Dopo Myosotis, la sua prima raccolta poetica, proposta nel settembre del 2023 a Teano nella sala congressi del Museo Archeologico, Carmen Melese è tornata in edicola con il suo nuovo lavoro “Il silenzio che incanta”, che ha illustrato e fatto conoscere lo scorso 11 aprile nella libreria Mondadori presso il Plaza Shopping Center di Marzano Appio.
L'autrice, stimata docente di Scuola Primaria, è stata presentata ad un pubblico numeroso, attento e partecipe, costituito da amici, colleghi, studenti e dai consueti utenti che ancora si deliziano della lettura e della frequentazione di librerie e biblioteche, da Chiara Crispino della libreria ospitante e, fortuita e felice coincidenza, sua ex allieva.
E, validamente supportata da Rosanna Matarazzo, con la quale ha calorosamente interloquito, illustrando la genesi dell'opera, evidenziando innanzitutto la diversità di approccio e di compimento tra il primo lavoro, frutto di una minuziosa e delicata selezione di versi scritti in un lunghissimo arco temporale, e il secondo, molto più immediato lineare e fluido, frutto, principalmente, della vena creativa degli ultimi tempi.
Il silenzio che incanta è una raccolta di 130 liriche brevi, limpide, concise e evocative, che ruotando come sempre attorno ai temi a lei consueti e privilegiati della vita, della morte, dell'amore e della speranza sono caratterizzate da un filo conduttore preciso e assolutamente intellegibile, dove la parola, il verso, la poesia, anela a essere “un rifugio e uno spazio di ascolto interiore”; “un anelito a eliminare il superfluo dalle pagine della vita, per concentrarsi unicamente sulla ricerca dell'essenziale.”
E, a soppesare le azioni, rallentare i ritmi di vita, ad amare la vita e le gioie che ci offre, a guardare la natura e l'ambiente con occhi diversi e puri e, a centellinare le parole, perché: “Le parole/non hanno corpo/né forma./Scivolano via/senza lasciare traccia/o trovano fissa dimora/ nell'archivio del cuore./Nascono da un sussurro/o da un grido/lievi come carezze/o forti come uno schiaffo./Le parole/possono fendere l'anima/o ricucire lembi/di una ferita profonda./Sono armi invisibili che uccidono senza pietà/o diamanti di luce /che rischiarano/la notte più buia.”
Ecco allora che nelle composizioni si delineano sempre più evidenti e incalzanti i temi che innervano tutta la raccolta, con versi che inneggiano al silenzio e all'ascolto: Silenzio che ci rende finalmente capaci di prestare attenzione, di immergerci pienamente nel fluire del tempo, di poter cogliere distintamente la realtà che ci circonda, che ci avviluppa e ci fagocita senza esserne, il più delle volte, consapevoli, che ci frastorna e annichilisce con il suo cianciare e il suo vacuo borbottio.
Silenzio che, logicamente e conseguenzialmente, porta all'ascolto, principalmente di sé, con un persistente lavorio introspettivo che liberandoci dai veli e fragori che ci accecano e ci assordano, ci rende capaci di comprensione e di aprirci all'altro, di interloquire dialogare e condividere, abbattendo barriere e confini. Abbandonando sterili e insipienti solipsismi.
L'incontro si è concluso con la declamazione da parte dell'autrice di alcune poesie da lei stessa scelte, a immediata esemplificazione dei toni e dei temi che hanno plasmato la sua creazione, con il sottofondo della musica suadente e dedicata della bravissima Federica Pompa.
Una serata vissuta diversamente, una di quelle manifestazioni che ci consentono di riappropriarci del nostro tempo, di ri-ossigenare il nostro animo, depurandolo dalle scorie e dalle angosce che ci avvelenano e ci fanno perdere di vista le cose minime, essenziali, per una percezione chiara e forte del reale e dei valori veri che devono animare il nostro cammino.
Questo, grazie anche alla felicissima e feconda scelta del luogo d'incontro: una libreria, un contenitore di libri, di opere che illustrano il sapere, l'arte e le civiltà millenarie che ci hanno determinati e strutturati, e che stanno lì, similmente a una pubblica biblioteca, a indicarci la grandezza cui il genere umano è giunto, ma anche la nostra incommensurabile piccolezza e insignificanza. Un luogo quasi sacrale e, pertanto, doveroso di dedizione e rispettoso silenzio.
Dove, anche se in silenzio e in solitudine, si è sempre indissolubilmente partecipi di un universo vivo e vitale, ricco di presenze/assenze che riportano alla mente “frasi e incisi”, pensieri, storie, e vite che si appalesano e rivivono nel nostro presente, in “Una solitudine troppo rumorosa” di Hrabaliana memoria.
Martino Amendola
(da Il Sidicino - Anno XXII 2025 - n. 4 Aprile) |