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Canti popolari di Terra di Lavoro: Mia cara Puppina
 

Testo raccolto dal gruppo Arianova. Traduzione e commento di Antonio Martone. Trascrizione del testo musicale del M° Guglielmo De Maria

Commento
Abbiamo riportato il testo del canto così come è stato raccolto e trascritto dal gruppo Arianova.
Si tratta di 8 quartine i cui versi sono di varia lunghezza con prevalenza di settenari (di cui tre sdruccioli: vss. 5, 13, 25) che di tanto in tanto si allungano di una o due sillabe.
Noi riteniamo che in origine il canto fosse composto di soli settenari, che poi, sulla bocca del popolo che canta, si siano per varie ragioni allungati.
Talora troviamo anche alcune rime: nei primi due versi della prima quartina (matina/cuscine) con assonanze nei due versi successivi; e ancora Vito/Pentite nella seconda strofa e cartullina/Puppina nella terza.
Da notare anche alcune ripetizioni: la terza e l'ultima quartina sono ripetute quasi come se si trattasse di un ritornello; l'invocazione alla “cara Puppina” ritorna anche nella sesta quartina.
L'impressione generale che si riceve è quella di un andamento e svolgimento piuttosto confuso, che probabilmente è da attribuire alle persone del popolo che hanno trasmesso il canto.
Riportiamo la breve introduzione di Arianova: “Storia vera di un amore osteggiato con continui richiami a luoghi di Pignataro (per appuntamenti?). il canto fa riferimento al traìno (carretto) ed il ritmo del brano rimanda proprio all'immagine dell'andatura del carretto trainato dal cavallo con il carrettiere, gambe penzoloni, che intona il canto per l'amata”.
Il testo, nonostante la sua struttura un po' disordinata, è comunque molto interessante per i riferimenti ai vari vicoli e vie di Pignataro sui quali forniamo qualche informazione.
Vìnnuli: è l'attuale via Principe di Napoli che dalla piazza principale porta verso Calvi; il toponimo, insieme con la “Cavèlla” (che però qui non è presente), è molto antico e si riscontra in documenti almeno del Settecento; la sua origine è da mettere in relazione all'uso di attingere acqua dai pozzi tramite appunto il “vìnnolo”, strumento di legno, cioè bindolo, attorno al quale si avvolgeva la fune che legava il secchio. Questa via nei secoli passati doveva essere fornita di molti pozzi, con “vìnnoli” appunto!
Il vico di verso 6 dovrebbe essere quello che ancora oggi si denomina Casavecchia, che deriva da Casa della famiglia Vecchio; la denominazione del Casato è diventata di genere femminile per concordare con Casa; se ne desume l'esistenza fin dal Catasto del 1539.
Casavita: la sua formazione è analoga a quella di Casavecchia; strada in cui era la casa-palazzo della famiglia … qui sorge un dubbio: famiglia Vito o De Vita? Nel primo caso Vito è diventato femminile; se a dare il nome alla strada fu invece la famiglia De Vita, il cognome era già di per sé femminile, ma ha perduto la preposizione.
A le Pentite: è l'attuale via Municipio, già via Alvino o forse serviva ad indicare tutto il rione; il nome deriverebbe, secondo noi, dalla conformazione del suolo in “pendio” (con questa interpretazione, il toponimo lo troviamo registrato a pag. 183 dell'opera del Can. Giovanni Penna, “Stato antico e moderno del Circondario di Pignataro e suo miglioramento”, Caserta, 1833; ristampa Atesa Bologna 1988); ma sulla bocca del popolo esso sarebbe diventato “Pentite”; c'è però chi vi vorrebbe trovare un riferimento a qualche palazzo che accoglieva donne che in gioventù avevano condotto una vita disonesta e che poi si erano “pentite”.
Vico Villani: ancora oggi è presente nella toponomastica ufficiale: è il secondo vicolo di Via Vìnnoli, partendo dalla piazza (il primo, s'è detto, era Casavecchia); esso prendeva il nome dalla famiglia Villano.
Via nova: toponimo da noi già rinvenuto nel primo registro dei morti di Pignataro: il 17 ottobre 1647 (siamo al tempo che seguì la rivolta di Masaniello) un tale di nome Ottavio Santillo di Cerro (al Volturno) fu “occisus in Via Nova”, si trattava dunque di un forestiero del Molise che allora si trovava nella nostra zona; la “Via nova” era probabilmente la Casilina (allora rifatta?).
Ed infine una annotazione sulla coppia degli innamorati: Puppina e Giorgio. Lei è Giuseppina; da notare la forma abbreviata con la vocale cupa “u” nella sillaba iniziale al posto di quella più gentile di Peppina; lui si chiama Giorgio e molti potrebbero pensare che sia del tutto naturale che l'innamorato avesse un tal nome in relazione al fatto che il Santo Patrono di Pignataro sia appunto San Giorgio e il canto è prettamente pignatarese come dimostra il preciso riferimento ai suoi vicoli e vie. Ma a tal proposito c'è da dire che, anche con nostra grande meraviglia, il nome personale Giorgio è completamente assente nei registri dei battezzati che hanno inizio nel 1564; il primo bambino pignatarese cui sia stato imposto il nome Giorgio risale all'anno 1691: nel registro dei battezzati di quell'anno, in data 5 maggio, si attesta che fu battezzato Georgius Boiano, nato il giorno precedente, figlio di Giacomo Antonio e di Isabella; padrini furono Andrea Testa e la moglie Angela. C'è da aggiungere che anche nella prima metà del Cinquecento (vedi Catasto del 1539) non c'è nessuno che si chiami Giorgio, anche se si riscontrano i cognomi “di Iorio” e “de Georgio” che significano la stessa cosa. Siccome questi cognomi sono dei patronimici, ciò significa che un tempo, nei secoli del basso Medioevo, nella nostra zona c'era stato qualche Giorgio che diede il cognome ai suoi discendenti (gli Iorio).

Antonio Martone
(da Il Sidicino - Anno IX 2012 - n. 8 Agosto)

Testo dialettale

1.
Tu me rice ogni matina
ca tu rorme 'ncopp'e cuscine:
Povera vita mia
'ncopp'a chistu traìne. 4

2.
Tu scinne 'a via 'e Vìnnuli
I' stong'ô primme vico;
tu vaie 'ncasa Vito,
i' t'aspett'a' le Pennite. 8

3.
Si nuie nun ce verimme,
ce scrivimme 'na cartullina:
“Mia cara Puppina,
tu sî 'a passiona mia”. 12

4.
Tu staie 'ncopp'agl'àstreco
Io sto ô vico Villani;
tu spacch' 'e pummarole
io cammin' â Via Nova. 16

5.
Si nuie nun ce verimmo,
(tu sî 'a passiona mia,
mia cara Puppina)
ce verimmo â massaria. 20

6.
Oiné, pecché stu core
te tene sempe 'ncore?
Mia cara Puppina,
tu sî 'a passiona mia. 24

7.
Me rice: Sì, spusàmmece,
facimme stu matrimonio;
tu te ciamme Puppina,
e i' me ciamme Giorgio. 28

8.
Si nuie nun ce verimmo
Ce scrivimmo 'na cartullina:
“Mia cara Puppina,
tu sî 'a passiona mia”. 32

Traduzione

Mia cara Peppina
1.
Tu mi dici ogni mattina
Che tu dormi sopra i cuscini.
Povera vita mia
sopra questo traìno. 4

2.
Tu scendi per via dei Vinnoli,
io sto al primo vico;
tu vai in Casa Vito,
io t'aspetto alle Pentite. 8

3.
Se noi non ci vediamo,
ci scriviamo una cartolina:
“Mia cara Peppina,
tu sei la passione mia”. 12

4.
Tu stai sopra la loggia,
io sto al Vico Villano;
tu tagli i pomodori,
io cammino per la Via Nuova. 16

5.
Se noi non ci vediamo,
(tu sei la passione mia,
mia cara Peppina)
ci vediamo alla masseria. 20

6.
O ne' perché questo cuore
ti tiene sempre in cuore?
Mia cara Peppina,
tu sei la passione mia. 24

7.
Mi dici: Sì sposiamoci,
facciamo questo matrimonio;
tu ti chiami Peppina,
e io mi chiamo Giorgio. 28

8.
Se noi non ci vediamo,
ci scriviamo una cartolina:
“Mia cara Peppina,
tu sei la passione mia!” 32