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Steve Wynn a Vitulazio

 
Steve Wynn a Vitulazio (CE)
 

Succede, di rado, ma succede. Anche nelle nostre desolate (culturalmente) lande, nella nostra piccola periferia del mondo dove tutto langue, e tutto scorre sempre uguale e se stesso (fortunatamente dovremmo amaramente dire, perché i pochi cambiamenti che si verificano sono quasi sempre “in peius”), ogni tanto un raggio di sole illumina il nostro stupendo e incantevole territorio casertano e lo fa risplendere come merita, risvegliando dall’indolenza e torpore le varie comunità.
Questo, grazie all’opera meritoria e spontanea delle associazioni culturali, delle Pro Loco, e di qualche illuminato imprenditore che in determinati periodi, coincidenti perlopiù con festività religiose o civili, con le vacanze estive o natalizie allietano le nostre serate con rassegne di musica Jazz, teatro, manifestazioni tradizionali e folcloriste in particolare.
Ma, “punctum dolens”, quasi mai frutto di interventi politico istituzionali delle varie amministrazioni, nella consueta, cristallizzata mancanza di una visione larga, grandangolare, di un minimo di programmazione inscritta in un disegno, un progetto di una società che punti all’innalzamento della qualità di vita sociale, culturale.
Perché la politica, salvo rare pregevoli eccezioni, non è più in grado di orientare e definire orizzonti ideali, non è più capace di risvegliare umori e aspirazioni, ma a mala pena riesce a governare (?) il quotidiano, imprigionata nel grigiore del puro e semplice navigare a vista.
Succede, così, che Steve Wynn, musicista grandioso e leggendario, grazie all’acume e all’intelligenza di un piccolo imprenditore, inserisca nella sua agenda e nel suo tour italiano anche una serata al Mr. Rolly’s , storico Pub in stile americano a Vitulazio il 31 marzo 2024.
Un’occasione unica per i cultori del Rock, e della musica in genere, di ammirare dal vivo un’autentica icona della scena Indie rock americana, leader carismatico di una band assolutamente geniale e di culto quali sono stati i Dream Syndicate, Il Sindacato dei sogni.
I Dream Syndicate, nati nel 1981 a Los Angeles, su impulso di Steve Wynn, cantante e chitarrista appassionato di cinema e letteratura, con Kendra Smith al basso, Karl Precoda chitarra e Dennis Duck batteria, dopo i primi approcci musicali nella feconda atmosfera della città universitaria di Davis in California, culla anche dei coetanei Thin With Rope, già con il lavoro d’esordio, un Ep intitolato semplicemente “Dream Syndicate” nel 1982, di grande energia e sperimentazione, che rimanda a Tom Verlaine e ai suoi Television, e col successivo del 1983 “The days of wine and the roses”, si stagliano prepotentemente sulla scena rock californiana assurgendo al ruolo unanimemente riconosciuto di gruppo capofila, simbolo di quel movimento che si chiamerà “Paisley Underground”: una riscoperta delle grandi band della psichedelia classica, con una rinascita, una rielaborazione e una rivitalizzazione del sound degli anni Sessanta filtrata dall’esperienza Punk e New Wave.
Il loro suono, compatto, corposo, con vertiginosi e martellanti ritmi acid rock chitarristici, rimandi folk e roots, tipici della psichedelia e dei gruppi di riferimento: Velvet Undergoud, Jefferson Airplane, Stooges, Byrds, Doors, raggiunge uno dei punti più alti della loro creatività ed espressività con “The days of wine and the roses” il brano che dà il titolo all’album, una composizione straordinaria, di una bellezza unica, di impareggiabile incisività e potenza, con una ritmica frenetica, feedback chitarristico ossessivo di Precoda, la chitarra acida e martellante di Wynn, con uno dei suoi testi intrisi di alienazione e crisi adolescenziali, che sarà riconosciuta come uno dei lavori più importanti e vessillo del movimento intero. Poi, “Medicine show” del 1984, il successivo grandissimo capolavoro e uno dei dischi fondamentali, e pietra miliare, dell’underground e del Rock in generale. All’immediatezza e spigliatezza del disco precedente, subentra una maggior ricercatezza e accuratezza del suono e degli arrangiamenti, guadagnandone in sottigliezza e incisività ampliando ancor più quello stile sognante e ipnotico. Contiene perle assolute e un altro capolavoro nel capolavoro: “John Coltrane Stereo Blues”, esplicita dichiarazione d’amore di Wynn per il grande jazz e per artisti eccezionali e rivoluzionari come Coltrane, Mingus, Davis, Monck. Dopo vari abbandoni (Kendra Smith prima, Karl Precoda poi) Wynn licenzierà altri lavori tra cui almeno “Ghost Stories” da ricordare, con la partecipazione di Chris Cacavas dei Green on Red, poi la band si scioglierà nel 1989 e lui proseguirà dedicandosi alla carriera solista e a collaborazione e progetti con artisti vicini alla sua sensibilità musicale artistica. Lasciando però, un incredibile e luminoso testamento: “Live At The Raji’s” una chiusura fantasmagorica, con un live di livello eccelso a degna chiusura di un percorso, personale e di un’intera epoca.
Poi, la reunion, con un’opera di assoluta e totale psichedelia nel 2017 “How Did I Find Myself Here?” e successivamente con opere più immediate, fuori dagli schemi classici e di cantautorato.
Ma, al tempo stesso, intento a dar esito al suo percorso personale solista, nel circuito rock alternativo internazionale, con uno stile più evoluto e raffinato, aperto a contaminazioni e influenze svariate: Lou Reed, Neil Young e Dylan, Cohen in primis; acclamato dal pubblico e dalla critica gli viene assegnato nel 2001 il “Best Alternative Rock Album” per “Here Come the Miracles”, dimostrandosi uno dei compositori e cantautori più eclettici, fini ed emozionanti degli ultimi decenni.
Poi, il 31 marzo scorso a Vitulazio al Mr. Rolly's, insieme a Chris Cacavas, a deliziare e ad avvincere i fortunati presenti.

Martino Amendola
(da Il Sidicino - Anno XXI 2024 - n. 9 Settembre)