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LETTURE EXTRAVAGANTI

Tra i libri di una biblioteca di corte
 
Astrologiae Compendium - Foglio 5 con dedica a Petrucci
 

La struttura politica italiana, intorno al 1450, determinò che l'Umanesimo assumesse, nei vari centri, caratteristiche locali e fisionomia di cultura di corte. Le corti – Napoli, Urbino, Mantova, Ferrara e Milano – sono il palcoscenico deputato all'esibizione del potere e scuola di comportamento. Lo sviluppo dell'Umanesimo era stato favorito dalla maggiore facoltà di procurarsi libri, dapprima col miglioramento dei metodi per la riproduzione dei manoscritti, poi con l'invenzione a Magonza della stampa a caratteri mobili1. Alfonso I (1442-1458) si rivelò un tipico principe rinascimentale, nella creazione di poli culturali, quali la corte l'accademia lo studio la biblioteca. Adamo di Montaldo racconta che il Re, dopo cena, si ritirava in biblioteca, dove ascoltava discussioni e dispute tra dotti umanisti, come Valla Facio Beccadelli, inoltre la biblioteca come scuola (ludus) svolgeva una funzione di elevamento sociale: Il Panormita lodò il Magnanimo per la sua liberalità nel concedere a giovani di umile condizione di studiare grammatica retorica filosofia teologia. Casi esemplari furono certamente quelli di Antonello Petrucci, figlio di un ortolano – nato a Teano nel 1402- scolaro di Valla in casa Olzina, protetto e favorito da Alfonso e Ferrante, fino a diventare “Segretario del regno” e, in un tipico processo di anoblissement, detentore di vari Uffici, di un Cavalierato e di numerosi Feudi; e di Francesco del Tuppo / Napoli 1453), figlio di un umile funzionario Regio, che studiò in biblioteca e nello Studio per poi associarsi, intorno al 1470, con Sisto Riessinger sacerdote e tipografo di Strasburgo ed infine operare dal solo (dal 1478), per un ventennio, come tipografo editore.
Ferrante (1458-1494), impegnato a fondo nella lotta contro l'eversione feudale e i pericoli esterni, per la cura degli affari politici si affidò a uomini di cultura come Antonello Petrucci e Giovanni Pontano. Petrucci, homo novus promosso al rango di feudatario, lettore di classici greci e latini “Segretario” fino al 1486, costruttore di un'ampia ed organica biblioteca, quasi “thesaurus” dell'intero scibile umano.
Giustamente Garin2 indicava nella biblioteca di corte un modello di gusti culturali più avanzato rispetto a quello obsoleto dei signori feudali, con l'eccezione della corte del Principe di Taranto Giovanni Antonio Del Balzo Orsini, che incoraggiava volgarizzamenti in volgare e testi di cultura orale.
La biblioteca del funzionario capo della burocrazia si rivela un punto di osservazione privilegiato per evidenziarne la grande consapevolezza culturale della sua “hunanitas”.
Mentre la biblioteca” di Stato”, in senso simbolico e rappresentativo, è uno “Speculum Regni” di un potere temporale (o religioso, come la Vaticana), la biblioteca cortese di Petrucci, in ossequio all'ideale platonico del reggitore sapiente, è formata di Codici manoscritti e libri a stampa, secondo lo schema canonico di Tommaso Parentuccelli, curatore delle biblioteche medicee (dopo il 1440) di San Marco e della Badia di Fiesolana, Papa nel 1447 col nome di Niccolò V, iniziatore del progetto della Vaticana fondata nel 1476 da Sisto IV. I volumi della biblioteca Petrucci 3, con testi di teologia filosofia storia letteratura scienze, distinguibili per le imprese, le insegne di possesso e i motti, oltre che per la lettura personale erano disponibili per la sua cerchia di letterati (Giovanni Brancati, Michele Marullo, Francesco Pucci, Giovanni Marco Cinico, Giuniano Maio, Baldassarre Offeriano, Cristiano Proliano) e per gli habitués dell'Accademia.
Vespasiano da Bisticci, autore delle “Vite” in cui dedicò uno dei suoi ritratti più felici ad Alfonso, e gran fornitore di libri per le massime biblioteche del tempo, informatore diplomatico, per conto di Lorenzo e di Piero, con i quali Petrucci aveva rapporti epistolari continui, ebbe con il Segretario solide intese finanziarie e gli fornì lussuosi manoscritti vergati e miniati nello Scriptorium fiorentino di Cola Rapiano. Tra le varie sezioni della biblioteca plurilingue risaltano i seguenti volumi di Valla, l'umanista di maggior talento, che parlava correntemente un elegante latino:
a) Antitodum contra Pogium, una sorta di “cura” conto gli errori linguistici di Poggio Bracciolini, con autografo dell'autore: b) Collactio Novi Testamenti cum graeca veritate, uno dei primi esempi moderni di critica testuale applicata ai testi sacri, fondamentale poi per Erasmo. C) 2 copie dell'Antitodum in Facium. D) Reconcinnatio – i cinque codici Valliani sono ora nella BNF. Tra le edizioni a stampa l'Erodoto latinizzato, impresso a Venezia nel 1474 da Giacomo Rosso.
Tra i codici manoscritti latini, le versioni del De Repubblica Lacedaemoniumn e dell'Oratio De Laudibus Agesila di Senofonte, la Vita Ciceronis di Leonardo Bruni, di cui Valla fu discepolo a Firenze. Numerosi i codici di poeti latini (Virgilio, Orazio, Ovidio) e di Quintiliano, Lattanzio, Ammiano Marcellino. Due volumi di Plinio tramite Vespasiano da Bisticci, che li aveva acquistati da Jacopo Acciaioli, con accredito di 60 ducati presso la banca di Filippo Strozzi. Il De Animalibus di Aristotele, tradotto da Boezio. Il primo libro del Canone di Avicenna. Il De Regimene Principum, il primo Speculum Principis, il best seller del Medio Evo.
Un libro anomalo per le vicende di appartenenza, oggi nella John Rylands Library di Manchester, costituiva il più bel codice miniato (dal tedesco Giochino de Giovanni) rinascimentale delle collezioni de bibliofilo utopista William Morris.
L'Astrologiae Compendium di Cristiano Proliano, fu dedicato dal Lucano astronomo di corte (foglio 5) al Segretario “Antonelle Vir optime”, dei cui figli fu precettore, usando il “Compendium” a stampa del 1477 come sussidio didattico. Tra i testi giuridici gli indispensabili Digestum Vetus, summa di diritto civile e la Digestum Infortiatum, elegantemente enluminè, con firma di Petrucci.
L'arrivo a Napoli, dopo la conquista ottomana di Costantinopoli (1453), di Teodoro Gaza, Giorgio di Trebisonda, Niccolò Segundino, Gregorio Palma comportò la circolazione e poi la traduzione latina dei manoscritti greci e bizantini. Il Codice 1630 della Biblioteque de France, commissionato a Demetrio Leontaris contiene gli Oracoli Sibillini, la Cyropedia e l'Anabasi di Senofonte. Facevano parte della biblioteca le tragedie di Sofocle e di Euripide, le Commedie di Aristofane, i Caratteri di Teofrasto, le Orazioni di Demostene, le Favole di Esopo volgarizzate dal proto tipografo Del Tuppo nell'Esopo volgare, una splendida edizione del 1485, la Batracomiomachia, la Vita di Alessandro dello pseudo Callistene, una sintesi della Geografia di Tolomeo, varie opere grammaticali, giuridiche, di soggetto sacro. Tra le opere a stampa il De Deo Socratis, le Institutiones di Giustiniano, opere di Cicerone, Orazio, Giovenale, Floro, Lattanzio, Girolamo, Agostino, Apuleio (de Platone, de Mundo), il Somnium Scipionis con commento di Macrobio. Infine scritti tecnico-giuridici ad uso didattico. Come accademico pontaniano indusse Ferrante ad istituire quattro cattedre di Umanità, di cui una in greco, presso lo studio; intervenne con continui e cospicui prestiti al re, come nel 1480 quando la Banca Pandolfini finanziò, con 38.000 ducati la guerra otrantina di Ferrante contro Maometto II, ricevendo in pegno 266 codici e gioielli da parte di Petrucci, restituiti due anni dopo, come “atto di cortesia”.
Alle mancate nozze di Castelnuovo, il 15 agosto 1486 e all'arresto dei congiurati seguì l'immediata confisca dei beni e i libri dei Petrucci entrarono a far parte, come preda ambita, della Biblioteca di Stato. Con la campagna d'Italia4 (settembre 1494: annus horribilis del sistema politico italiano) Carlo VIII giunse vittoriosamente a Napoli il 22 febbraio 1495. Prima di arrivare a Capua passò per Teano, che gli aprì senza indugi le porte. Nel maggio, dopo la formazione della Lega di Venezia, il re francese lasciò precipitosamente Napoli alla volta di Parigi. Nei suoi bagagli furono stipate molte “belle cose” e un gran numero di codici della biblioteca di Castelnuovo: Carlo era un predatore compulsivo ma anche un connaisseur. Nel 1501 Napoli fu di nuovo invasa da Luigi XII, difesa da Ferrandino e da Federico. Nel maggio 1503 Consalvo di Cordova, dopo la vittoria sul Garigliano contro Ludovico di Saluzzo, entrò in Napoli, che da Regno divenne Viceregno spagnolo. I libri rimanenti dopo la seconda spoliazione francese seguirono nell'esilio di Valenza Ferrante (ultimo) Duca di Calabria, figlio dell'ultimo re Aragonese Federico. Quelli che in seguito furono inviati all'Escorial finirono quasi tutti bruciati nell'incendio del 1650. Secondo Mario Santoro5, la morte di Petrucci, affrontata con la serenità di un antico sapiente, lasciò un vuoto nel mondo umanistico dell'armai declinante Napoli tardo-aragonese, come attestato dalla angosciata e commossa testimonianza di Francesco Pucci6. Masuccio Guardati, fedele agli aragonesi ma anche amico di Petrucci, dedicò la novella IV del Novellino7 “al magnifico messere Antonello De Petrucius regio unico fido segretario”.
NOTE
1) Il primo libro stampato in Occidente, tra il 1453 e il 1455, fu la Bibbia a 42 linee: 40 copie su pergamena e 140 su carta di capnapa: Savonarola definì la stampa tipografica “ars artificialiter scribendi”, Bacone “ars imprimendi”.
2) Eugenio Garin, Ritratti umanisti, Firenze 1967.
3) Raffaele Ruggiero, La Biblioteca di Antonello Petrucci, segretario ribelle, Lecce 2009.
4) Phillippes De Commynes, Carlo VIII e la campagna d'Italia, Torino 2025.
5) Mario Santoro, La cultura umanistica, in Storia di Napoli, 10vv. Napoli 1975-81, VII.
6) Chiamato dal Petrucci come docente nello studio e bibliotecario, fu vivamente colpito dalla catastrofe del segretario. Scrisse una “Epistola de morte Antonelli de Petruciis” che è una rigorosa scelta di amicizia e un tentativo di riabilitarne la memoria agli occhi del re.
7) l Novellino venne pubblicato postumo, nel 1476, da Del Tuppo, che potè servirsi solo dell'apografo. Per reazione del clero l'autografo era stato bruciato e analoga sorte subì l'edizio princeps deltuppiana.

Antonio Autieri
(da Il Sidicino - Anno XXIII 2026 - n. 3 Marzo)

Napoli - Palazzo Petrucci - Portone rinascimentale
Napoli - Palazzo Petrucci in Piazza S. Domenico Maggiore