ssurdo, semplicemente assurdo, illogico e immotivato quanto accaduto agli inizi di questo mese di marzo in Viale XXVI ottobre, uno degli ingressi alla nostra sempre più dileggiata e derelitta cittadina, con la sistematica e cieca capitozzatura degli splendidi esemplari di Magnolia in piena e rigogliosa fioritura.
Un viale, questo, abbastanza anonimo e senza particolare pregio, che comincia subito dopo il “Ponte degli Svizzeri” e che attraversando l’abitato si congiunge al centro storico, immettendosi su Piazza G. Marconi e Porta Roma.
Una zona semiperiferica, con varie attività commerciali e alcuni uffici pubblici, caotica e perennemente ingolfata dal traffico e dalla sosta incontrollata.
Che, nel giorno della fiera settimanale del sabato, diventa un vero incubo per chi si trova a percorrerla, dovendo districarsi tra un mare di auto in sosta vietata, in curva, all’incrocio, sul marciapiede e a ridosso dei passi carrabili e dove, al passaggio di qualche mezzo pesante o di qualche autobus di linea, il traffico si blocca per lungo tempo mettendo a dura prova l’umana pazienza e sopportazione.
Il grigiore e l’inespressività urbanistico architettonica della zona, ove predomina l’incuria e l’abbandono che sono il segno distintivo di tanti palazzi, dove il tempo sembra essersi fermato all’immediato dopoguerra, catturano e lasciano sconsolati e muti.
Sensazioni e emozioni che colsero, parimenti, il compianto Vittorio Zucconi, notissimo giornalista, giunto in Città per un report sul discusso monumento dello storico incontro, da poco inaugurato, che, partito da Roma, la percorse per arrivare all’allora Largo Croci.
Tanto che, sulle pagine di Repubblica si lasciò poi andare ad aspre e sfavorevoli analisi e considerazioni sulla nostra Città, sulla sua arretratezza, sull’immobilismo socio economico culturale che l’attanagliavano, che si intensificarono fino ad esplodere con parole di scherno e derisione alla visione dei “cavalli e cavalieri bolsi” del monumento.
Ebbene, quelle alberature, quei magnifici esemplari di Magnolia che ornano il lato sinistro del viale, sono riuscite a ridare un’anima e una caratterizzazione forte e nuova a tutto il contesto, nobilitandolo e arricchendolo, immergendolo in un’aura di quiete e luminosità, e la spettacolare fioritura aveva generato letizia e leggerezza in quelli che beneficiavano della sua vista.
Attratti e rapiti da quella bellezza, da quel fascino magico e profondo, quel senso di meraviglia che solo la magia della natura sa perfettamente rendere e armonizzare.
Tutto distrutto e cancellato di punto in bianco, per un intervento insensato e proditorio. Intervenendo drasticamente, deleteriamente, capitozzando i dodici esemplari di Magnolia in piena fioritura, senza alcun pretesto, appiglio di alcun genere, senza una preventiva relazione agronomica o di un giardiniere specializzato, senza discussione o confronto alcuno.
Indebolendo, in tal modo, le piante perché la capitozzatura produce ramificazioni più sottili e fragili, rende il fusto e le radici fragili e vulnerabili, e l’albero soggetto all’attacco di malattie e insetti, condannandole a quasi sicuro avvizzimento e morte.
Quasi che quell’esplosione di colore desse fastidio e timore, potesse generare un risveglio collettivo da uno stato di letargo e torpore, minando lo “status quo” vigente; perché l’armonia e la bellezza annientano la piattezza e la banalità, riaccendono fuochi e sogni sopiti, fanno presagire nuovi orizzonti, nuovi mondi.
“Cui prodest ?” A chi giova questo scempio? Quest’ennesimo gesto inconsulto che colpisce la nostra comunità e la impoverisce ancor di più? Sembra quasi che in questa società arida, superficiale, consumista e miope, chiunque abbia a cuore valori o sentimenti sia destinato all’emarginazione e alla solitudine.
Eppure, “bastava la letizia di un fiore a riportarci alla ragione” (Alda Merini).
Martino Amendola
(da Il Sidicino - Anno XXI 2024 - n. 3 Marzo) |