e Fortuna colloca la devozione nella sfera della buona sorte, della fecondità e della salute, in linea con la posizione del santuario e con la prossimità all'acqua. Lo scavo ha messo in luce un deposito votivo con materiale mobile ora conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il complesso comprende statuine in terracotta di ambito isiaco, sistri rituali e una serie di ex voto anatomici in terracotta raffiguranti piedi, occhi e arti. La presenza dei sistri conferma l'esistenza di pratiche processionali e musicali proprie del rituale isiaco, mentre gli ex voto inseriscono il sito nel modello dei santuari salutari campani, dove i fedeli deponevano la parte del corpo guarita o da guarire. Le strutture individuate da Gasperetti comprendono canalizzazioni in opus incertum, intonaco idraulico e ambienti artigianali databili tra l'età repubblicana e il primo impero. Non emerge un edificio templare monumentale, ma l'organizzazione dell'acqua e la natura del deposito votivo indicano un luogo di culto gestito e frequentato da una comunità di pellegrini e viaggiatori che utilizzavano la Via Latina. Fondo Marotta rappresenta dunque il polo suburbano del culto, complementare e funzionalmente distinto rispetto al santuario urbano dell'Arx.
Il terzo polo è costituito dal complesso di San Paride ad Fontem, impostato sul banco tufaceo di tufo giallo che caratterizza la sorgente del Banco. La captazione dell'acqua risale all'età ellenistica, quando il banco viene regolarizzato con un muro in opera quadrata. In età romana, tra il I e il II sec. d.C., l'area viene riorganizzata con un ambiente pavimentato in mosaico bianco e nero e opus scutulatum, canalette, vasche e cisterne scavate e costruite a ridosso del banco tufaceo. Gasperetti interpreta l'impianto come struttura termale e sacralizzata, inseribile nel modello dei santuari salutari suburbani diffusi in Campania. La funzione dell'acqua è legata alla salute del corpo e alla pratica dell'incubatio, documentata anche in altri contesti isiaci e asclepiadei, come si evidenzia dal luxus dei rivestimenti pavimentali e dei materiali rinvenuti. Tra il IV e il V sec. d.C. la cisterna romana ricavata nel banco tufaceo viene trasformata in battistero. Gli interventi sono leggibili stratigraficamente: l'inserimento di una croce in lamina di ferro con crismogramma, la ricostruzione della volta a botte e la realizzazione di una scalinata in blocchetti di tufo giallo per l'accesso rituale all'acqua indicano una ridefinizione del sito in chiave cristiana. La funzione dell'acqua passa dal registro salutare a quello battesimale, mantenendo però la centralità dell'elemento idrico e la continuità d'uso dello spazio. I livelli di interro hanno restituito ceramica comune invetriata e monete di bronzo di età giustinianea, a testimonianza di un uso votivo continuato nel VI sec. d.C. Lo scavo non ha restituito elementi materiali riconducibili a un culto isiaco, come statue, iscrizioni o sistri. Il dato archeologico indica pertanto una continuità nell'uso dell'acqua e del luogo, ma non necessariamente una continuità del culto isiaco in sé. San Paride si inserisce nella serie dei santuari campani in cui la sorgente, cristianizzata, diventa luogo di rigenerazione spirituale senza perdere la memoria della sua funzione antica.
La trasformazione di San Paride da impianto romano a battistero paleocristiano riflette un fenomeno più ampio che riguarda il controllo delle risorse idriche in età tardoantica. Con la crisi delle istituzioni municipali tra il III e il V sec. d.C., la gestione delle acque e delle strutture annesse passa progressivamente sotto l'autorità del vescovo. Il Codex Theodosianus riconosce alla Chiesa la capacità di possedere beni immobili e protegge il patrimonium ecclesiae con norme che vietano l'alienazione dei beni senza autorizzazione imperiale. Le disposizioni del _Concilium Carthaginense III del 397 e del Concilium Carthaginense IV del 419 stabiliscono che l'erezione e la gestione dei battisteri spettano esclusivamente al vescovo, escludendo l'iniziativa autonoma dei presbiteri. A Teano la trasformazione della cisterna in battistero nel IV sec. implica necessariamente un intervento episcopale, sia per le risorse economiche necessarie sia per l'autorità rituale richiesta. La presenza di monete giustinianee nel VI sec. conferma che il sito resta attivo e sotto controllo ecclesiastico. Il modello trova confronti diretti a Cimitile, con l'opera di Paolino di Nola, e nel battistero di San Giovanni in Fonte a Napoli. Controllare l'acqua significava controllare la vita fisica, attraverso le pratiche igieniche e salutari ereditate dall'antichità, e la vita spirituale, attraverso il sacramento del battesimo. La cristianizzazione delle sorgenti permetteva al vescovo di riscrivere la topografia sacra della città sostituendo i poli cultuali pagani senza ricorrere a uno scontro frontale, ma occupando e risemantizzando i luoghi dove l'acqua manteneva un valore simbolico e pratico per la comunità.
In conclusione, Teano presenta una sequenza coerente di adattamento e trasformazione del culto isiaco e della gestione dell'acqua tra età romana e paleocristiana. L'Arx documenta la fase urbana e aristocratica del culto tra II e I sec. a.C., legata all'iconografia della hierogamia attestata dal rilievo dei serpenti annodati. Fondo Marotta testimonia la fase suburbana e popolare, con l'iscrizione a Iside-Fortuna e il deposito votivo con sistri ed ex voto anatomici, in rapporto diretto con la Via Latina e con le esigenze di salute della popolazione itinerante e locale. San Paride ad Fontem mostra la continuità d'uso del banco tufaceo dall'età ellenistica al VI sec. d.C., con una risemantizzazione cristiana nel IV sec. che segna il passaggio del controllo dell'acqua all'autorità episcopale. Il caso teanese conferma che la persistenza del sacro in età tardoantica si realizza spesso attraverso la continuità dei luoghi e degli elementi naturali, mentre cambia il soggetto che ne detiene il controllo rituale e sociale.
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Bibliografia
GauthieBeloch, K.J. _Campanien: Geschichte und Topographie des antiken Neapel und seiner Umgebung_. 2. Aufl., Berlin 1890.
De Caro, S., Greco, G. “Teano: l'acropoli e le fasi arcaiche e repubblicane”. In _Atti e Memorie della Società Magna Grecia_, n.s. 1978-1985.
Gasperetti, G. _Teano antica_. Teano: Comune di Teano, 1997, pp. 37-40, 137-143, figg. 21-26, 27-33.
Museo Archeologico Nazionale di Napoli. _Collezione dei materiali votivi da Teanum Sidicinum_
_Codex Theodosianus_, ed. T. Mommsen, Berlin: Weidmann, 1905. Lib. XVI, tit. 2.
_Concilium Carthaginense_ 397 e 419. In _Corpus Christianorum Series Latina_, Turnhout: Brepols.
Brown, P. _Power and Persuasion in Late Antiquity: Towards a Christian Empire_. Cambridge: Cambridge University Press, 1992.
Gauthier, N. _L'évangélisation des pays de la Méditerranée occidentale_. Roma: École Française de Rome, 1995. r, N. _L'évangélisation des pays de la Méditerranée occidentale_. Roma: École Française de Rome, 1995.
Paulini Nolani. _Epistulae_ et _Carmina_, ed. G. Hartel. _Corpus Scriptorum Ecclesiasticorum Latinorum_ 29-30. Vindobonae: 1894.

Carmen Autieri
(da il Sidicino - Anno XXIII 2026 - n. 06 - Giugno)