Lancellotto Macedonio, frate geronimita, beneficiario nel 1486 della Commendatura di San Paride a Teano e di San Matteo a Carinola – da parte dell'omonimo zio console dei francesi nel Regno di Napoli – fu autore di una breve “Historia Sancti Paridis”1, su richiesta personale di Federico, figlio cadetto di Ferrante ed ultimo re aragonese (ottobre 1496 – agosto 1503).
Spinto da pietà religiosa, mecenatismo e necessità politiche, il re nel 1497 volle venerare la fonte di San Paride, poco distante dalla Torricella dove Ferrante, il 30 maggio 1460, aggredito dal cognato Marino Marzano, si era difeso da solo con la spada, finché non mise in fuga il Duca di Sessa, Principe di Rossano e “Regolus Campaniae”.
Come narra Macedonio nella prefazione, Federico era venuto a Teano per chiedergli di preparare un racconto scritto sulle gesta di San Paride, “Il quale secondo la leggenda aveva salvato gli abitanti di Teano terrorizzati dalle devastazioni di un drago, un orso e un leone”.2
data la scarsità dei documenti disponibili, questa fonte prova con chiarezza che Federico incoraggiò personalmente imprese culturali corrispondenti anche ad un suo bisogno personale.
Come per suo nonno Alfonso il Magnifico, il tempo rituale dedicato alla lettura assumeva un alone quasi sacro.
Educato liberalmente da Elisio Calenzio, che seguiva le raccomandazioni di Ferrante – “Attenderete alle lettere” - aveva conseguito una raffinata cultura umanistica.
Dopo il convegno di Pisa (1475) con Lorenzo dei Medici ricevette in omaggio nel 1476 “Il libro di Ragona”, antologia di poesie in volgare – perlopiù toscane – richiesta da Federico, con epistola critica di Poliziano.
Il circolo federiciano divenne a Napoli il centro di diffusione del volgare come lingua d'arte.
Ma oramai il Regno era, con le invasioni di fine secolo, giunto sull'orlo dell'abisso.
Nel 1501 Federico si arrese ai francesi di Luigi XII poi estromessi da Consalvo di Cordova, “El Gran Capitàn”.
Nel 1506 il Regno di Napoli, Sicilia compresa, diventò, fino al 1704 un possedimento spagnolo, retto da una lunga serie di Viceré.
La ricca biblioteca aragonese 3 “Mirifice fornita” (Bartolomeo Iacio), simbolo di splendore culturale e impegno istituzionale fu infine smembrata, a partire da Carlo VIII e da Luigi XII (codici e manoscritti nella Biblioteca Nazionale).
Federico, divenuto Conte del Maine, muore a Tours nel 1504, dopo aver venduto i suoi libri, con oggetti d'arte e gioie, al cardinale Ambois (biblioteca di Tours).
Ferrante figlio di Federico, ultimo Duca di Calabria aragonese, diventa Vicerè di Valenza, dove muore nel 1550, lasciandovi la sua voluminosa biblioteca (Biblioteca Universitaria di Valencia).
NOTE
1) Lancellotto Macedonio, Historia Sancti Paridis, conservata nella BUV, MS 730 (già 760). Per la prefazione si veda l'opera di Jerry H. Bentley, sotto richiamata. L'opera del Macedonio, indirizzata personalmente al Re, in un elegante manoscritto illustrato, con una miniatura del Santo, aveva le caratteristiche di un dono prestigioso al committente, certamente non destinata ad un'ampia diffusione. (Si ringrazia il Sig. Luigi Di Benedetto per la ricerca effettuata presso la Biblioteca di Siviglia);
2) Jerry H. Bentley, Politica e cultura nella Napoli rinascimentale, 1995 (ed orig. 1987);
3) Tammaro De Marinis, nella monumentale opera La biblioteca napoletana dei Re d'Aragona, 4 voll. In folio, Hoepli, Milano 1952 – 1957, cui se ne aggiunsero altri 2 di supplemento, Valdonega, Verona 1969, ricostruendone la formazione e le dotazioni, identificando i Codici da essa provenienti.
Antonio Autieri
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 11 Novembre)